Quel pomeriggio del primo ottobre 2009 – Oggi è il giorno del ricordo. Sono trascorsi cinque anni da quel maledetto primo ottobre 2009, quando il fango sconvolse le vite della popolazione di Giampilieri superiore, Scaletta Zanclea, Altolia e Molino. Quella straordinaria concentrazione di pioggia si riversò su una parte della zona sud di Messina e sul paese di Scaletta nel tardo pomeriggio e proseguì per buona parte della notte. Impossibile dimenticare quel cielo nero e fitto, caratterizzato da continui fulmini. Un contesto che non faceva presagire nulla di buono, ma era impensabile un disastro del genere. Invece accadde il peggio. Era diventata realtà quello che avevamo visto tante volte in alcuni film. Gli abitanti di quelle zone erano diventati protagonisti principali di una tragedia, come quelle persone che intervistano nei telegiornali dopo che sono state colpite da calamità naturali. E’ successo anche qua, a Messina, e allora tutto cambia. Tra i villaggi di Giampilieri superiore, Altolia e Molino il fango, provocato dal crollo di un costone roccioso, si è portato via 18 vite umane, mentre a Scaletta Zanclea hanno perso la vita dieci persone.

Il drammatico risveglio – In quella notte si sentivano le sirene delle ambulanze e dei vigili del fuoco, ma chi poteva pensare a qualcosa del genere? Il risveglio fu drammatico. Camminando per l’estremità della zona sud di Messina, dal bivio di Santo Stefano in poi, il fango diventava il protagonista principale. Aveva invaso ogni paese. Case lacerate, sporche, macchine distrutte. Ma il peggio, ancora, doveva arrivare. Più si andava avanti e più si percepiva un senso di tristezza. Sulla strada statale 114, chiusa al traffico, gli abitanti di Giampilieri superiore camminavano con lo stretto necessario. Una lenta processione, silenziosa. Nei loro occhi c’era il fango, lo sgomento e il dolore per aver perso parenti, amici e casa. Giunti al bivio di Giampilieri superiore, c’erano vere e proprie montagne di fango. Impossibile dimenticare. Quella strada percorsa tante volte era un cumulo di fango e detriti. Lì si fermò il pellegrinaggio. Non era possibile proseguire. Era pericoloso e non si poteva ostacolare il lavoro dei soccorritori.

Simone Neri
Simone Neri

Cinque anni senza Simone – Così si iniziò a pensare, a riflettere sulle persone che conoscevamo a Giampilieri. In un primo momento, distratto da quella marea di fango che aveva invaso anche la mente, non mi ero ricordato che quello era il luogo in cui abitava il mio amico Simone Neri. Si, in realtà il suo nome era Pasquale. Però gli amici lo conoscevano come Simone. Era un ragazzo semplice, che amava la vita. E’ stato sottocapo di prima classe della Marina militare e io ho avuto la fortuna di incontrarlo in una palestra, dove tra una chiacchierata e l’altra ci allenavamo insieme. Io aspettavo lui e viceversa. Si parlava del più e del meno (ragazze, hobby, musica), però già dai suoi discorsi, dalle sue parole, si percepiva la sua bontà. Una persona della porta accanto, che in quella notte, nonostante avesse avuto la fortuna di mettersi in salvo dal nubifragio, aveva cercato di prestare aiuto (per ben otto volte) ad altre persone fino a perdere la vita. Intorno alle ore 21, però, la sua fidanzata aveva ricevuto una chiamata da Simone: «C’è un bambino che piange, vado a salvarlo. Qualsiasi cosa succeda, ricordati che io ti amo». Queste sono state le sue ultime parole. Quelle di un ragazzo per bene, una persona semplice che è morta da vero eroe.

© Riproduzione Riservata

Commenti