I numeri sono sempre negativi – Una delle ultime brutte notizie per gli italiani è il recente aumento delle bollette di luce e gas. Un incremento che peserà sulle tasche dei cittadini per 21 euro a famiglia. A questo va ad aggiungersi un continuo e inarrestabile aumento della disoccupazione giovanile. Secondo i dati Istat, infatti, la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 44,2 per cento, in crescita di un punto percentuale rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nel confronto tendenziale. Un emorragia difficile da bloccare, mentre in generale l’occupazione, riferita ad altre fasce di età, è in leggero aumento. L’Istituto nazionale di statistica ha rivelato che ad agosto 2014 gli occupati sono 22 milioni 380 mila, in aumento dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente. In poche parole, 32 mila persone hanno trovato un impiego. Quindi il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 134 mila, diminuisce del 2,6 per cento rispetto al mese precedente e dello 0,9 per cento su base annua.

Il ridimensionamento dell’economia italiana – E’ la classica situazione da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Dati strumentalizzati dalle diverse formazioni politiche, ma al di là di questi numeri non si può negare che l’Italia continua a essere in recessione. Anche se l’Istat non l’ha detto in maniera esplicita, il terzo trimestre dell’anno sarà ancora negativo per il Paese. L’economia italiana continua a ridimensionarsi. Il 2014, come ormai è noto da un po’ di tempo, si concluderà con un segno meno. Le riforme non arrivano e il Paese prosegue nella sua lenta e inesorabile discesa. La classe politica è troppo lenta rispetto alla velocità con cui procede il resto del mondo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La breve stagnazione si è trasformata in recessione. Il passo è breve. Se non si riesce a modernizzare l’intera struttura statale in vista delle sfide del nuovo millennio, sarà difficile uscire da questa situazione.

In attesa di una riforma del lavoro – Non a caso, con riferimento alla disoccupazione, l’Istat ha detto che il «tasso di posti vacanti permane su livelli molto bassi, a sottolineare la prolungata scarsità di posti di lavoro disponibili che sembra divenire una caratteristica strutturale”. Occorre smuovere le acque e farlo in fretta. La palude deve lasciare spazio a un corso d’acqua limpido. In realtà siamo ancora distanti da una bonifica del genere. Le nuove generazioni sono prive di una prospettiva futura e attendono una riforma del mercato del lavoro per avere maggiori opportunità. Invece sul cosiddetto Jobs act il mondo della politica si è spaccato e l’iter parlamentare, prima della sua approvazione, sembra lungo e pieno di ostacoli. Il rischio, reale, è azzoppare una legge di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Al momento non si può essere ottimisti e come canta Franco Battiato in una delle sue celebri canzoni, “Povera patria”, «la primavera intanto tarda ad arrivare».

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