Grandi classici da rileggere e approfondire, che tornano di moda a distanza di molto tempo dalla loro prima uscita; film, convegni, riduzioni teatrali, d’importanti scrittori, poeti, filosofi e letterati, pietre miliari del passato, romanzi “evergreen” ristampati, digitalizzati, discussioni sulla loro modernità, sui loro insegnamenti sempre attuali, insomma tutti innamorati del vintage di grandi opere, spesso e ingiustamente relegate al periodo scolastico. Questa è la tendenza negli ultimi mesi e non possiamo che esserne contenti. Il Giovane favoloso di Mario Martone, interpretato magistralmente da Elio Germano, film di due ore e venti minuti su Giacomo Leopardi, per esempio, fa un ritratto del sommo poeta come un giovane entusiasta e innamorato della vita e per questo destinato a esserne perennemente deluso.

Proprio questa nuova lettura di Leopardi ha sbalordito a tal punto il pubblico presente alla proiezione durante la 71esima Mostra del cinema di Venezia, che il film ha ottenuto dieci minuti di applausi. Suddiviso in tre quadri contigui tra l’isolamento e le costrizioni di Recanati, i primi piaceri a Firenze e infine la Napoli ancora selvaggia e naturale, travolta dal colera e dall’eruzione del Vesuvio, il film si sofferma soprattutto sulla parte forse più intensa della personalità di Giacomo Leopardi, l’infinita sofferenza che si diffonde dal cosmo e come dice lo stesso regista, Martone: «E’ lì immerso nella natura senza più nulla da perdere che il pensiero di Leopardi s’innalza. E’ lì che il rapporto tra scrittura e corpo raggiunge quella temperatura umana e ribelle che arriva fino allo spettatore di oggi». 

“Montale e gli uomini che non si voltano” è il titolo di un video ed è il tema di un convegno che celebrerà il 12 ottobre a Firenze il grande poeta Eugenio Montale, ricordandone la morte avvenuta il 12 settembre 1981 e partendo dall’accuratissima Bibliografia degli scritti, pubblicata di recente dalle romane Edizioni di storia e letteratura, a cura di Francesca Castellano e Sofia D’Andrea e con una premessa di Franco Contorbia. Il video è diviso in tre parti: la lettura dello stesso poeta di Forse un mattino andando… (da Ossi di Seppia); la video poesia su lettura di Vittorio Gassman e l’intervista del 1966 nella sua casa milanese da parte di Pio De Berti Gambini. Visionando il video emerge un Montale scanzonato, disincantato, collocato con naturalezza al di là di qualunque retorica nella vita privata e nei ricordi che egli stesso racconta. A vent’anni il suo interesse letterario era già vivissimo, benché frutto di una formazione essenzialmente da autodidatta, nutrita, tra l’altro, dalla passione per il melodramma e dallo studio delle lingue straniere. La conversione alla poesia per sua stessa ammissione avvenne attraverso la scoperta della musica di Claude Debussy.

Poesia e potere, bellezza e violenza, memoria e consenso: con “Virgilio brucia” la compagnia Anagoor, il 15 e 16 ottobre al Teatro Vascello, affronta questi temi in una prospettiva spiazzante, entrando nel laboratorio dell’intellettuale che ha cantato l’avvento della Roma imperiale. Sulla figura di Publio Virgilio Marone, infatti, grava il pregiudizio di essere stato il cantore di Ottaviano Augusto che spense ogni residua speranza di ristabilire una repubblica nell’Antica Roma. La compagnia Anagoor però individua delle incrinature su questo preconcetto storico: punto d’attacco tre libri proprio dell’Eneide, quelli che Virgilio lesse ad Augusto, e dove sono narrati la violenza della distruzione di Ilio e del regno troiano, la rinuncia da parte di Enea alle sue passioni, il viaggio nell’oltretomba, cesura definitiva con il passato relegato a memoria. Così “Virgilio brucia” diventa l’occasione per parlare di quel rapporto tra arte e potere, tra funzione della cultura e della memoria, ma di parlare anche della guerra imperiale, della violenza e del rapporto di Virgilio, figlio di contadini mantovani, con la natura, elemento che spesso appare, in primo piano o di sfondo, sia nelle opere del poeta latino che nelle creazioni della nota compagnia teatrale di Castelfranco Veneto. 

«Voi siete qui» è il messaggio che da Fondazione teatro due lancia agli spettatori per la rassegna teatrale 2014/2015. Uno dei focus tematici delle numerose creazioni previste riguarderà il rapporto fra mito e contemporaneità, dando nuova voce a testi antichi e moderni. I versi del grande poeta greco Ghiannis Ritsos troveranno a novembre nuova espressione all’interno di un vasto progetto teatrale: sulla scena alcuni degli eroi della tragedia greca saranno sottratti alla distanza del mito, resi umani, nel senso più alto del termine, in otto monologhi interpretati da altrettanti attori: Elisabetta Pozzi, interprete di elezione delle eroine tragiche e degli archetipi femminili della cultura occidentale, tutta la forza, la passione dirompenti di Cassandra, Medea e Clitemnestra; al mito classico sarà dedicato un particolare percorso formativo rivolto agli studenti delle scuole superiori, che da novembre a marzo nel laboratorio “Rubiamo al mito” esploreranno le possibili riletture dei miti classici e approfondiranno i fattori storico/culturali che ne hanno permesso la nascita, per giungere a una riflessione su cosa sia “mitico” oggi per i giovani.

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