Una nube sopra Milazzo – E’ trascorso qualche giorno dall’incendio che si è propagato nella raffineria mediterranea di Milazzo. Le fiamme sono state domate con professionalità dai vigili del fuoco e le istituzioni si sono affrettare a negare qualsiasi conseguenza ambientale per il territorio, anche se i dati pubblicati da alcuni centri ospedalieri dicono l’esatto contrario. Le persone che fuggivano in preda al panico verso Messina o verso Falcone, oggi hanno la stessa paura. Sono spaventate dal dover subire, quasi senza accorgersene, le conseguenze di questa raffineria. I riflettori dell’opinione pubblica si sono ormai spenti, eppure una fitta nube di fumo continua a diffondersi dalla raffineria di Milazzo. Una nube che si trova minacciosa sopra la città. Quel pericolo che le cittadine e i cittadini del luogo, durante tutto l’anno, non vedono ma conoscono, oggi è ben visibile. L’incidente, avvenuto tra la notte di venerdì e sabato, ancora mostra un alto livello di criticità.

Tra le bellezze naturali, ecco la raffineria – La popolazione è in agitazione. Girando tra i paesini limitrofi, come San Pier Niceto e Torregrotta, c’è molta rabbia. La frustrazione di persone che vorrebbero vivere senza dover provare l’angoscia di potersi ammalare di cancro o altre malattie respiratorie a causa della raffineria. Si, perché, come hanno dimostrato i dati della Asl numero cinque di Messina, da queste parti la percentuale di morti per malattie del genere è superiore alla media. Camminando per le strade che attraversano le colline della provincia tirrenica del messinese, sembra di stare in paradiso. Il panorama è di quelli che ti porti nel cuore per tutta la vita. Terra e acqua si abbracciano e lo fanno in modo particolare, unico. Eppure tra quest’abbraccio, lungo 212 ettari, fa da terzo incomodo la raffineria. Un’opera tanto criticata, non solo per le conseguenze ambientali, ma anche per un fattore estetico. Dall’altro lato, invece, è difesa per il lavoro che garantisce a molte persone.

Il rischio per gli abitanti di Archi e la rabbia della popolazione – E in una terra dove lavorare è molto difficile, è considerata una sorta di benedizione. E qui, con le manifestazioni che si terranno in questo fine settimana, entrano in gioco i cittadini e le varie associazioni, che da anni chiedono diversi investimenti nel rispetto dell’ambiente e della salute delle persone. Il turismo, in effetti, potrebbe essere un fattore trainante e alternativo. Bellezze naturali e storiche si incontrano e creano qualcosa di stupendo, in grado di attirare centinaia di viaggiatori da tutto il mondo. Potrebbero sorgere strutture turistiche e si potrebbero rivalutare i luoghi caratteristici della zona. Niente di tutto ciò, però, è stato mai progettato. Si sono susseguiti presidenti di regione di diversi colori politici, molti sindaci combattivi, ma nulla è cambiato. A Milazzo e nei paesi circostanti si aspetta soltanto che la nube si dilegui e così con lei andrà via la paura. Ci si illuderà che il pericolo è passato, mentre chissà quali conseguenze nel tempo avranno, ad esempio, i residenti di Archi, il quartiere di San Filippo del Mela ubicato ad alcune centinaia di metri dal parco serbatoi. Trascorreranno le settimane e la vicenda non interesserà a nessuno, perché in questa terra non c’è memoria e c’è una maledetta capacità di saper soffrire.

[hr style=”dashed”]

[hr style=”dashed”]


© Riproduzione Riservata

Commenti