L’amicizia per Aristotele – Una delle definizioni più importanti sull’amicizia è quella del filosofo greco Aristotele, che ha dedicato al tema ben due libri dell’Etica Nicomachea. Il pensatore dell’antichità attribuiva all’amicizia un valore morale, di arricchimento dell’altro: «Senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni». Una ricchezza spirituale che non aveva eguali con le ricchezze materiali. Nonostante l’identificazione dell’amicizia con la virtù, il filosofo di Stagira mette in luce diverse forme di amicizia: amicizia utilitaristica, ovvero un legame dovuto ad interessi ben precisi e fini da raggiungere; l’amicizia come piacere, ovvero un legame legato al gusto e all’attrazione del momento; l’amicizia come virtù, ovvero un legame fondato sul bene che presuppone intimità ed uguaglianza tra gli individui. Dalla visione aristotelica sull’amicizia emerge una sorta di comunità basata sull’uguaglianza tra i rapporti e fondata su un’intesa solidale fra persone che perseguono il bene altrui.

Come definire l’amicizia nella nostra epoca? – Dopo aver delineato le linee guida di Aristotele sull’amicizia, mi chiedo se oggi è possibile perseguire un simile ideale. Ecco, forse ideale non è il termine corretto. In un’epoca come quella contemporanea in cui si è realizzata la profezia nietzschiana nichilista del crollo di tutti i valori della tradizione giudaico-cristiana che ha retto il mondo per secoli, credo che il sostantivo ideale o valore sia poco appropriato. Ma se il termine non è calzante, allora come definire l’amicizia nella nostra età? Leggendo i testi di Aristotele, ma anche i pensieri di Seneca e paragonarli alla nostra epoca, fa pensare all’amicizia come a un’illusione. E se l’illusione è qualcosa che non esiste nella realtà, allora è qualcosa di astratto e inconsistente. L’amicizia è diventata impalpabile. Ma come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto?

L’amicizia del mondo classico è un’utopia nella nostra società – E’ chiaro che a tutti piacerebbe la visione d’amicizia promulgata da Aristotele, Cicerone, Seneca o Epicuro, ma oggi dobbiamo fare i conti con una prospettiva nichilista che ha ridicolizzato e cancellato quelle concezioni. Se tutti i valori delle nostre società sono venuti meno, è certo che l’amicizia non fa eccezione. L’amicizia come virtù di memoria aristotelica non è perseguibile per un duplice motivo: in primo luogo per il già citato motivo dell’ombra inquietante del nichilismo che ha svuotato le parole del loro significato, e in secondo luogo a causa del sistema economico e iper-capitalista che impedisce qualsiasi uguaglianza tra gli uomini. Per non parlare dell’intimità che è stata travolta dalle tecnologie incalzanti dei nuovi media. Se per Aristotele l’amicizia è una sorta di comunità che guarda al bene altrui, oggi sarebbe utopistico pensare a tutto ciò. Innanzitutto le comunità, così come erano intese una volta, non esistono più.

Epicuro e l’utilitarismo dell’amicizia – Se viviamo in un mondo dove si creano associazioni con il desiderio di “creare comunità”, vuol dire che viviamo in giungle della tecnica. Poi c’è la questione dell’altro, tematica poco affrontata in filosofia prima del Novecento, che ancora oggi provoca insicurezze, timori, smarrimento e molteplici interrogativi. La nostra debolezza esistenziale ci destabilizza di fronte allo sguardo dell’altro. Quindi com’è possibile perseguire il bene altrui, come sosteneva Aristotele, se di fronte all’altro alziamo il muro del pregiudizio? Oltre alla visione sull’amicizia di Aristotele, anche quella di Epicuro (forse meno ideale) oggi è da scartare. Quando il filosofo di Samo afferma: “Ogni amicizia è desiderabile di per se stessa, anche se ha preso origine dall’utilità», mi chiedo come è possibile far convivere un valore del genere con l’utilitarismo? Se l’amicizia di Epicuro nasce dall’utile, allora non può essere un bene in sé.

Il ruolo dell’utilitarismo – L’epoca della tecnica in cui viviamo è utilitaristica. Si fa tutto per un obiettivo ben preciso. L’utile è oggi l’unico criterio per raggiungere una presunta felicità o una sorta di bene. Dal campo economico a quello politico, passando per il panorama privato dei rapporti sociali. John Stuart Mill diceva che ciò che è oggetto di egoistici sentimenti di utilità, si trasforma, alla fine, in percezione di valori e moventi disinteressati. Non sono d’accordo con questa visione cha ha aperto le porte al positivismo di Comte e credo, invece, che ciò che è oggetto di egoistici sentimenti di utilità si trasforma in moventi interessati e fruibili, nel miglior caso possibile, solo da una risicata minoranza. Pensiamo ad esempio all’amicizia. Come può trasformarsi in percezione di valori l’idea di amicizia di un uomo che ne persegue una visione personale, privata e utilitaristica? Al contrario, la sua idea d’amicizia, nella migliore delle ipotesi, potrebbe portare giovamento alla sua persona, oppure, seguendo un’altra strada, potrebbe portare giovamento all’altro che se ne allontanerebbe.

L’amicizia e gli appunti di uno studente – Nella dittatura della tecnica, dove più che uomini ci stiamo trasformando in macchine, dove il progresso della tecnologia coincide con il regresso umano se non è accompagnato da una cultura attiva, ecco che anche l’amicizia è inserita in questo vortice nichilista e materialista. Imprigionata nel gioco del “dare ed avere”, utilizzata per fini privati e personali, ha perso il suo status, l’ha smarrito. A lei è toccato il destino degli appunti di uno studente scritti con la matita: dopo diversi anni sbiadiscono e poi si cancellano. Se lo studente in questo periodo di tempo li ha fatti propri, gli appunti non sono andati vani; ma se lo studente li ha rimossi dalla sua vita, allora gli appunti sono persi per sempre.

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