C’è un errore grossolano nell’articolo di Claudio Angelini, ex telecronista della vecchia Rai, che ha vinto a Taormina il premio “Goethe” nel 2014. Uno strafalcione letterario che stravolge (per disattenzione o disinformazione, non saprei dire) una vicenda famosissima che appartiene alla storia della letteratura ed è certamente in contrasto (nettissimo)  con quello che un anno prima aveva pubblicato sul “Corriere della Sera” il professore-cantautore Roberto Vecchioni, vincitore dello stesso premio “Goethe” nel 2013. Scrive il collega Angelini che, “con i grandi ospiti, arrivò nel 1920 a Taormina lo scrittore inglese David H. Lawrence, che naturalmente s’innamorò. E non fu un amore qualsiasi, perché la donna amata in questa località gli ispirò il suo capolavoro, L’amante di Lady Chatterley”.

Uno strafalcione non da poco, che non può essere considerato e non è un semplice refuso giornalistico. E mi dispiace che a firmarlo sia stato un mio caro collega e amico, con il quale ho condiviso un viaggio di tre settimane al seguito di Sandro Pertini (lui per il Tg1 ed io per il settimanale “Gente”) per la prima visita di un capo di Stato italiano nella Cina comunista, nel lontano 1980. No, caro Angelini, lo scrittore inglese David Herbert Lawrence non s’innamorò a Taormina della donna che gli ispirerà il romanzo dello scandalo. Della baronessa tedesca Frieda Richthofen, che aveva sei anni più di lui, si era innamorato a Londra una decina di anni prima, quando la signora era ancora sposa di un professore, e l’aveva sposata nel 1914, sei anni prima del loro arrivo a Taormina.

La verità, riportata concordemente da tutti i biografi (nessuno escluso), è che lo scrittore Lawrence, cantore dell’eros, della virilità, del “tripudio dei sensi nell’istintivo e salutare abbraccio con la natura” (che era stato e sarà sempre il leit-motiv dei suoi romanzi), non poteva avere e non aveva più, da tempo, rapporti  di letto con donne, per la tisi che lo aveva già reso impotente; e proprio per questo, per curarsi, sperando nel miracolo del sole mediterraneo, era venuto a Taormina. Il romanzo più scandaloso del Novecento nacque, appunto, dalla drammatica fine di un rapporto sessuale che non poteva più esserci tra marito e moglie: dal racconto che la quarantunenne baronessa Frieda Lawrence faceva al marito di tutto quello che combinava (fin nei dettagli più scabrosi) con il ventiquattrenne amante taorminese, il mulattiere Peppino D’Allura, a cominciare dai famosissimi “giochi erotici sotto la pioggia” che avevano tanto esaltato la signora in un vigneto sopra Castelmola e costituiranno poi il nucleo centrale del romanzo di Lawrence.

Capisco che, raccontando storie sessual-letterarie così scabrose, non tutto e non sempre può essere sintetizzato in poche righe. Ma è fin troppo ovvio che, per un bisogno di sintesi (più che comprensibile), non si possono e non si debbono confondere le idee ai lettori, stravolgendo fatti e personaggi che appartengono alla storia della letteratura. Qui si è arrivati all’assurdo che la commissione del premio “Goethe”, presieduta dal prof. Enrico Tiozzo, ha clamorosamente e improvvidamente smentito se stessa, da un anno all’altro, premiando nel 2014 l’articolo di Angelini che sul giornaletto degli italiani emigrati a New York  ha scritto tutto il contrario di quello che Vecchioni aveva pubblicato nel 2013 sul “Corriere della Sera”. E la sorpresa ancora più inquietante, in questo groviglio di contraddizioni, è che della commissione giudicatrice di quest’anno faceva parte lo stesso Vecchioni che quelle cose aveva raccontato con ammirevole chiarezza un anno prima. Cos’è successo, in commissione? E’ stato disattento, il professor Vecchioni, nel leggere l’articolo del collega Angelini o, accortosi dell’errore (non poteva non accorgersene, leggendolo), ha preferito sorvolare, nella desolante certezza che, purtroppo, non c’era di meglio da premiare?

La commissione, è chiaro, esamina gli articoli che le arrivano: non si può certo chiederle di inventarseli, se non ci sono, gli articoli importanti dei grandi giornali. Colpe e responsabilità sono certamente  a monte: quelle dei  “fanfaroni della politica” che annunciano grandi cose, creano illusioni e ci fanno trovare poi, dopo aver speso o sperperato tanto denaro pubblico, con un pugno di mosche in mano. Dove sono finiti gli esaltanti articoli su Taormina che i grandi giornali di tutto il mondo, a sentire il “consulente” Dino Papale, erano già pronti per essere pubblicati in tutto il mondo nel 2014 per partecipare al premio “Goethe”? Erano scadenti, e quindi impresentabili, o non sono stati mai scritti? L’impressione che ne traggono i taorminesi è che quegli articoli, sbandierati con tanta enfasi dall’ex consigliere comunale   Papale quando doveva strappare ai suoi ex colleghi il contestatissimo finanziamento anche per quest’anno, non siano stati mai scritti, forse neppure pensati.

Ha partorito quest’anno nient’altro che un “topolino”, e per giunta “storto”, la montagna dei premi in denaro di Taormina: con l’articolo di Angelini pubblicato su un giornale americano di lingua italiana che ha una tiratura dichiarata di 30 mila copie e ne vende, sì e no, 20 mila, e cioè appena un terzo del quotidiano “La Sicilia” di Catania o della “Gazzetta del Sud” di Messina. Nessuno è riuscito ancora a sapere con esattezza quanto è costato o costerà complessivamente questo “topolino”, ma possiamo senz’altro dire che, con il denaro affidato anche quest’anno dal Comune al “consulente” Papale, si potevano pagare benissimo almeno sei grosse inserzioni sui più diffusi giornali del pianeta Terra: per decine di milioni di lettori, non per ventimila. E sono questi i conti sui quali gli amministratori seri debbono lavorare attentamente e attivamente, con intelligenza e lungimiranza, se vogliono fare davvero gli interessi della loro città. Fin troppo chiaro che, se Taormina mira ad attirare turisti da oltre oceano, deve puntare sui grandi giornali americani tipo “New York Times” (con oltre un milione di copie), non su un piccolo giornale in lingua italiana acquistato dai nostri emigrati, i quali non hanno certo bisogno di apprenderlo dal loro giornaletto che in Italia esiste un bellissimo centro turistico chiamato Taormina. Si sperpera così il denaro pubblico, amici taorminesi, in un Comune che rischia il fallimento: con premi giornalistici in denaro che il sindaco Eligio Giardina ha definito e continua a definire “costosi e improduttivi”.

Debbo chiarire (come ho già fatto in altre sedi) che io non ho nulla contro i premi giornalistici di Taormina: li ho sempre sostenuti e continuerò a sostenerli. Desidero soltanto che non siano in denaro e che vengano affidati a persone competenti anche per la organizzazione, non soltanto per la commissione giudicatrice. C’è bisogno di professionisti seri, di collaudata esperienza, per parlare seriamente di cultura e di giornalismo. Con i tuttologi della politica, le chiacchiere e le smargiassate, non si va da nessuna parte. Si sperpera soltanto il denaro che i cittadini pagano con le loro tasse.


Segue la replica ricevuta del giornalista RAI Claudio Angelini

Gentile Direttore,
In un recente intervento pubblicato sul suo Blog, Saglimbeni mi accusa di aver commesso un grosso errore nell`articolo con cui ho vinto il Premio Goethe, laddove ho scritto che “arrivo` nel 1920 a Taormina lo scrittore inglese David H. Lawrence che naturalmente s`innamoro`. E non fu un amore qualsiasi perché la donna amata in questa localita` gli ispiro` il suo capolavoro, L`amante di Lady Chatterly.” Non si tratta di un errore, ma di un gioco di parole per sottolineare il potere rigenerativo che ebbe Taormina su un grande amore che sembrava in crisi, quello tra Lawrence e sua moglie Frieda. Mi sono documentato soprattutto attraverso uno dei maggiori conoscitori dell`opera e della vita di Lawrence, il professor John Worthen dell`Universita` di Nottingham, da un cui studio si deduce che il rapporto tra Lawrence e Frieda non era cosi` semplice e catalogabile come si potrebbe pensare. Nonostante le liti spesso violente e i tradimenti dell`uno e dell`altra, i due si amavano profondamente. Worthen ricorda che proprio nell`estate del `20, Lawrence ebbe una breve relazione con Rosalind Baynes (quindi la tubercolosi non lo aveva reso del tutto impotente), ma questa relazione “non fece differenza per quanto riguardava il suo impegno per il matrimonio.” Insomma, Taormina non spense l`amore tra lui e Frieda, anzi possiamo dire che lo riaccese. Tant`e` vero che la stessa Frieda, dopo il soggiorno a Taormina, parlo` di “una nuova vita per noi.” E Katherine Mansfield affermo` che i due, subito dopo un violento litigio, si prendevano sottobraccio e parlavano di spaghetti al formaggio.” Per concludere, anche un amore non convenzionale può essere un grande amore, soprattutto a Taormina. E` evidente che i giurati del premio Goethe hanno capito benissimo il significato della mia frase e che non ho “stravolto” nessuna “vicenda famosissima”, come invece afferma Saglimbeni. Tanto piu` che di scontato in questa storia non c`e` niente: secondo un altro esperto, Richard Owen, la vera ispiratrice dell`”Amante di Lady Chatterly” sarebbe stata un`altra donna, Rina Secker, affascinante moglie dell`editore di Lawrence, che visse con lo scrittore e con Frieda a Spotorno per sei mesi. E secondo altri, la vicenda sarebbe stata invece ispirata dal love affair tra Freida e Ravagli che la sposo` dopo la morte di Lawrence. Invece, una cosa e` certa, non si può definire `America Oggi` il giornale degli emigranti. E` una frase offensiva, addirittura razzista. America Oggi e` un giornale prestigioso e gemellato con Repubblica, che esce in America come un suo inserto.

Claudio Angelini
3 ottobre 2014


Segue la replica ricevuta dal Prof. Enrico Tiozzo

Deplorevole confusione tra premi giornalistici e premi scientifici 

In un intervento, pubblicato, su BlogTaormina il 30/9/2014, il signor Gaetano Saglimbeni critica il Premio Goethe di giornalismo, nato nel 2011 e giunto alla sua quarta edizione. Trascuro qui di occuparmi di tutta la seconda parte dell’articolo in questione, dove il Saglimbeni affronta questioni economiche, che non mi riguardano e alle quali, per quanto mi risulta, è già stato risposto in modo soddisfacente e in ogni dettaglio in altre occasioni e in altri contesti.

Replico invece al signor Saglimbeni per quanto riguarda il ruolo della giuria, chiamata a scegliere il premiato o i premiati e che mi onoro di presiedere dal 2012. Saglimbeni critica la giuria per non essersi accorta di un grave “strafalcione” di Claudio Angelini nell’articolo premiato nel 2014. Tale, presunto, grossolano errore potrà eventualmente essere commentato dallo stesso autore dell’articolo, se egli riterrà opportuno intervenire. Per quanto mi riguarda, posso soltanto constatare che gli argomenti addotti dal Saglimbeni (che si addentra in superflui dettagli di cattivo gusto sull’impotenza di Lawrence, ecc.) non mi sembrano in contraddizione con la frase di Angelini su un innamoramento di Lawrence, fenomeno che – come dovrebbe essere noto perfino al Saglimbeni – può avvenire anche senza la visita preventiva di un urologo. Ma ognuno giudica dalle sue capacità, e non sappiamo, fortunatamente, quali siano attualmente quelle del Saglimbeni.

Ciò che invece conta è sottolineare che il Goethe è un premio giornalistico e non un premio scientifico. Qualora lo “strafalcione” di cui parla il Saglimbeni fosse vero, nulla toglierebbe alla bellezza e all’importanza dell’articolo di Claudio Angelini, degno per questo di essere premiato. Non siamo più sui banchi di scuola, con la matita rossa e blu, e non si giudicano gli articoli di un quotidiano sulla base dell’acribia, come avviene nei concorsi universitari. Ma forse il Saglimbeni fa questa deplorevole confusione perché l’Università non ha mai avuto la fortuna di frequentarla.

Su un punto tuttavia non è possibile fare sconti al Saglimbeni. Ed è quando parla, con spocchiosa commiserazione, di un giornale destinato agli “emigrati” italiani, come se si trattasse di un fòro miserando ed inutile. A parte il fatto che il concetto di “emigrati” italiani appartiene ormai a De Amicis e al primo Novecento (anche se il Saglimbeni è nato in quegli anni lontani), è profondamente offensivo il disprezzare un giornale che possa rivolgersi anche ad una tale, peraltro ormai inesistente, platea. Qui il Saglimbeni ha veramente scritto uno “strafalcione” di pessimo gusto e si può solo sperare che se ne renda conto, se ne vergogni e faccia pubblica ammenda.

In conclusione voglio sottolineare che il Goethe è un premio che tiene conto dell’efficacia e della qualità degli articoli in concorso, ma anche del retroterra giornalistico-letterario dei partecipanti al concorso. Claudio Angelini (di cui il Saglimbeni ricorda unicamente un comune viaggio in Cina) è un romanziere, poeta e saggista che ha pubblicato una ventina di opere con Bompiani e Rizzoli. Vecchioni è narratore e poeta che pubblica con Einaudi. Mola è uno dei piú noti storici italiani e pubblica con Bompiani e Mondadori. Espmark è fra i maggiori scrittori svedesi e fa parte della commissione Nobel. Vittorio Sgarbi è un critico, autore di importanti saggi e notissimo al pubblico. Stiamo parlando di tutte persone premiate con il Goethe per aver scritto articoli su Taormina. Non capiamo quindi assolutamente che cosa vada cercando il Saglimbeni con le sue critiche.

O forse lo capiamo. Si tratta delle geremiadi vendicative di un ex giornalista, che ha partecipato al concorso per il Goethe ed è stato solennemente bocciato per la mediocre qualità dei suoi pezzi.

Enrico Tiozzo
30 settembre 2014


Segue la replica ricevuta dal Avv. Dott. Costantino Papale

Soltanto per il “diritto alla verità” invito a leggere ciò che, da sempre, di pubblico dominio nel sito del Premio Internazionale di Giornalismo “W. von Goethe” www.taorminamediaaward.it e cioè:
a) il rendiconto delle spese (circa 28.000 euro con una economia di 22.000) e nelle spese bisogna annoverare la pubblicazione del bando sul Corriere della Sera in posizione centrale e domenicale (la cosa fa pubblicità diretta a Taormina), il premio al vincitore, rimborsi spese ospitalità, viaggi ai giurati, organizzazione evento, sito, pubblicità, etc. Tutta la mia attività è gratuita rimettendoci anche le spese telefoniche e alcune cene in quanto non ho mai richiesto un rimborso.
b) Il prestigio della Giuria nelle quattro edizioni, la partecipazione di ben 3 accademici Nobel di Svezia della Commissione che assegna il premio Nobel per la letteratura (Espmark, Svembro, Ralph) nonché di famosi scritto come Alberto Bevilacqua, o storici come Aldo Mola, o giornalisti come Vittorio Feltri, o critici come Vittorio Sgarbi, o poeti come Roberto Vecchioni etc, etc., la qualità degli articoli premiati, nonché il prestigio delle testate in cui sono stati pubblicati gli scritti e la fama dei vincitori che hanno promosso Taormina e dato lustro alla manifestazione.
c) Non è vero, come può attestare il Dott. Claudio Angelini, Presidente del Premio Capri, che i Premi di prestigio giornalistici non conferiscono soldi ai vincitori, come mentendo sostiene da tempo il Saglimbeni al quale ha risposto sull’argomento abbondantemente l’illustre Prof. Enrico Tiozzo, docente all’Università di Goteborg e traduttore dell’Accademia Nobel di Svezia. Lo stesso Premio Capri, ha dei premi in denaro ben superiori a quello di Taormina, ritenuto da tutti, misero ma al quale si partecipa, come ha avuto occasione di dire il Prof. Vittorio Sgarbi al sindaco Giardina, ”per affetto”.
Non volendomi dilungare ritengo che il Premio abbia fornito l’occasione, dopo decine e decine di anni, di far raccontare Taormina ai nuovi viaggiatori, famosi, sulla stampa che conta, con articoli di qualità così come avveniva cento anni fa con illustri scrittori che contribuirono a scoprire Taormina e che il Premio Goethe sia l’unico evento che si produce a Taormina che interessa i media soprattutto stranieri (vedi i media russi, svedesi, arabi etc) oltre che ai più importanti italiani come il Corriere della Sera, Il Giornale, La Stampa, etc. dando l’occasione di scrivere di Taormina e, così, di promuoverla. Come dicono tutti quelli che contano: con quattro soldi si porta il nome di Taormina sulla grande stampa non con una sorpassata e fredda serie di inserti pubblicitari a pagamento che non convincono più nessuno ma con brillanti racconti di famosi scrittori.
Tanto dovevo per il diritto alla verità che ha ogni cittadino!

Avv. Dott. Costantino Papale 
Sovrintendente del Taormina Media Award “W.von Goethe”
3 settembre 2014

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