C’è in giro una certa aria che sembra far rinascere l’idea del fumetto come grande strumento della cultura. È consolante perché ci ha sempre dato l’impressione di essere una forma di espressione artistica che soffriva di un complesso di inferiorità, o che quantomeno respirasse le stesse problematiche del teatro degli inizi dell’ottocento. Gli aristocratici e i nobili lo seguivano e se ne nutrivano, senza però darlo troppo a vedere. Un po’ come è accaduto a certe forme di teatro popolare come la “sceneggiata” napoletana, o le “vastasate” sicule, e come accade oggi alle telenovela. Tutti più o meno le vedono e sanno di cosa si tratta, ma nessuno trova nobile ammetterlo. Conserviamo comunque con piacere il primo numero di “Linus” dell’aprile del ’65, la prima rivista italiana interamente dedicata ai fumetti, numero in cui nelle prime pagine Umberto Eco intervista Elio Vittorini e Oreste del Buono. Se è una cosa solamente “popolare”, siamo felici di aver fatto parte del popolo che per anni è cresciuto alimentandosi delle storie di Charlie Brown, di Tex, di Valentina, di Corto Maltese e Dylan Dog, perché i fumetti trasportano la cultura.

Siamo contenti di sapere che Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, 30 anni, è diventato un fenomeno del fumetto italiano: è infatti l’autore singolo che ha venduto di più nella storia, con oltre 200 mila copie dei suoi quattro volumi pubblicati fino a oggi. Ma è anche l’unico fumettista che è riuscito ad arrivare al primo posto della classifica di varia, quella che comprende anche i libri di letteratura. E che ora sta per pubblicare un nuovo lavoro, “Dimentica il mio nome”, che avrà la copertina in un’edizione speciale di Gipi, altro grande fumettista che una volta era un suo idolo. Così come è bello scoprire che, mentre a Roma, alla Cart Gallery è in corso la mostra-vendita “Guido Crepax- Valentina e il romanzo erotico”, si rinnova il celebre fumetto di Dylan Dog, a tre anni dalla morte dello storico editore Sergio Bonelli. Il nuovo curatore della serie sarà uno dei più brillanti autori del nuovo fumetto italiano, il quarantenne Roberto Recchioni.

La sua cifra stilistica non è immediatamente definibile proprio perché è un fiume ingrossato da mille rivoli, e pur sembrando un tradizionalista è al contempo un innovativo tecnologico. Sono famose certe sue polemiche sulla rete che rendono chiara la familiarità con tutte quelle che sono le nuove forme di comunicazione. È stato chiamato a questo nuovo impegno da Tiziano Sclavi, creatore di Dylan, e tra i due, sembra essere nata una buona intesa sulle variazioni che interesseranno la serie. Il rilancio non sarà basato solo su modifiche di forma, che esisteranno di certo, pur essendo rimasto per garantire un minimo di continuità lo stesso disegnatore delle copertine, ma anche sui contenuti e sul linguaggio. Ai lettori e agli appassionati l’ardua sentenza. I retroscena culturali di Recchioni dovrebbero però garantire quel mix di tecnologia e di umanità che ha sempre caratterizzato il personaggio. Anche perché lo stesso curatore, appassionatissimo di video game e “retrogame”, che sfrutta fino a tarda notte, si potrebbe definire un “geek”, una tipologia di individuo abbastanza caratteristica formata da fumettisti registi, scenografi, personalità che spiccano sui social come giornalisti ultraspecializzati, ma anche come creatori di app e di software. È in compagnia di gente come i fratelli Wachowski, creatori della trilogia di Matrix, e di Peter Jackson, autore, tra i tanti film di alcuni degli episodi della mega saga del Signore degli anelli. La loro eccentricità, che ne fa esseri non certo collocabili facilmente nella massa, di solito porta una componente di passione e di maniacalità per le cose di cui si occupano.

Cosa che li porta a essere definiti troppo intellettuali e cerebrali , ma spesso garantisce una notevole qualità ed esperienza, specialmente nei campi cui sono fortemente interessati. Tecnologia digitale è umanità, anche se non troppo umana. Questo è ciò che dovrebbe garantire Recchioni all’evoluzione di Dylan Dog. Per i nostalgici già pronti alla rivolta e alle offese, comunque, niente paura: ci sarà un’altra collana intitolata “Old Boy”, con tre uscite l’anno, in cui rimane cristallizzato il Dylan “classico”. Il nuovo invece offrirà notevoli spunti di riflessione, visto che a quanto pare il personaggio diventerà un clone sintetico, che offrirà fino a cinque versioni di sé. Un’anticipazione di un futuro che da certi punti di vista rasserena e da altri terrorizza. E sono proprio gli interrogativi dell’uomo che porterà avanti Dylan Dog, personaggio che non dovrà dare risposte e certezze, come fa ancora dopo secoli l’eterno Tex Willer, ma solo domande inquietanti. E con tutte le debolezze umane, compresa l’incapacità, se lo è, di trovare un amore per sempre, starà a braccetto col dubbio e la curiosità, che sono le molle del sapere e della cultura.

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