La piazza accoglie gli umori della città – Ogni città dalla più grande alla più piccola ha una piazza, uno slargo dove le persone si incontrano, oppure semplicemente, sono di passaggio. Le origini di questi luoghi si perdono nei tempi greci quando esisteva l’agorà che nel suo senso letterale, assorbe il verbo greco  ἀγείρω “raccogliere, radunare”. La piazza della polis greca era in correlazione con i luoghi sacri: il tempio e il teatro. Taormina di fondazione greca, ha mantenuto quest’aspetto e le sue piazze sono i luoghi dell’incontro, della sosta. I sentimenti dei cittadini e le impressioni dei turisti spesso si mescolano, nella piazza che in siciliano è detta “u chianu” (il piano) pulsa il cuore della città. 

Dalla Grecia al Medioevo, i caratteri delle piazze cittadine – Taormina è considerata un testo di storia a cielo aperto; nei suoi palazzi, nelle vie, nelle pietre che ne hanno tessuto l’abito storico,  ogni epoca è leggibile. Molte delle sue piazze, hanno restituito quella particolare impronta, tipica del medioevo. Sono raccolte, circondate da edifici che evocano il potere spirituale e quello temporale; il rintocco delle campane proveniente dalle chiese, fa pensare “al tempo dei mercanti e a quello dello spirito” che tanto bene ha approfondito Jacques Le Goff. Nel medesimo spazio, vi sono i palazzi del potere civile e quelli del potere ecclesiastico. Le Goff ha scritto: «La città muta l’uomo medievale. Restringe la sua cerchia familiare ma amplifica la rete di comunità a cui egli partecipa; colloca il mercato e il danaro al centro delle sue preoccupazioni materiali, slarga i suoi orizzonti, gli propone dei mezzi di istruirsi e di coltivarsi, gli offre un nuovo universo ludico». La piazza diviene il centro degli affari, del dibattito politico e del pentimento dai vizi capitali con l’indulgenza della chiesa. 

Piazza S. Caterina sui resti della civiltà greco-romana – La piazza S. Caterina prende il nome dall’omonima chiesa che sorge nei pressi di palazzo Corvaja. Questa è la zona di Taormina che un tempo fu il centro della civiltà greco-romana con l’agorà e il complesso urbano che trovava nel Teatro Antico il suo punto più alto. I romani tennero questa impostazione ma là dove sorgeva il tempio, presumibilmente dedicato ad Afrodite, costruirono un teatro di piccole dimensioni l’Odeon. Le fabbriche medievali invece, furono concentrate nella zona che va dalla Torre dell’Orologio alla porta del Tocco, nella zona di porta Catania. Ma sorsero vari edifici fuori le mura, tra cui palazzo Corvaja e la chiesa di S. Caterina, che in origine doveva fungere da cappella privata. 

L’antica chiesa e la nuova – La prima chiesa di S. Caterina, fu edificata dove ora sorge la chiesa di S. Antonio; qui sorse anche il convento dei frati Cappuccini, nella parte settentrionale che guarda verso Messina. I frati giunsero nel 1559, e nel 1610 per ingrandire il convento ottennero l’acquisto della chiesa e con i duemila fiorini della vendita, i nobili tra i quali vi era Giuseppe Corvaja, poterono costruire la nuova chiesa dedicata alla santa Caterina d’Alessandria “dentro le mura”. Edificio barocco, venne edificata sui resti del Teatrino romano (Odeon). Il suo portale in marmo rosa di Taormina, si apre sull’omonima piazza che nel tempo è stata pavimentata in lastricato lavico ma che ha sempre espresso il trascorrere delle epoche dove gli edifici pagani sono stati tradotti nel linguaggio cristiano che ancora oggi, parla in momenti liturgici come la benedizione delle palme nella settimana pasquale. 

La statua di S. Caterina – All’interno della chiesa, è collocata la statua della santa, che tuttavia in origine era allocata nell’antico edificio che poi divenne la chiesa dei Cappuccini, l’opera è rinascimentale, e riporta alla base la data del 1493 ma il pregio le viene dal fatto che fu fatta dalla bottega di Domenico Gagini, artista rinascimentale che da Bissone giunse in Sicilia per abbellire palazzi e edifici religiosi con le sue madonne e i suoi lavori in marmo. I suoi discendenti continuarono il suo lavoro e la loro presenza è attestata sino al XVIII secolo. Gagini, detto anche “Mastru Minicu Marmuraro” ha lasciato altre opere in città ma la S. Caterina con la veste drappeggiata, ricorda molto la Madonna della Neve di Geraci Siculo e la Madonna delle Grazie che si trova nel Duomo di Taormina. 

La piazza centrale della città. Piazza IX Aprile – Piazza IX Aprile, racconta una storia fatta di rivoluzione e dissenso di popolo. È il centro della città, qui i vecchietti prendono il sole con le spalle appoggiate ai muri dell’ex chiesa e del convento dei Padri Agostiniani; le mamme portano i bimbi a giocare, i turisti scattano foto all’impressionante sagoma dell’Etna e gli innamorati si scambiano messaggi romantici. Tutti sono al centro della vita cittadina sul Corso Umberto in un mescolamento di vite indigene e straniere. La sua storia è particolare. La piazza era più piccola e sorgeva fuori le mura medievali come il convento che è del XV secolo, detto appunto di S. Agostino. I cittadini la chiamano piazza S. Agostino per via dell’ex convento, tuttavia, il nome ufficiale nella toponomastica, è piazza IX Aprile. 

Piazza IX Aprile e i moti antiborbonici – Era il 1860, Don Vincenzo Lombardo amministrava la città, aveva sposato Donna Maria Ciampoli e si distinse per l’attaccamento ai valori di libertà e patriottismo che lo condussero all’atto di ribellione contro i Borboni, prima dello sbarco di Garibaldi. Era infatti il giorno 9 aprile del 1860, lunedì di Pasqua, nel Duomo, Padre Agostino “u Diavulicchiu” dando sfogo al suo spirito liberale, dal pulpito infiammava gli animi dei fedeli, incitandoli alla rivolta. Tra essi c’era il sindaco Don Vincenzo Lombardo. Già si aveva sentore nell’isola che Garibaldi stava preparando lo sbarco ma quel giorno si fece confusione in chiesa, non si sa se voluta dai garibaldini, che agivano in icongnito o per fraintendimento. Però, i fedeli capirono che lo sbarco c’era stato e dunque anche Taormina doveva fare la rivoluzione, incitata dalle infuocate parole di Padre Diavolicchiu: “Viva la libertà, abbasso i Borboni!” 

La marcia contro i Borboni e il cambio di nome della piazza – I cittadini tutti, trovarono una bandiera tricolore, la consegnarono nelle mani del sindaco e marciarono lungo la via principale per giungere nel piano della Badia, di fronte a palazzo Corvaja e incontrare il giudice del mandamento Romeo. Don Vincenzo Lombardo, preso da patriottico furore, consegnò la bandiera al Romeo che suo malgrado la prese e la marcia continuò sino alla porta Ferdinandea (porta Messina). I fatti che seguirono, videro il sindaco e altri cittadini posti a processo per insurrezione ma l’11 maggio del 1860, un mese dopo, Garibaldi giunse nell’isola e la storia prese un altro percorso. Allora, in memoria dell’eroica azione dei cittadini, la piazza principale venne ribattezzata IX Aprile. 

Piazza Duomo, autentica piazza medievale – Piazza Duomo, è l’altra piazza importante nella vita cittadina e si trova all’interno del borgo medievale. La sua struttura chiusa e circondata dall’edificio sacro del Duomo e da quello civile di palazzo dei Giurati ne chiarisce la funzione. Era questo il luogo degli affari e della politica della Taormina medievale e in un certo senso lo è ancora oggi, perché Palazzo dei Giurati è la sede del Municipio cittadino e il Duomo, titolato a S. Nicolò di Bari è la “cattedrale” della comunità. La piazza è  molto vicina all’altra porta d’accesso alla città, Porta Catania. Il Duomo è di origine normanna, lo dimostra con la sua architettura austera e di fortezza;  sostituì l’antica basilica dei taorminesi, l’ex chiesa di S. Francesco di Paola, sopra porta Catania ed assunse la sua fisionomia tra il XIII e il XVI secolo, con le merlature tipiche dei palazzi del gotico siciliano, le finestre austere il portale che dà su Palazzo dei Giurati, opera della scuola gaginiana. I tre rosoni in pietra di Siracusa traforata, posti sul prospetto principale e sulle due facciate laterali ad est e a ovest, sono d’epoca rinascimentale e l’identità della chiesa-fortezza è dato anche dalla torre-bastione dove nel 1750 furono collocate le campane. 

La fontana barocca e la volontà dei Giurati – Piazza Duomo non è molto grande ma quello che colpisce è la fontana barocca a base circolare in pietra di Taormina. La fontana fu costruita per volontà dei giurati di allora nel 1635; comunemente viene detta “Quattro fontane” per via delle quattro colonne che si trovano ai quattro angoli del corpo centrale e sono sormontate da quattro cavallucci marini, da cui usciva l’acqua e cadeva nelle vasche sottostanti. Il corpo centrale, è formato da due vasche, una più piccola sul cui bordo sono incisi i nomi dei Giurati che ne vollerro la costruzione: Vincenzo Spuches, Vincenzo Cacopardo, Geronimo Mena e Cesare Cipolla. E il vascone più grande, aperto ad Oriente, ora pavimentato, un tempo fungeva da abbeveratorio. 

Il simbolo della città e il rinvio al potere – Sulla sommità della vasca più piccola, è il simbolo della città di Taormina, la Centauressa, in piedi sulle due zampe posteriori e con le braccia che reggono la sfera nella mano sinistra e lo scettro in quella destra, in testa la corona. Messaggio inequivocabile che la piazza è il luogo in cui da tempo immemore si svolge la vita politica e amministrativa della città e che con il trascorrere dei secoli ha mantenuto la sua funzione, sino ai tempi odierni, anche quando la piazza è gremita di turisti impegnati ad ascoltare le guide oppure seduti ai tavoli dei ritrovi, a prendere il sole o gustare una granita.

[Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014]

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