«Il lavoro sta cambiando, occorre ripartire da regole nuove che diano non solo speranze ma anche opportunità a chi lavora e a chi è senza lavoro. Fino a che punto l’Italia ha adeguato le strutture sociali, le forme di tutela e rappresentanza? Su quali strategie puntare in ottica paese?». Questo è il tema del percorso di studio e di ricerca che parte dal territorio, dalle persone e dai nuovi modi di lavorare per capire come sta cambiando la società e in particolar modo il mondo del lavoro e quali sono le condizioni per poter produrre sviluppo, mantenendo una coesione sociale che sappia vincere la crisi economica.

Il tema è stato presentato il 25 settembre dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli insieme al Comune di Milano e da questo dibattito è già partito un progetto di ricerca denominato Spazio Lavoro coordinato da Giuseppe Berta (Università Bocconi) e Mauro Magatti (Università Cattolica), con la collaborazione di Enzo Mingione (Milano-Bicocca) e di Alessandro Pansa (Luiss). Spazio Lavoro è un programma che promuove una riflessione collettiva sulle prospettive future del lavoro in Italia e nel mondo. Attraverso quattro percorsi di ricerca che mettono il lavoro in relazione alle sue dimensioni fondamentali – la società, l’impresa, il denaro e i lavoratori – un gruppo di giovani ricercatori, interagendo con un importante network accademico internazionale, con il supporto di un partner internazionale d’eccellenza come l’Institute for the Study of Labor di Bonn (IZA), fornirà un quadro aggiornato della ricerca scientifica sulle maggiori innovazioni, i nodi controversi, le sfide e le opportunità del mondo del lavoro contemporaneo.

L’Italia ha un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 41% e in generale il tasso di disoccupazione si attesta in questo periodo al 12%. In entrambi i casi le percentuali sono in assoluto le più alte mai registrate. A questi dati si aggiungono poi quelli del lavoro nero, un fenomeno ancora molto rilevante e quelli del lavoro criminale, il cui fatturato è sempre in crescita. L’Italia insomma deve pensare a un nuovo modello di sviluppo, ma anche e soprattutto a un nuovo modello di equità sociale. Il lavoro con la sua principale distinzione tradizionale, tra dipendenti e autonomi, è ormai inadeguato a far fronte alla tante, troppe, tipologie lavorative e ai problemi sorti in questi ultimi anni di crisi.

Esatta, a tal proposito, appare la riflessione di Mauro Magatti: «Ci sono dipendenti così precari da essere costretti a un’autonomia forzosa; dall’altro, perché ci sono lavoratori autonomi che sono, di fatto, dei dipendenti mascherati, a cui semplicemente non sono riconosciute le tutele connesse al loro ruolo». Inattuali sono anche le categorizzazioni del lavoro, agricoltura, industria e terziario. Oggi gran parte del lavoro agricolo è meccanizzato; l’industria è in crisi, quasi il 20% in più di fabbriche in quest’ultimo anno ha chiuso; il terziario, invece, raccoglie un’infinità di attività lavorative spesso non tutelate. Proprio per questo bisogna investire sulla ricerca e sui giovani come appunto sta realizzando Spazio Lavoro, lanciando la prima raccolta fondi in modalità crowdfunding destinata a finanziare quattro borse di studio per giovani ricercatori reclutati con un apposito bando.

Ciò di cui abbiamo bisogno per far rigirare l’economia e ridare dignità al lavoro, non è certo discutere se abolire o non abolire l’articolo 18, ma puntare su un cambiamento culturale d’idea del lavoro, non inteso più come scambio e sfruttamento, bensì «espressione della capacità personale d’iniziativa, creatività e realizzazione, elemento fondamentale per un’economia giusta e una società umana». Per gli interessati, è possibile seguire Spazio Lavoro su facebook con la community di Spazio Lavoro e su twitter @fondfeltrinelli con #spaziolavoro.

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