Bonaccini trionfa. Balzani distaccato di 12 mila voti – «Grazie di cuore a tutti quelli che hanno votato, ai tanti volontari che hanno tolto la domenica alla famiglia o al proprio tempo libero per tenere aperti i seggi, a chi ha scelto di darmi fiducia, a chi ha scelto invece Balzani. Orgoglioso e onorato di essere il candidato del Pd e di un nuovo centrosinistra alla Presidenza della bellissima Emilia-Romagna. Da domattina tutti di nuovo uniti per cominciare presto il secondo tempo. Quello decisivo. Il futuro è un posto bellissimo. Andiamoci insieme. Col sorriso».

 

Sono state queste le prime parole di Stefano Bonaccini, affidate a facebook, dopo il successo alle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato presidente della coalizione alla regione Emilia Romagna. Il renziano ed ex assessore al comune di Modena ha sbaragliato il suo avversario e ha ottenuto un secco 60,9 per cento. Il suo sfidante, l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, si è fermato al 39,07 per cento con 12 mila voti in meno.

La partecipazione è un flop – Il vero vincitore di queste primarie controverse, però, è l’astensionismo. Complice la vicenda che qualche settimana fa ha visto coinvolto il renziano della prima ora, Matteo Richetti, e le accuse giudiziarie rivolte a Bonaccini con la successiva richiesta di archiviazione della procura, il popolo di sinistra per eccellenza, quello emiliano, ha risposto con una bassa affluenza alle urne. Un vero e proprio flop. Nella giornata di ieri hanno votato poco più di 58 mila persone. Un dato preoccupante per via del Nazareno, perché i soli iscritti emiliani sono 75 mila e alle ultime elezioni primarie (anche se erano nazionali) si erano recati ai seggi democratici ben 400 mila cittadine e cittadini. In vista delle elezioni regionali è un campanello d’allarme. Una sorta di disaffezione e protesta, dopo le aspre critiche nel partito di questi giorni intorno al tema del Jobs Act. L’unica consolazione per il Partito Democratico è l’assenza di competitor. Il vincitore Bonaccini, infatti, dovrebbe essere il successore di Vasco Errani, perché il centrodestra e il Movimento cinque stelle non sono in grado di insidiare il Pd in vista delle elezioni di novembre.

I motivi della bassa affluenza – Siamo o non siamo in Emilia Romagna? Eppure è stata una campagna elettorale particolare. La brevità l’ha caratterizzata, come del resto anche i colpi di scena. Inoltre va ad aggiungersi la concezione che gli emiliani hanno dell’ente regionale. E’ percepito, soprattutto in questo momento storico, come un’istituzione lontana dalle esigenze del territorio. C’è diffidenza. Il fattore più importante della bassa affluenza, però, è legato alle questioni nazionali. La situazione di stallo in cui versa il Parlamento è percepita con fastidio dal Paese. Si parla e non si portano a compimento le riforme. Si litiga per settimane, si minacciano scissioni, modifiche al testo della riforma del lavoro, si paventa uno sciopero generale e così i giorni trascorrono senza concretizzare quel cambiamento promesso. E’ tornato a circolare il vecchio fantasma della sinistra italiana. Non si tratta del defunto comunismo, ma della litigiosità che in questi ultimi vent’anni l’ha caratterizzata in maniera evidente. E allora c’è una sorta di insoddisfazione tra l’elettorato democratico e l’epico risultato delle elezioni europee, oggi, sembra più distante.

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