Un personaggio socratico – I cartoni di una volta erano un’altra cosa. Quante volte abbiamo sentito questa frase e quante volte l’abbiamo pronunciata? Non mi cimento in conteggi, perché non ne usciremmo più. Rimanendo nell’alveo della banalità, per una volta sono d’accordo con questa affermazione e il motivo è riconducibile a un personaggio: il Brucaliffo del celebre cartone animato Disney “Alice nel Paese delle Meraviglie”, tratto dall’omonimo libro di Lewis Carroll. Quando la giovane protagonista incontra il sapiente personaggio, noto come Brucaliffo, si trova davanti una figura filosofica nel senso originale del termine. Il tutto viene subito confermato da alcune domande incalzanti e tempestive del Brucaliffo, che ricordano lo stile socratico oggi rispolverato dalla consulenza filosofica. «Cosa essere tu?», è una delle questioni che l’enigmatico personaggio Disney pone alla disorientata e confusa Alice.

Achenbach e le origini della pratica filosofica – E’ forte il richiamo a una delle domande esistenziali e profonde della consulenza filosofica fondata da Gerd Achenbach. Già, Achenbach e la pratica filosofica. Il professore teutonico ha creato la prima associazione mondiale per la consulenza filosofica nei pressi di Colonia, in Germania e la definisce come «un’alternativa alle psicoterapie. Essa è un’istituzione per le persone afflitte da preoccupazioni o da problemi, che non se la cavano nella vita o che pensano di essere in qualche modo rimaste impigliate; persone che sono assillate da domande a cui non riescono a rispondere e di cui non riescono a liberarsi; persone che, si, si affermano nella loro quotidianità, ma che allo stesso tempo non si sentono sufficientemente chiamate in causa».

Alice e la pratica del Brucaliffo –  La filosofia che si fa pratica, in questo caso, veste i panni del Brucaliffo, che in un primo momento può apparire come una figura astratta, ma in realtà spinge Alice a delle conclusioni concrete. Lo «spiegati meglio» utilizzato nelle prime battute del colloquio, sembra rifarsi al secondo momento del dialogo socratico: l’ironia. Un gioco di parole e finzioni tramite cui il filosofo giunge a mostrare il sostanziale non-sapere del dialogante. In effetti Alice è una non sapiente e da non filosofa non riesce a cogliere l’essenza delle parole del Brucaliffo. Si adira e il “pensatore animato” la invita alla calma, a non arrabbiarsi. Questa è una caratteristica riconducibile a molti pensieri filosofici, che fanno della serenità un passo fondamentale per giungere a una corretta riflessione.

La filosofia e la matassa di Alice – In tutta la scena che vede protagonisti Alice e il Brucaliffo, non rimane altro da scoprire se le domande e l’invito a riflettere del bruco di Carroll, serviranno ad Alice per sbrogliare l’intricata matassa di questa avventura. Al di là delle varie considerazioni che il film potrà suscitare, credo sia innegabile la forte presenza in questa favola della filosofia, spogliata di ogni accademismo, e quindi anche del consulente filosofico, che fa della pratica il suo imperativo categorico assoluto. Ecco, forse i cartoni di una volta erano davvero diversi. Oppure no?

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