Rohani e quelle relazioni con l’Italia – «L’Italia è tra i Paesi considerati amici, quelli con cui abbiamo le migliori relazioni commerciali, culturali e politiche. E queste relazioni siamo pronti ad ampliarle e rafforzarle». Con queste parole il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha voluto sottolineare i buoni rapporti con Roma durante l’assemblea Onu. L’esponente della Società dei Chierici Militanti ha ribadito che «l’Italia è tra i paesi europei con cui abbiamo le migliori relazioni». Se da New York fanno sapere che si è molto lontani da un accordo sul nucleare con Teheran e ci sono significative distanze con il gruppo dei cosiddetti cinque più uno ( Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania), il nostro Paese è considerato un punto di riferimento per l’Iran. Niente di nuovo sotto il sole, perché l’Italia ha sempre avuto rapporti commerciali privilegiati con gli iraniani e nel 1998 Romano Prodi fu il primo capo di governo occidentale in visita ufficiale dal lontano 1979.

Cosa è cambiato in Iran? – Rohani, inoltre, si augura rapporti diversi, in un futuro non troppo lontano, con gli Stati Uniti. Il presidente, a quanto pare, prosegue con la sua tattica del dialogo per mostrare al mondo un Iran diverso rispetto a quello del suo predecessore, Mahmud Ahmadinejād. In realtà, però, nel Paese non è avvenuto questo grande cambiamento. Lo stesso Rohani, a tal proposito, ha un passato contradditorio. Ama definirsi riformista, ma ha partecipato in prima persona alla rivoluzione islamica guidata da Khomeini e ha contribuito a stabilizzare i precetti islamici nel Paese. Le aperture sul nucleare, invece, saranno limitate dalla guida suprema Khamenei. Sarà lui a decidere, perché la costituzione islamica affida all’ayatollah tutte le funzioni governative principali. Rohani appare come il volto buono del sistema iraniano, mentre Khamenei continua a sperare nell’annientamento dello Stato israeliano. Per non parlare, inoltre, del ruolo delle donne. La vita del gentil sesso non è cambiata in Iran da quando è stato eletto il nuovo presidente.

Chissà cosa direbbe Oriana Fallaci… – Tenendo in considerazione tutti questi aspetti, le parole di Rohani verso l’Italia dovrebbero mettere in imbarazzo le istituzioni italiane che hanno un ottimo rapporto con un Paese che non rispetta i basilari diritti civili del suo popolo, in passato ha negato l’esistenza dell’Olocausto e oggi continua a considerare lo Stato di Israele come una sorta di demonio da cancellare dalla faccia della terra. Chissà cosa direbbe oggi Oriana Fallaci di questo rapporto privilegiato con una nazione che fa dell’antisemitismo un tratto distintivo. Forse tornerebbe a usare queste parole, pubblicate in un articolo intitolato “Sull’antisemitismo” uscito su Panorama il 18 aprile 2002: «Lo trovo vergognoso e vedo in tutto ciò il sorgere d’un nuovo fascismo, d’un nuovo nazismo. Un fascismo, un nazismo, tanto più bieco e ributtante in quanto condotto e nutrito da quelli che ipocritamente fanno i buonisti, i progressisti, i comunisti, i pacifisti, i cattolici anzi i cristiani, e che hanno la sfacciataggine di chiamare guerrafondaio chi come me grida la verità. […] Difendo il loro diritto ad esistere, a difendersi, a non farsi sterminare una seconda volta (si riferisce agli ebrei). E disgustata dall’antisemitismo di tanti italiani, di tanti europei, mi vergogno di questa vergogna che disonora il mio Paese e l’Europa. Nel migliore dei casi, non una comunità di Stati ma un pozzo di Ponzi Pilato. Ed anche se tutti gli abitanti di questo pianeta la pensassero in modo diverso, io continuerò a pensarla così».

[hr style=”dashed”]

[In foto l’intervista di Oriana Fallaci a Ruhollah Khomeini, Teheran settembre 1979]

© Riproduzione Riservata

Commenti