Dalle indimenticabili madeleine di Proust al tè servito all’inglese con scones e pastry di “Alice nel paese delle Meraviglie”, il progetto fotografico di Dinah Fried percorre alcuni momenti culinari di noti romanzi contemporanei e classici, illustrando cibi e pietanze che spesso hanno segnato passaggi memorabili della letteratura internazionale. Pietanze interessanti e aneddoti divertenti sugli autori, il loro lavoro e le loro predilezioni gastronomiche completano questo affascinante libro, che stuzzica gli appetiti degli amanti della grande letteratura e di piatti deliziosi.

Il libro è un tributo alla cucina bizzarra: la zuppa composta da più acqua che altro, in “Oliver Twist”; l’insalata arlecchino in “Il Grande Gatsby”; il rognone alla griglia, piatto preferito del protagonista di “Ulisse” di Joyce che le interiora degli animali li mangia con gusto; il formaggio caprino fuso sul pane tostato delle avventure di Heidi; deliziosi panpepati o panini al burro nelle pagine del romanzo “Rebecca” di Daphne du Maurier; l’insalata di avocado-e-polpa di granchio in “La campana di vetro” e il pollo cucinato in tutte le maniere e mangiato persino a colazione di “Il buio oltre la siepe”.

L’alimentazione è un elemento talmente importante e pervasivo nell’esperienza quotidiana, e può avere una tale forza evocativa, che è pressoché impossibile trovare un’opera letteraria che non abbia una qualche relazione con il cibo. Dinah Fried fa una scelta tra i romanzi contemporanei e classici che hanno caratterizzato la sua crescita, ma la simbiosi di parole e sapori non è un frutto solo della modernità: basti pensare, tra i capolavori della letteratura antica, a un come l’”Odissea”, che illustra ed esemplifica il variegato e complesso rapporto tra letteratura e cibo. Nel corso dei secoli l’intreccio letteratura e cibo si è ulteriormente arricchito, tanto che è possibile immaginare una molteplicità di percorsi di lettura sul tema dell’alimentazione.

Si potrebbero, infatti, elencare tutti i libri costruiti intorno a un pranzo, dal “Simposio” di Platone al “Satyricon” di Petronio, con le cinquanta portate della cena di Trimalcione, dal pranzo di Babette di Karen Blixen in “Capricci del destino”, a “Trappola per topi” di Agatha Christie. Riflettere oppure sui banchetti di nozze ben rappresentati in teatro da famosi drammaturghi, soprattutto in atti unici come “Le nozze” di Cechov o “Le nozze piccolo borghesi” di Brecht. La sontuosità delle tavole imbandite per le feste genera virtuosismi descrittivi nelle pagine del “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa e dei “Buddenbrook” di Mann.

Un itinerario gastronomico è anche quello delle grandi abbuffate, pensiamo a “Gargantua” nato dalla fantasia di Rabelais, o quello di una fame metafisica, esempio su tutti, la carota condivisa da Vladimiro ed Estragone di “Aspettando Godot” di Beckett. Risulta poi sorprendente come numerosi famosi detective sono patiti della buona cucina, dal Maigret di Simenon al Nero Wolfe di Rex Stout, da Hercule Poirot di Agata Christie al commissario Montalbano di Camilleri. Le loro indagini sono spesso scandite da piatti prelibati, tipici anche della nazione dove i noti detective operano, di cui a volte si possono leggere le ricette. Non possiamo non citare, infine, la moderna alternanza di diete e cibo spazzatura, tra anoressia e bulimia, al centro del “Diario di Bridget Jones” di Helen Fielding o la metafora del disagio interiore e della fame esistenziale della “Biografia della fame” di Amélie Nothomb.

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