Obama, una coalizione politica e non religiosa – Il presidente americano, Barack Obama, l’ha ripetuto diverse volte: «Questa non è una guerra all’Islam». L’inquilino della Casa Bianca insiste su un punto, per lui, fondamentale. Se si trasformasse la lotta all’Isis in una guerra di religione, l’esito potrebbe essere disastroso. Occorre misurare le parole, usare una buona dose di diplomazia ed evitare qualsiasi estremismo. Obama non vuole commettere l’errore del suo predecessore e trascinare il Paese in una guerra di logoramento. Non a caso gli Stati Uniti hanno voluto coinvolgere nei raid in Siria e in Iraq ben cinque paesi arabi, proprio per mostrare come non c’è alcun astio nei confronti di quel mondo. Semmai c’è timore verso le teorie e le azioni dei fondamentalisti islamici. Loro si, invece, vanno annientati. Su questo punto Obama vuole essere chiaro e la coalizione anti-Isis deve incarnare un profilo politico e non religioso.

«Noi siamo tutti Hervè Gourdel» – Del resto ai seguaci del Califfato converrebbe tramutare le loro mire espansionistiche in una guerra di religione. In tal caso potrebbero estendere i loro consensi, soprattutto in Europa dove le comunità musulmane sono numerose. Una di queste è quella francese, che dopo la barbara decapitazione dell’ostaggio transalpino Hervè Pierre Gourdel, ha deciso di scendere in piazza per manifestare la propria lontananza dall’estremismo dell’Isis. Vicino la grande moschea di Parigi circa 2 mila musulmani, per la prima volta, hanno criticato in pubblico gli atteggiamenti degli jihadisti. In Francia i musulmani sono cinque milioni, ovvero il 7% della popolazione, e al corteo erano presenti anche rappresentanti cattolici, ebrei, protestanti e il sindaco parigino Anne Hidalgo. I cartelloni del corteo erano un chiaro messaggio ai fanatici e a tutti coloro che dall’Europa stanno ingrassando le fila dell’Isis. «Noi siamo tutti Hervè Gourdel» e «Non in mio nome» erano le frasi più diffuse sui manifesti.

Verso uno scontro tra i musulmani europei – Si respira un’aria diversa e i musulmani francesi vogliono mostrare che esiste un volto buono della loro religione. Saida, ragazza algerina, ricorda come «non c’è posto per gli assassini nell’Islam e io ho studiato il Corano da quando avevo 14 anni, so quello che c’è scritto». Molti i ragazzi presenti e Riadh ricorda come «i musulmani sono le prime vittime dei jihadisti». Tra la folla i jihadisti vengono etichettati come banditi, criminali. Fino a questo momento non si era levata alcuna voce contro l’Isis, sostengono dalla protesta di fronte al minareto della moschea di Parigi, perché c’era paura, timore di essere colpiti dalla violenza dei fanatici. Adesso, però, è arrivato il momento di parlare. Non si può tacere e così alcuni musulmani di Francia hanno promesso altre iniziative nei prossimi giorni. Se dovesse alzarsi con maggiore forza questa voce, si aprirebbe in Europa uno scontro tra i sostenitori di tesi moderate ed estremisti fomentati da diversi imam presenti sul territorio del vecchio continente, che in una mano mostrano il Corano e nell’altra nascondono la violenza delle armi.

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