La paura dell’Isis e il passo indietro di Putin e Obama – I fondamentalisti dello Stato islamico continuano a minacciare l’Occidente, promettendo attentati nelle principali città. I seguaci dell’Isis, soprattutto negli ultimi mesi, sono riusciti a diffondere le loro tesi dentro i confini europei e americani e hanno raggruppato gli jihadisti disseminati nei vari paesi. Tutti uniti contro il mondo occidentale, che in questo momento sta cercando di rispondere alle mire dei sostenitori del Califfato. Però la violenza e il disordine minacciato dall’Isis, potrebbe avere come conseguenza la rapida conclusione delle tensioni tra Russia e Stati Uniti. Si, la questione dell’Ucraina e il progetto euroasiatico di Vladimir Putin, che punta a creare una sorta di post Unione sovietica in cui lui sarebbe l’indiscusso e amato zar, potrebbe essere accantonata. Messa da parte, almeno per il momento, nel nome di un nemico comune: l’Isis. Il cancro del terrorismo fondamentalista spaventa Putin più di qualsiasi altra cosa. E non potrebbe essere altrimenti, perché è una sorta di nemico invisibile, che si confonde tra le persone comuni. La Russia, in caso di attacchi, piomberebbe nel caos.

L’Ucraina può aspettare – L’appoggio di Vladimir Putin al regime siriano di Bashar al-Assad non è ben visto dai fondamentalisti, che qualche giorno fa hanno minacciato il presidente russo di far scoppiare una «guerra nel Caucaso russo per liberarlo dai non islamici». Queste dichiarazioni e la paura del diffondersi del radicalismo islamista nei suoi territori, potrebbe condurre Putin ad abbassare il tono polemico e militare nei confronti dell’Ucraina e quindi degli Stati Uniti e dell’Unione europea. Ai timori geopolitici, inoltre, vanno ad aggiungersi quelli economici. Putin, con il ridimensionamento di Assad, sta perdendo il suo ruolo di primo piano in Medio Oriente. Qualcosa di inaccettabile per la Russia, che in queste ore potrebbe sciogliere il nodo e aggiungere il proprio nome alla coalizione anti-Isis messa in piedi dal presidente americano Barack Obama. Quindi i due acerrimi nemici potrebbero seppellire l’ascia di guerra e combattere un nemico comune. L’Ucraina, per loro, può attendere.

Uniti contro i jihadisti – Nel frattempo proseguono i combattimenti in Siria e in Iraq. I bombardamenti della coalizione hanno bloccato importanti vie di rifornimento e si cerca di impedire l’arrivo dei seguaci dell’Isis in Europa tramite la Turchia. Il Paese di Erdoğan è una via di passaggio per il cosiddetto “turismo jihadista”, che è in crescita e fino a questo momento sono giunti più di 15 mila volontari per combattere al fianco dell’Isis. Il timore dei paesi occidentali è che questi fondamentalisti possano entrare nelle varie nazioni, usufruendo di visti turistici. E’ necessario risolvere la questione burocratica e intanto tutti gli stati membri delle Nazioni unite sono stati invitati ad adattare la loro legislazione nella lotta contro il terrorismo jihadista, che si sta diffondendo oltre i confini mediorientali. Al momento, infatti, gli europei che hanno aderito alla causa del fanatismo islamico sono stati tre mila. Un incubo che i vari governi occidentali vogliono concludere al più presto e a qualunque costo, anche di stringere un’alleanza con Vladimir Putin.

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