Una falsa partenza e i limiti del mercato – L’inizio della stagione del Napoli non poteva essere peggiore. Eliminato dai preliminari di Champions League e costretto a navigare nelle zone basse della classifica del campionato italiano, con due sconfitte e un pareggio interno per 3-3 contro il Palermo. La situazione, però, era già preoccupante nei mesi estivi, quando Juventus, Roma e Inter si rinforzavano e i partenopei rimanevano a guardare. Anzi, vendevano i giocatori che stavano disputando un discreto mondiale brasiliano, come lo svizzero Valon Behrami. Poi è toccato anche a Dzemaili e Pandev, che sono stati sostituiti da calciatori che sembrano non avere quello spirito che ha contraddistinto la squadra azzurra negli ultimi anni. Forse non c’è stato il tempo di concentrarsi sul calciomercato in entrata, perché tra luglio e agosto la società ha dovuto trattenere con forza Gonzalo Higuain che avrebbe voluto raggiungere il suo amico Messi al Barcellona. Per quest’anno, però, è rimasto a Napoli.

La questione Higuain – Dovrebbe essere un breve prolungamento della sua carriera nel capoluogo campano, perché la prematura eliminazione dalla Champions League ha cambiato i piani societari che non possono usufruire di un gruzzolo economico non indifferente per rilanciare la squadra e anche del bomber argentino, il quale fa fatica a vedersi in una formazione che non disputa la principale competizione calcistica. Guarda caso anche Higuain, in queste prime settimane, ha mostrato un certo mal di pancia, una sorta di fastidio. Alcuni dicono sia dovuto al rapporto con Benitez, ma in realtà il tecnico spagnolo è soltanto una scusa. L’ex attaccante del Real Madrid rimpiange di non essere stato assecondato dalla società nelle sue richieste estive. Avrebbe voluto indossare la maglia blaugrana e invece è costretto a barcamenarsi in una squadra che in questa stagione farà fatica a raggiungere il quinto posto in classifica. La questione Higuain, dunque, va al di là di Rafael Benitez che in queste ore è considerato il colpevole per la falsa partenza del Napoli.

Gli errori di De Laurentiis e della società – Come spesso accade nel mondo del calcio, tutto grava sulle spalle dell’allenatore. Un mestiere, nei giorni in cui in Italia si discute di nuovi modelli lavorativi, che è stato sempre flessibile. L’ex tecnico del Liverpool, però, non si sente responsabile e non ha tutti i torti. Prima di scagliarsi contro Benitez, bisognerebbe riflettere sul ruolo di Aurelio De Laurentiis. Il vulcanico presidente, con il passare degli anni, si è spento. Quasi come il Vesuvio, sembra dormire sonni tranquilli e aver perso la passione che lo ha contraddistinto con acquisti di livello e dichiarazioni istrioniche. Poi ci sono i dirigenti. Riccardo Bigon non sembra all’altezza di Pierpaolo Marino, che negli anni del ritorno in serie A del Napoli, da ottimo talent scout, aveva scoperto Lavezzi e Hamsik. Dopo di lui, invece, per comprare un grande giocatore è stato necessario spendere cifre importanti. Anche il mercato in uscita ha lasciato a desiderare. La difesa è il punto debole e oggi un Campagnaro farebbe ancora comodo. Infine i giovani. De Laurentiis ha sempre parlato di “scugnizzeria”, ma i napoletani che giocano al San Paolo sono pochi e quelli che ci sono vengono criticati dal pubblico. Lo stadio non li perdona, neanche per una giocata sbagliata. Già, lo stadio. Il rapporto tra De Laurentiis e il sindaco De Magistris non ha fatto maturare decisioni positive neanche per la costruzione della nuova casa del Napoli. In un contesto del genere, siamo sicuri che le colpe siano, in primis, di Rafael Benitez?

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