Il braccio di ferro tra Renzi e la minoranza Pd – C’è un terremoto che potrebbe scatenarsi sulla scena politica dell’Italia e questa violenta scossa tellurica si chiama Jobs Act. La riforma del lavoro, che viene discussa in queste ore in Senato, potrebbe rivoluzionare l’attuale assetto politico. Se il presidente del Consiglio, dagli Stati Uniti promette di portare avanti una riforma del welfare degna di questo nome, incitato anche dal primo cittadino di New York, Bill de Blasio («Renzi è un esempio di leadership, una voce fondamentale per le riforme in Italia. Il suo successo in Italia è necessario. Forza Renzi!»), dentro i confini nazionali la situazione rimane molto complicata. La minoranza del Partito Democratico non sembra voler fare passi indietro sulle richieste avanzate in questi giorni e Gianni Cuperlo si augura «una soluzione di buon senso che preveda l’allungamento del periodo di prova e il mantenimento dell’opzione del reintegro». Sulla stessa linea anche Stefano Fassina e gli altri esponenti di sinistra dem.

Il ruolo di Forza Italia – Dal Nuovo Centro Destra, invece, c’è il totale sostegno alla riforma del ministro Poletti e Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro al Senato, ha fatto sapere che il reintegro è qualcosa di superato. Stessa linea adottata da Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi è all’opposizione, ma ancora una volta potrebbe giocare un ruolo determinante nell’approvare una riforma chiave per il Paese. L’ex premier insiste nel voler apparire come un’opposizione responsabile, ma in queste ore potrebbero esserci dei cambiamenti, dei passi in avanti. Giovanni Toti fa sapere che Forza Italia è «pronta ad approvare il Jobs Act se i contenuti saranno quelli annunciati da Renzi» e anche l’intransigente Renato Brunetta si è detto possibilista. La disponibilità forzista e la contrarietà di una parte del Pd è il tema politico di queste ore. Se la riforma venisse approvata con l’appoggio decisivo di FI e senza quello dei parlamentari che fanno riferimento a Bersani, potrebbe cambiare la maggioranza di governo?

I dubbi del premier e della minoranza Pd – La risposta è ni. Matteo Renzi verrebbe condotto in una strettoia e sarebbe costretto a fare un rimpasto di governo, magari con ministri forzisti, oppure si andrebbe verso elezioni anticipate. Questo porterebbe a una scissione nel Partito Democratico, con l’area di sinistra che da qualche tempo mostra simpatie per Nichi Vendola e quella società civile vicina a Stefano Rodotà. Un allontanamento che potrebbe trasformarsi in un salto nel buio, considerando la popolarità di Renzi nel Paese. E quindi i cuperliani, civatiani e bersaniani potrebbero essere “costretti” a rimanere nel Pd, per non scomparire dalla scena politica nazionale e offrire l’ennesima sponda a Silvio Berlusconi. Lo scontro di via del Nazareno sta favorendo proprio il cavaliere, che sta tornando ad assumere un ruolo importante sulla scena pubblica. Nelle prossime settimane, dunque, sapremo il destino della riforma del lavoro, del Partito Democratico e del governo. Adesso godiamoci una sorta di calma, prima della tempesta.

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