Attacco alla ricchezza dell’Isis – Mentre la Francia e il mondo occidentale hanno assistito con dolore alla decapitazione di Hervé Pierre Gourdel, il cinquantacinquenne francese ucciso dall’Isis, nella nottata appena conclusa sono proseguiti i raid aerei dell’alleanza americana e araba contro le basi dei jihadisti. Dopo aver bombardato Al-Raqqa, le attenzioni degli alleati si sono dirette verso i centri petroliferi gestiti dai seguaci del Califfato. Sulla ricchezza economica dei fondamentalisti islamici si è già detto abbastanza. Hanno dei finanziatori occulti e inoltre sfruttano i beni dei territori occupati. Una di queste risorse è il petrolio grezzo, che viene contrabbandato lungo i confini. Una vera e propria fonte di ricchezza per i membri dell’Isis, che utilizzano il denaro ricavato per acquistare armi all’avanguardia e diffondere la propria dottrina in Occidente. Barack Obama lo sa bene e non a caso sono stati indirizzati 13 attacchi contro le raffinerie di petrolio in Siria.

Obama e il rischio di una guerra di logoramento – I raid, hanno fatto sapere fonti statunitensi, sono giunti a buon fine. Il bombardamento ha colpito 12 raffinerie e sono rimasti uccisi 14 combattenti dell’Isis e cinque civili. L’attacco contro le raffinerie di petrolio è stato un colpo al cuore per i sostenitori dello Stato islamico. Come detto dal portavoce del Pentagono, John Kirby, l’Isis guadagna dalla vendita del petrolio grezzo delle raffinerie ben 2 milioni di dollari al giorno. Una cifra che permette agli estremisti di rifornirsi di beni primari e secondari per la loro causa. Nelle prossime ore continueranno i bombardamenti verso questi obiettivi strategici, perché se l’Isis avrà meno forza economica sarà meno insidiosa anche in Europa e negli Stati Uniti. Se è certo che queste azioni di guerra proseguiranno, non si capisce ancora quando si concluderanno. Il rischio di una guerra di logoramento è alto e Barack Obama non vuole fare la fine del suo predecessore.

Olanda e Germania inviano aiuti militari. La Gran Bretagna verso l’intervento diretto – Quindi è fondamentale allargare i confini della coalizione e l’Europa dovrà iniziare a partecipare in prima persona a una guerra, ha ribadito il capo della Casa Bianca, «che non è solo la nostra». Un messaggio recepito dal Primo ministro britannico David Cameron, che venerdì dovrebbe ottenere il via libera dal Parlamento per partecipare agli attacchi aerei contro le postazioni dell’Isis in Siria e Iraq. «Siamo di fronte al male e il mondo deve unirsi in questa battaglia», ha affermato l’inquilino del numero 10 di Downing Street. Parole che hanno trovato d’accordo l’Olanda che ha deciso di inviare sei aerei da combattimento F-16 per gli attacchi in territorio iracheno. Sempre in Iraq, gli olandesi invieranno 250 soldati e 130 istruttori militari. Nel frattempo sono arrivate a destinazione le prime armi tedesche, che permetteranno ai curdi di fronteggiare i combattenti jihadisti. Qualcosa si muove in Europa, ma come al solito in ordine sparso e confuso.

 

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