Siamo stati leggermente maleducati anche noi nel celebrare con un giorno di ritardo il compleanno di uno dei più noti e rappresentativi registi spagnoli, Pedro Almodóvar, autore, tra i tanti film di successo che ha sfornato la sua fervida fantasia, di “La mala educación”. La cattiva educazione del suo bellissimo film è quella che prende il via da un’infanzia segnata dalla sofferenza e ampliata da un’adolescenza che impedisce a due omosessuali di approdare a una serena consapevolezza del proprio essere, che lascia il segno per tutta la vita e della quale non ci si può più liberare. La perdita della propria identità, e l’estraniamento dell’io, rappresentati per il regista dall’idea del travestimento, che attraversa tutto il film, e gioca con l’idea del ruolo di ogni personaggio, sono la conseguenza di questo malessere, che Almodóvar indaga nel perenne equilibrio tra il comico e il drammatico.

Considerato il suo carattere ironico e amante del grottesco, ci sentiamo già perdonati. Il suo essere regista, legato a un punto di partenza che si apparenta in maniera stretta con i codici del melodramma, ci fa immaginare la sua figura come quella di un allenatore calcistico che prima di pensare alle disposizioni tattiche e alle strategie, lavora sul gruppo dal punto di vista psicologico ed emozionale. È uno dei pochi registi al mondo che riesce a creare un gruppo coeso e motivato, che arriva a sentirsi parte di una sola famiglia. Lo si deduce dall’affetto cinematografico e fotografico con il quale tratta le riprese di ogni singolo attore, cui dedica primi piani sempre intensi e significativi, quasi li carezzasse ognuno con le luci e la macchina da presa.

Se si dovessero riassumere i codici emotivi che muovono le sue creazioni si dovrebbe parlare di passione, desiderio, famiglia e identità. Codici che danzano nel turbinio di un mondo sempre acceso di colori tra le varie icone dei nostri tempi, a partire dalle canzoni pop e ancor più popolari, per finire alle scenografie di una irriverente e colorata modernità. È un regista di fama internazionale che rappresenta il mondo mediterraneo e la cultura spagnola, pur mantenendo il suo occhio e la sua mente aperta a tutte le modificazioni dei tempi che cambiano. Giunse alla consacrazione internazionale con “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, ma è quando la sua ironia pungente e dissacrante si stempera in un leggero abbandono del canovaccio melodrammatico e va a inserirsi in una scia più delicata e umana, con la quale realizza “ Tutto su mia madre”, che arriva la vittoria del premio per la migliore regia al Festival di Cannes, che nel 2000 lo porterà alla vittoria dell’Oscar per il miglior film straniero, che poi verrà replicata nel 2003 con l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale per “Parla con lei”.

Non fu affatto favorito dalla situazione familiare, né dalle circostanze storiche che lo circondavano, anche perché la sua passione per il cinema fu messa alla prova dall’operato di Francisco Franco. Nacque a Calzada de Calatrava il 24 settembre del 1949, ma all’età di otto anni la famiglia dovette trasferirsi in Estremadura, dove il piccolo Pedro studiò presso i frati francescani e salesiani, e probabilmente questo primo incontro con gli apparati clericali finì per caratterizzare certi modi di intendere la chiesa. Quando sedicenne, andando a Madrid, si iscrisse alla scuola nazionale di Cinema, Francisco Franco, e non è difficile immaginarne le ragioni, da originalissimo dittatore quale era, decise di far chiudere la scuola che poteva formare creatori di sogni e di libertà.

Ma la chiusura della scuola non tarpò le ali alle passioni del ragazzo spagnolo, che continuò da autodidatta a studiare cinema e teatro. Il risultato è una lunga scia di film di un ragazzo arrivato sulla cresta dell’onda della scena cinematografica mondiale, che narrano di realtà marginali della società e diventano mano a mano negli anni sempre più centrali. Mantenendo toni scandalistici e provocatori, ma sempre illuminati da un colore non solo cinematografico, ma anche di costume e che si avvitano in maniera raffinata e sinuosa intorno ai sentimenti e alla passione, che rimane il fulcro del cinema di Almodóvar.

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