Civati e Vendola, una forte intesa – Il mondo della politica è in agitazione. A sinistra, come a destra, si cerca di mettere in piedi innovativi progetti per entrare da protagonisti in una nuova fase che tarda ad arrivare. In queste ultime ore, però, sono le forze alla sinistra del Partito Democratico a parlarsi e incontrarsi. La differenza con il recente passato, è che si prova a coinvolgere anche qualche corrente di via del Nazareno. Pippo Civati, tanto per fare un nome, è ormai molto vicino alle posizioni di Vendola e Fratoianni e non nasconde di sentirsi a suo agio con il presidente della regione Puglia. I rapporti sono migliori con il leader di Sel, mentre con Matteo Renzi il feeling si è interrotto dall’epoca della prima Leopolda. Nichi Vendola e Pippo Civati, però, non sono i soli architetti della nuova sinistra. Una casa su più piani che non coinvolgerà personaggi come Gianni Cuperlo, legato alla tradizione democratica e deciso a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel principale partito italiano.

Fassina, da viceministro di Monti a Landini. Il passo è breve – I nomi sono altri e in queste ore stanno venendo fuori, perché uniti da una nuova battaglia: eliminare il pareggio di bilancio dalla Costituzione tramite una legge di iniziativa popolare. Le figure che stanno provando a portare avanti questa proposta sono Maurizio Landini della Fiom, Stefano Rodotà e altri costituzionalisti, Sel e la galassia della sinistra extraparlamentare. Beh, solita compagine. Invece no, perché alle classiche personalità del progressismo italiano si aggiungono anche alcuni esponenti della minoranza del Pd. Il primo di tutti è Stefano Fassina. L’ex viceministro dell’Economia non solo è lontano dall’attuale segretario, che ha paragonato a un conservatore, ma ha perso credibilità nell’area cuperliana e bersaniana dopo il ruolo giocato nel governo dei tecnici di Mario Monti. Adesso Fassina prova a reinventarsi sulla scena politica e lo fa allontanandosi sempre di più dalle scelte della segreteria del Partito democratico.

La partita tra Renzi e una parte della sinistra – Scissione in vista nel Pd? Per adesso nessuno ha il coraggio di fare il passo più lungo della gamba, perché gli ultimi che hanno deciso di abbandonare il partito riformista per un movimento radicale sono finiti nell’anonimato. E’ sufficiente ricordare politici come Fabio Mussi, Pietro Folena e Claudio Fava. Se non ci fossero stati i loro fallimenti, molto probabilmente, Civati e Fassina starebbero già lavorando a un altro partito a sinistra del Pd. I tempi, però, sono cambiati. Forse la crisi economica ha spento la voglia dell’italiano di creare sempre nuovi movimenti politici. Allora occorre prudenza e provare a scardinare l’autorità di Renzi nella sinistra italiana. Un’impresa difficile, considerando il ruolo chiave in Europa e nel panorama internazionale del presidente del Consiglio, ribadito dalle recenti parole di stima di Bill Clinton. Eppure a sinistra ci credono. Provano a logorare la credibilità di Renzi nel Paese. L’obiettivo è rallentare e ostacolare le riforme del governo di larghe intese. Lo fa Sel con 353 emendamenti presentati nella discussione parlamentare sulla cruciale riforma del lavoro. E’ qui che si gioca il futuro della sinistra, dove molte carte verranno scoperte.

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