Taormina è memoria nella memoria – Taormina non è solo città ma è i suoi “dintorni” nel senso che è “intorno”. Il suo vasto comprensorio, racchiude memoria nella memoria storica. Conoscere meglio un luogo che è complesso e nuovo, ogni volta che lo si torna a leggere come fosse la prima volta, ha come principio quello di abbandonare i percorsi prescritti per intraprendere vie differenti. Si può scegliere di fare una passeggiata alternativa per recarsi in alto, senza altro strumento del percorso, tranne i propri occhi e le proprie gambe, arrampicandosi per giungere in cima ad ammirare una Taormina dall’alto.

La fine del percorso, l’inizio del viaggio – Lasciata la cittadina e giunti sulla via Leonardo da Vinci, una scalinata che s’inerpica sino alla sommità, vi farà giungere sino alla zona detta della Madonna della Rocca. Questa scalinata viene chiamata anche “Via Crucis” per la presenza lungo il tragitto di sculture di Domenico Girbino che raffigurano i momenti della passione del Cristo e sono legate ai riti religiosi della città durante la settimana pasquale. Il paesaggio è quello della macchia mediterranea che farà da cornice allo stupefacente crescendo della bellezza di cui godrete. La fine del percorso sarà solo l’inizio del viaggio, perché una volta giunti sul piazzale della chiesa della Madonna della Rocca, resterete privi di parole, innanzi alla visione della città, che risulterà essere presa in un unico abbraccio con i monti circostanti, le coste calabre che salutano e da un altro affaccio, la visione della Baia di Naxos, l’Etna immancabile consigliere e lì, ancora più sù, il piccolo borgo di Castelmola.

La descrizione dell’arabo Edrisi – A 398 metri sul livello del mare, questo è possibile e se si volge lo sguardo in alto, le antiche vestigia di Castel Tauro lanceranno inattesi messaggi, provenienti da antichi popoli. Il geografo arabo Edrisi, che viaggiava in veste ufficiale per conto del re normanno Ruggero II, dopo che nell’anno Mille, il padre aveva conquistato l’isola, riportandola ai costumi cristiani, posti all’abbandono dai  secoli di dominazione araba, scriveva del sito: «Dopo la città di Messina, ad una giornata lungo la riviera, giace la città di Tabarmîn: fortezza difendevole, posta in sito erto ed eccelso; uno de’ più celebri castelli primitivi e delle più nobili città vetuste, fondata in un monte che sovrasta al mare. Ha Taormina un bel porto, al quale sogliono venir de’ legni da tutte le parti». Edrisi scrisse tutto ciò che vide nel “Libro di Ruggero”, testo redatto per amplificare e sostenere l’azione politica del re così come era in uso nel periodo. Lo stesso Edrisi, colto arabo che insieme ad altri ingegni musulmani frequentava le corti normanne per aumentarne il prestigio, descrisse la sommità del monte su cui sorge il castello e il santuario, definendoli “sacri” sin dai tempi antichi.

Castel Tauro parte della linea difensiva della città – Il castello di Taormina è una fortificazione medievale datata tra l’XI e il XII secolo, che ha l’impronta arabo-normanna di molte costruzioni dell’isola. Sorge sulla sommità più elevata del Tauro e si ritiene che questa fosse una delle acropoli della città. Probabile che il nucleo originario del fortilizio fosse di epoca greco-bizantina e che venne riorganizzato come luogo di difesa dagli arabi e ne costituì l’ultimo baluardo dopo l’assedio normanno nel 1079. In seguito subì altri rafforzamenti e le mura che appaiono oggi sono chiaramente d’epoca normanna; per questo motivo oggi viene nominato come Castel Tauro e il precedente nome Castello Saraceno, è meno in uso. Inoltre il castello di Taormina costituisce una linea difensiva più lunga perché l’altra fortificazione si trova a Castelmola e in mezzo, doveva trovarsi un’altra torre detta di “Malvicino”, di cui talune fonti storiche narrano ma che in epoca attuale non è più visibile né se ne conosce la corretta ubicazione originaria.

L’antico santuario di Madonna della Rocca – Ai piedi del castello, c’è la chiesa della Madonna della Rocca che fu scavata nella roccia attorno al XII secolo e ricostruita nel milleseicento. Eppure, per tornare all’arabo Edrisi, è probabile che qui vi fosse un piccolo santuario già in epoca precedente perché l’arabo ne parla pur se in termini generici. La chiesa, di piccole dimensioni, mantiene ancora oggi il soffitto scavato nella roccia e fu riportata alle sue funzioni sacre e rituali dall’Abate taorminese Francesco Raineri, nell’anno 1640. Il Raineri, era Abate di S. Anna e Arcidiacono della cattedrale di Monreale, fu Vicario e Luogotenente del Cardinale di Palermo, Cosma Torres, e fu il Rettore del Seminario di Monreale; uomo influente dunque, che viene ricordato “per le sue elevate doti morali e le sue alte capacità religiose” amante del bello e della sua città. A lui si deve anche l’abbellimento della Cappella della chiesa di S. Agata nel Monastero di S. Domenico, duramente colpita nei bombardamenti del 9 luglio del 1943.

La madonna della Rocca e il culto mariano – La chiesa della Madonna della Rocca è un edificio semplice, ma il legame con la città è indissolubile. La Madonna è la compatrona di Taormina insieme al Santo Pancrazio. Taormina, è bene dirlo, fu una città medievale che ebbe notevoli momenti di fioritura economica, sociale e politica, essa era inserita nell’alveo delle città demaniali ossia legate al re e come tutte le città del demanio reale aveva anche un patrono e nel caso specifico anche una patrona. La devozione mariana nella città, ha origini legate al suo essere stata prescelta sin dalle prime fasi del cristianesimo siciliano, come sede vescovile e infatti è ricca di edifici religiosi. Il culto di Maria è presente anche nella devozione verso Maria Addolorata e Maria Ausiliatrice; la Madonna della Rocca dunque entra in questo cerchio sacro.

Il pastorello e l’apparizione di Maria – L’edificio restaurato per volontà del Raineri e scavato nella roccia, fu costruito per il miracolo che qui avvenne. Un giovane pastore che pascolava il gregge in questa zona, costretto da un improvviso temporale, si rifugiò nella grotta e fu qui che vide, in fondo alla grotta, illuminata dalla luce di un fulmine, una bellissima donna che teneva fra le braccia un bimbetto biondo e gli sorrideva con affetto materno. A riportare la leggenda, è Monsignor Giovanni Di Giovanni nella “Storia civile di Taormina”. Il seguito è quello comune a tante apparizioni mariane nel mondo: il pastorello tornò a casa e non venne creduto, poi convinse i genitori della veridicità delle sue parole e li condusse sino alla grotta dove in una fessura nella roccia, venne ritrovato un dipinto con la Madonna e il Bambino. Il ritrovamento sembra essere stato quello di un’icona bizantina di cui non si hanno tracce ma questo fu ciò che diede il via ad un rinnovarsi del culto mariano e che l’Abate Raineri riportò in uso.

La devozione dei cittadini in un luogo altamente spirituale –  La devozione dei taorminesi verso la Madonna della Rocca è molto forte, di eguale intensità a quella verso San Pancrazio. La chiesa internamente è semplice, ad un solo vano, una sola porta d’accesso con stipiti ed architrave in pietra di Taormina e la particolarità di questo soffitto, di roccia viva. C’è annessa la sagrestia ed un altro spiazzo interno che si dice fosse l’orto dei monaci basiliani. Poiché vicino alla chiesa, sorgeva anche un antico monastero basiliano che poi venne abbandonato.

Il Monastero basiliano, oggi sede dell’ “Accademia del Sacro” – Il monastero di recente, è stato riportato alla vita dopo un periodo di restauro e dal giugno 2012, è sede dell’ “Accademia del Sacro”, il cui presidente è l’architetto Salvatore Tudisco. Il restauro dell’ex Monastero, è avvenuto sotto la supervisione della Diocesi di Messina-Lipari-S.Lucia del Mela e l’ “Accademia” ha ricevuto gli auspici della Presidenza della Repubblica Italiana. L’ “Accademia del Sacro” nasce come «Associazione Culturale e Impresa Sociale, che si occupa di formazione nell’ambito della conservazione e della divulgazione del patrimonio culturale di matrice ecclesiastica». Ha ospitato manifestazioni di grande interesse culturale e al suo interno, oltre alle celle dei monaci e al refettorio, è possibile visitare la mostra permanente di arte povera “Blu”, creata e curata dall’architetto Tudisco. L’esposizione raccoglie sculture di pietra, ferro e legno e si inserisce alla perfezione in questo luogo dove arte, cultura e natura costituiscono un trinomio perfetto.

[Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014]

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