La lentezza del Parlamento – La pausa estiva si è conclusa da qualche settimana e la velocità con cui fu votata, in prima lettura, la riforma del Senato a Palazzo Madama è soltanto un lontano ricordo. Trascorrono i giorni e i lavori parlamentari stentano a ripartire. I pessimi dati sull’economia e sulla recessione dell’Italia, rispetto agli altri paesi dell’Unione europea, non hanno smosso le acque. Sembra ci sia una sorta di indifferenza verso il contesto socioeconomico del Paese. Le due aule del Parlamento si comportano come se l’Italia si trovasse in una condizione di crescita e di prosperità. Tra assenteismo e scontri politici per eleggere i membri della Consulta e del Csm, le riforme necessarie per il rilancio del sistema attendono un’approvazione nel già lento iter parlamentare. Se sul Csm l’intesa tra Partito Democratico e Forza Italia ha retto e ha portato all’elezione di Pierantonio Zanettin (FI) con 525 voti e Paola Balducci (area Sel) con 521 voti, per quanto riguarda i giudici costituzionali ancora non si è sbloccata la situazione.

Uno stallo pagato dai cittadini – Nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 dei componenti dell’Assemblea, pari a 570 voti e il ticket Violante-Bruno è stato bocciato. A questo punto servirà una quindicesima votazione, che i presidenti della Camera e del Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, convocheranno per la prossima settimana. Un comportamento inaccettabile da parte delle varie forze politiche, che avrebbero dovuto trovare un’intesa qualche giorno fa. Invece gli interessi di parte e la voglia di strumentalizzare qualsiasi vicenda nella logica delle “elezioni perenni” ha prodotto la situazione attuale. Il Parlamento è bloccato e il dramma è che il Paese non può permettersi tutto ciò. Come sostenuto dalle istituzioni europee e dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, l’Italia ha bisogno delle riforme per tornare a crescere e invertire il trend negativo che da troppi anni caratterizza la nazione.

Quanto è distante il Parlamento dal Paese reale – Il pacchetto di riforme è corposo. Si va da quelle istituzionali alla riforma del lavoro, passando per quella della scuola, della giustizia e lo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione. Le cittadine e i cittadini attendono delle risposte e invece devono assistere al solito teatrino della politica. Il Paese soffre e perde competitività. La nostra lentezza è imbarazzante rispetto alla velocità delle nazioni emergenti e del blocco occidentale. La banca dati del Cerved ha mostrato dei dati preoccupanti. I fallimenti aziendali, nel secondo trimestre dell’anno, sono stati 4.241, in aumento del 14,3 per cento. I fallimenti riguardano tutta l’Italia. Segnali che mostrano come l’uscita dalla crisi economica è lontana. E’ sempre più distante, a causa di un immobilismo politico incomprensibile che mostra la distanza di quel mondo da quello reale.

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