Gli uighuri, perseguitati in Cina – L’etnia turcofona degli uighuri è davvero poco conosciuta. I media non ne parlano quasi mai e le varie associazioni umanitarie e pacifiste li snobbano. Uno dei pochi giornalisti che in questi anni ne ha parlato, è stato Pierluigi Battista. L’editorialista del “Corriere della Sera” li ha menzionati in uno dei suoi ultimi libri, “Lettera a un amico antisionista”. Li ha citati in senso provocatorio, per mettere in luce come coloro che si definiscono “pacifisti”, ignorano molti popoli che subiscono delle ingiustizie in diverse parti del mondo. Un’indifferenza rivolta anche verso gli uighuri. Come ricorda Battista nel primo capitolo del suo libro, «sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive principalmente nello Xinjiang, la regione occidentale della Cina che le autorità di Pechino hanno già provveduto a ripulire nel corso degli anni con lo spostamento coatto di circa 200 mila persone». Una popolazione fiera e caparbia, quella degli uighuri, che ogni tanto si ribella all’autorità cinese per le ingiustizie subite.

Il professor Tohti, condannato all’ergastolo da Pechino – Una delle ultime proteste è stata quella del luglio 2009, quando il regime comunista cinese ha messo a tacere le voci degli uighuri provocando oltre 150 morti. A causa del muro comunicativo alzato da Pechino con il resto del mondo, è difficile sapere cosa accade dentro i confini della Repubblica popolare. Nonostante ciò, nell’epoca delle nuove comunicazioni, qualche notizia riesce a trapelare e così si è scoperto che in questi giorni le istituzioni cinesi continuano con una politica repressiva nei confronti degli uighuri. Questa volta, però, non si sono scagliati contro un gruppo di manifestanti. L’obiettivo della Cina è uno e si chiama Ilham Tohti, uno studioso che in questi anni ha criticato la politica cinese nei confronti dell’etnia degli uighuri. Nella giornata di ieri è stato condannato all’ergastolo dal tribunale di Urumqi (che gli ha confiscato anche tutti i suoi beni) con l’accusa di “separatismo”. Il dottor Tohti è un brillante economista dell’università Minzu di Pechino.

Gli interessi economici nello Xinjiang – Il governo cinese, inoltre, è accusato di mettere in piedi un’economia volta a sfavorire gli interessi di questo popolo. Dal canto suo il professor Tohti si è sempre contraddistinto come un non violento, anche se la Cina l’ha accusato di fomentare disordini e violenze. I cinesi parlano del rischio di infiltrazioni jihadiste nel territorio, ma in realtà ciò che preoccupa Pechino è l’aspetto economico. Gli uighuri chiedono maggiore indipendenza per lo Xinjiang, ma la Cina ha investito diversi miliardi in infrastrutture, petrolio e gas. E’ una zona strategica. Gli uighuri si lamentano che i posti di lavoro creati in questo territorio, sono stati concessi soltanto ai cinesi di etnia Han. La dura condanna inflitta al dottor Tohti è solo un’altra censura perseguita dal regime, che durante l’ultima stagione estiva ha intensificato i controlli religiosi nella regione dello Xinjiang. L’obiettivo è far estinguere questa minoranza etnica, mentre il mondo si gira dall’altro lato e fa finta di nulla.

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