Dove si riscrive la storia del pensiero umano – Il viaggio del Presidente del consiglio, Matteo Renzi, nel cuore pulsante e tecnologico degli Stati Uniti è stato un qualcosa a cui il premier teneva molto. Non vedeva l’ora di carpire qualche segreto da poter adattare al sistema Italia. Era ansioso di percepire un pensiero alla base di un progetto, che potrebbe essere trasferito al mondo della politica e non solo. La Silicon Valley, in effetti, non è soltanto un agglomerato di brillanti menti che cercano di sfidare i limiti umani della conoscenza. E’ un insieme di persone con una visione della realtà ben precisa, con dei valori e delle regole irrinunciabili. Sta in questi principi generali, molto probabilmente, il segreto del loro successo. Come diceva Steve Jobs, da queste parti non avviene soltanto «un processo di conversione di elettroni e impulsi magnetici in forme figure e suoni. No, è ben altro. Siamo qui, per cambiare l’universo, altrimenti perché saremmo qui? Stiamo creando una coscienza completamente nuova come fanno gli artisti, o i poeti. Così dovete vedere la cosa. noi stiamo riscrivendo la storia del pensiero umano».

Il punto fermo è la meritocrazia – A metà strada tra scienziati e umanisti del nuovo millennio, le donne e gli uomini che lavorano nella Silicon Valley sono un esempio per milioni di persone sparse nel mondo. Anche per Matteo Renzi. Nella culla in cui ogni rivoluzione tecnologica prende piede, nel centro di colossi come Apple, Google, Facebook, Twitter, Intel, Oracle, Yahoo e Ebay, per fare qualche nome, il segretario del Partito democratico prova a scorgere qualche particolarità. E’ qui che la parola meritocrazia, uno dei termini centrali nell’azione politica del premier, assume uno dei significati più rilevanti e profondi. Nella Silicon Valley vanno avanti i migliori. L’età c’entra poco. Ciò che conta sono le doti individuali e le idee di progettazione. Occorre avere una visione della realtà e adattarla alle innovazioni tecnologiche. La vita si sussegue con una velocità maggiore e c’è l’utopia di cambiare il mondo. A confermare questa tesi ci pensa Stefano Bernardi, un giovane italiano emigrato (come tanti altri e i nostri connazionali nella Silicon Valley sono almeno 5.500) che con due amici ha avviato un suo fondo per startup.

Quanto è lontana l’Italia – Oggi Bernardi, tra le altre cose, ha fondato Italian Startup Scene, un gruppo su Facebook che raccoglie più di 10 mila membri e i consigli che da ai giovani che gli scrivono sono sempre gli stessi:  «Imparare a programmare, non è mai tempo perso, studiate bene l’inglese. Quando arrivate in Silicon Valley nessuno deve capire che siete italiani, impegnatevi sempre. Non servono le raccomandazioni. Il mondo è meritocratico. La Silicon Valley ti incoraggia a fare». Ed è proprio sulla meritocrazia, come ha fatto notare anche Gabriele Bodda, direttore di Baia, che ruota ogni cosa. Per lui l’avvento di Renzi alla presidenza del Consiglio è una buona notizia, per chi «cerca ambienti meritocratici, in cui sia possibile emergere senza che l’età, le origini, o le parentele possano essere d’intralcio». La Silicon Valley non sembra un altro mondo rispetto all’Italia, lo è. La differenza è abissale. Come si può notare in queste settimane, con la discussione su alcune riforme di cui la nazione ha bisogno, provare a diffondere la meritocrazia in un Paese di caste dove si crede che l’età sia il fattore per assegnare promozioni o altro, è una missione quasi impossibile.

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