Gli americani attaccano l’Isis con l’aiuto di cinque paesi arabi – Gli Stati Uniti e cinque paesi arabi hanno attaccato i territori della Siria in cui si trovano i fondamentalisti islamici dell’Isis. Nell’operazione militare non c’è il coinvolgimento di paesi europei, ma stanno fiancheggiando gli americani l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi, la Giordania, il Bahrein e il Qatar. L’obiettivo dei missili Tomahawk, lanciati dalle navi statunitensi, sono centri di addestramento, quartier generali e accampamenti di truppe. Il presidente Barack Obama considera un successo diplomatico aver coinvolto alcuni paesi arabi, in modo da dimostrare alle popolazioni della regione che non è una guerra tra Occidente e Oriente. Sono dei raid rivolti alla brutalità e alla pericolosità dell’estremismo islamico dei seguaci del Califfato. In queste ore la politica e le azioni militari diventano un tutt’uno e Obama prova a dare un colpo mortale all’Isis. Lo fa nonostante lo scetticismo di Tony Blair, che ieri sul “The Guardian” aveva messo in dubbio l’azione dei governi occidentali.

areas of Isis influence

Colpito il centro strategico di Al-Rakka – L’ex Primo ministro britannico è convinto che serva anche e soprattutto un’azione via terra per debellare il Medio Oriente dai fondamentalisti islamici. I raid aerei, ha ribadito il punto di riferimento dei laburisti inglesi, possono limitare e non sconfiggere i sostenitori dello Stato islamico. A quanto pare l’inquilino della Casa bianca non è d’accordo e così, nella notte appena trascorsa, è stata messa a ferro e fuoco la città di Al-Rakka, nel nord-est della Siria, centro strategico dell’Isis. Dopo gli oltre 180 attacchi aerei in Iraq, gli americani e gli alleati hanno iniziato a mettere sotto pressione il territorio siriano occupato dagli jihadisti. Niente di nuovo per Assad e i suoi uomini che, come ha riferito il diplomatico della Siria presso le Nazioni unite, erano stati avvertiti per tempo dei bombardamenti di una parte della coalizione anti-Isis. Ciò che in queste ore sta candendo dal cielo siriano, è una benedizione per Bashar al Assad che rischiava di veder ridimensionato il suo potere in favore della frangia sunnita.

Raid sempre più frequenti. Che fa l’Ue? – Ed è proprio la diatriba secolare tra sciiti e sunniti a aver spinto alcune nazioni arabe a bombardare l’Isis. Su questo scontro il presidente Obama vuole trarre il massimo vantaggio e nei giorni scorsi ha ottenuto dal Congresso un finanziamento di 500 milioni di dollari per formare e armare, nei prossimi otto mesi, un gruppo consistente di ribelli siriani. La tattica è sempre la stessa: far crescere la serpe in seno, anche con il rischio di venire morsi dopo qualche anno. Nel frattempo i centri strategici principali dell’Isis in Siria sono stati presi d’assalto. Mentre proseguono i raid in Iraq, decine di combattenti dello Stato islamico sono stati uccisi o feriti. L’impressione è che gli americani intensificheranno nelle prossime ore i raid, che potrebbero verificarsi con una frequenza giornaliera. A questo punto occorre chiedersi quale sarà il ruolo dell’Unione europea. Il vecchio continente continuerà a discutere all’infinito sulla possibilità di affiancare gli Stati Uniti nell’intervento militare?

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