La scuola e la società – La scuola cambia, perché cambia la società o viceversa? Un quesito degno di Gigi Marzullo che pone l’Italia di fronte a una riflessione seria e preoccupante. Non aver più alcun punto di riferimento nella società e aver frainteso il concetto di relativismo, ha condotto a delle inversioni inaspettate. Nel mondo della scuola, luogo di regole e disciplina, emerge con maggiore evidenza la difficoltà di applicare norme che oggi stanno strette. Se si vive in una realtà dove il passato è stato dimenticato, è chiaro che le persone più grandi e i loro insegnamenti vengono etichettati come inutili. Vivere in maniera ossessiva il presente, senza preoccuparsi di tutto il resto, è l’obiettivo ricorrente nel mondo contemporaneo. In un panorama del genere la scuola è quasi un ostacolo, un qualcosa di inutile e fine a se stessa. Se a ciò si aggiunge la crisi economica e la necessità delle persone di trovare un lavoro al più presto e non “perdere tempo” nello studio, si comprende come la situazione è davvero complicata.

Le degenerazioni dell’epoca contemporanea – Al di là delle motivazioni economiche, la scuola paga la liquidità della parola cultura. Quale peso ha un termine del genere nella società dei nostri giorni? Perché il ministro dei Beni culturali è costretto a incentivare le visite ai musei? La risposta sta nell’indifferenza. Si pensa di sapere già abbastanza e si è illusi di avere a che fare con la conoscenza quando si entra in contatto con la velocità dell’innovazione tecnologica. Dimenticando, però, che il rapporto con la tecnica, se non accompagnato dalla ratio, può condurre a gravi fraintendimenti. Nell’età in cui si crede di sapere tutto, si è perso il senso della responsabilità e quello che non si conosce non può essere insegnato da un professore, paragonato a un libro vecchio. Quindi le ragazze e i ragazzi delegano le loro sconfitte scolastiche ai docenti. Se si viene bocciati o si va male in un’interrogazione la colpa è dell’insegnante. La situazione è peggio del previsto, perché ad assecondare una tesi del genere ci pensano anche i genitori pronti a puntare il dito contro l’educatore e a liberarsi da eventuali responsabilità.

Messina, auto incendiate a preside e professoressa – Nel panorama apocalittico appena descritto, il professore diventa una sorta di soldato al fronte. La sua barriera è la cattedra, le sue armi sono un registro e una penna rossa. Come spesso accade durante un conflitto, ci si può ferire. Le protezioni, del resto, non sono perenni e il nemico può colpire in qualsiasi momento. E’ quello che è successo a Messina, presso l’istituto Albino Luciani in zona Fondo Fucile. Un quartiere pieno di problemi, dove alcune persone hanno fatto ristrutturare il fascio littorio sulle loro case. Invece di eliminarlo, in quanto simbolo della dittatura fascista, hanno scelto di riproporlo ignorando le pagine di sangue e dolore scritte dal regime di Mussolini. In un contesto del genere è stata incendiata l’auto della preside, dopo che nei giorni scorsi un alunno di 13 anni, individuato dalla polizia, aveva dato fuoco alla macchina di una professoressa dello stesso istituto. Un gesto intimidatorio che fa smarrire il senso dell’istituzione scolastica e contribuisce a rendere queste zone cittadine dei terreni di guerra perenne, dove il più forte ha la meglio sul debole e studiare è qualcosa per chi non sa tenere in mano una pistola.

© Riproduzione Riservata

Commenti