Napolitano e le parole contro gli ex compagni – Il dibattito sulla riforma del lavoro sta appassionando il mondo della politica. A scontrarsi con maggiore forza sul Jobs Act, sono i cosiddetti renziani da un lato e le varie correnti del Partito democratico dall’altro. In questo botta e risposta, un po’ a sorpresa e con la consueta eleganza linguistica che lo contraddistingue, è voluto intervenire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’inquilino del Quirinale ha tenuto a sottolineare come «l’Italia non può restare prigioniera di corporativismi e conservatorismi, serve maggiore coraggio sul tema del lavoro». Con questa dichiarazione il capo dello Stato dimostra di non disdegnare la riforma del welfare che il governo di larghe intese vorrebbe realizzare e chiude la porta in faccia ai suoi ex compagni di partito. Certo, non si doveva aspettare l’aspra discussione sulla questione lavorativa per comprendere come il pensiero di Napolitano sia distante dall’area di sinistra del Pd, di quel partito in cui lui ha creduto sin dal primo momento.

Uno dei “padri politici” di Renzi – Già ai tempi del Pds e dei Ds, il presidente Napolitano aveva mostrato una visione diversa rispetto a quella dei suoi colleghi di partito. Una concezione più europea, occidentale e meno ancorata agli ideologismi del Novecento. Sotto questo aspetto il presidente non ha fatto altro che anticipare il pensiero di Matteo Renzi, il quale tra i suoi “padri politici” dovrebbe inserire, oltre a Walter Veltroni, anche Giorgio Napolitano. Il rapporto tra i due, da indiscrezioni che trapelano dai palazzi romani, è ottimo. Nel giovane premier fiorentino, infatti, il capo dello Stato vede le sue aspirazioni di qualche decennio fa. Nell’azione politica del presidente del Consiglio c’è qualcosa che richiama alla visione mostrata in diverse occasioni da Napolitano. Entrambi, innanzitutto, vorrebbero abbattere quei pregiudizi che caratterizzano la sinistra ortodossa. Un muro ideologico che negli ultimi decenni ha fatto più “vittime” tra i governi di centrosinistra e il rischio è che Matteo Renzi possa essere il prossimo.

Quelle strofe che fanno pensare a Napolitano e a Renzi – Questa volta, però, se un simile scontro politico dovesse produrre la fine del governo Renzi, a pagarne le spese potrebbe essere anche l’Italia. Un Paese incapace di risollevarsi, al contrario degli altri membri dell’Unione europea, proprio per l’immobilismo politico del Parlamento. Giorgio Napolitano, dall’alto della saggezza che l’età gli ha consegnato, lo sa bene e le parole sul lavoro e contro i conservatorismi sono un assist al premier. E’ come se tra i due ci fosse anche un rapporto generazionale, di aiuto reciproco per il futuro del Paese. Sotto certi punti di vista, questo legame ricorda la canzone “Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini. Quando il cantautore scrive: «Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera; la polvere rossa si alzava lontano e il sole brillava di luce non vera». Il vecchio e il bambino sono il presidente Napolitano e il premier Renzi, che vanno incontro al buio rappresentato dalle parole della classe politica. La polvere rossa altro non è che le dichiarazioni al veleno dell’ala sinistra del Pd e quel sole che non brilla davvero potrebbe rappresentare i giochi ingannevoli del sistema politico attuale. La canzone si conclude con l’invito del bambino al vecchio di raccontare un’altra favola. L’importante, per Renzi, è che non si tratti di una storia della buonanotte.

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[Foto AP Photo/Gregorio Borgia]

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