I russi sono scesi di nuovo in strada contro Putin – Ieri, domenica 21 settembre, sono scesi nelle strade di Mosca migliaia di russi urlando lo slogan “No alla Guerra!”. Una marcia di protesta contro il presidente russo Vladimir Putin e la costante ingerenza nella crisi ucraina. Le varie agenzie che hanno battuto la notizia, hanno diffuso i dati di partecipazione che riportano la presenza di ventimila persone, secondo l’ “Associated Press” e di cinquantamila per l’ “Ansa”. Il dipartimento di polizia moscovita invece ha diffuso dati che parlano della presenza di circa cinquemila persone. Tra gli striscioni apparsi alcuni hanno rammentato a Putin che “la giunta è al Cremlino, non a Kiev”. La gente ha protestato, sventolando i colori azzurro e giallo della bandiera ucraina. 

La guerra in Ucraina e gli interessi di Mosca – Quella di ieri è stata la prima manifestazione a carattere popolare dall’inizio del conflitto in Ucraina. La guerra vede il bacino del Donbass, le regioni di Lugansk e di Donetsk sotto il controllo degli indipendentisti, ha visto l’annessione della Crimea da parte della Russia e la costante ingerenza di Mosca nel voler decidere sul futuro dei territori con lo sconfinamento fatto dai suoi mezzi blindati, il mascheramento dell’invio di uomini e armi attraverso il canale degli aiuti umanitari, e il progetto finale di un allargamento dei territori russi e di controllo diretto da parte della Russia. 

I russi protestano per l’Ucraina e per la Russia – I manifestanti avevano già lanciato i loro appelli a scendere in strada attraverso un tam-tam su facebook con la richiesta di vedere la fine di una linea politica, quella di Putin, ritenuta “irresponsabile e aggressiva”. Causa di migliaia di morti in Ucraina, Mosca ha attuato un’invasione militare per cui non vi è giustificazione e oltre alla crisi economica dovuta alle sanzioni a cui l’Unione europea ha sottoposto la Russia, secondo gli organizzatori le tendenze di estrema destra e fasciste sono in crescita nel Paese, portandolo ad un isolamento sul piano internazionale e con conseguenze economiche gravissime. 

Le diverse anime dell’opposizione – L’opposizione a Putin ha visto la presenza di un corposo numero di extraparlamentari, ma erano in molti anche gli ultranazionalisti che hanno costretto la polizia a creare dei cordoni per dividere i vari gruppi. C’è stata tensione anche in piazza Puskin, dove i cosacchi inneggiavano alla Novorossia nei territori dell’est ucraino e diversi militanti filorussi, dell’autoproclamata repubblica di Lugansk, chiedevano ai manifestanti di non sostenere “l’esercito nazista ucraino”. Il cuore dell’organizzazione è stato però quello del partito 5 Dicembre, nato dalle proteste contro la rielezione di Putin, tre anni fa, che ha portato a proteste di massa. Insieme al movimento politico c’era anche Solidarnost e il partito d’opposizione RPR-Parnas. 

Fine dei discorsi, si marcia – Gli organizzatori della manifestazione hanno deciso di agire con la marcia, evitando di fare discorsi, ritenuti sterili con il solo e unico scopo di gridare il “no alla guerra”. Nadezhda Mitjuschkina, leader del movimento politico Solidarnost, ha dichiarato in proposito: «Probabilmente possiamo cambiare molto poco, ma non possiamo restare in silenzio, chiudendo le nostre coscienze. Mi vergogno del nostro Paese e del nostro governo». E le parole di Mitjuschkina sono le stesse pronunciate a gran voce dagli altri partecipanti alla marcia. 

C’è un altro movimento anti-Putin, nato sabato 20 settembre – Mikhail Khodorkovski, ex oligarca russo, graziato dal presidente Vladimir Putin dopo una condanna a dieci anni di carcere, sabato ha lanciato il suo movimento Open Russia che ha tra gli intenti quello di riunire le forze filoeuropee in Russia. L’ex oligarca liberato nel 2013 vive in esilio in Svizzera ed ha lanciato, da Parigi, l’idea di Open Russia. Il movimento sarà una piattaforma online, non un partito politico. L’obiettivo è trasmettere l’idea chiara e forte che la Russia è in Europa. Khodorkovski ha espresso bene il suo pensiero quando ha affermato: «Noi siamo l’Europa, che si parli in termini sia geografici sia culturali. In realtà, il modello di sviluppo europeo non significa il rifiuto dei valori nazionali. In Europa ognuno segue la propria strada». Un altro uomo, ancora molto potente, che va ad aggiungersi alla schiera dei nemici di Vladimir Putin.

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