Caro militante ti scrivo – Dopo il duro botta e risposta con la Cgil, il Presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha inviato una lettera ai militanti del Partito democratico in cui ha chiesto di fare quadrato intorno alle sfide del governo per cambiare il Paese. Se con la principale sigla sindacale italiana ha utilizzato un videomessaggio, con i tesserati del Pd lo strumento comunicativo è stata l’email. Un gesto per sottolineare la maggiore vicinanza del premier al suo popolo, anche a quella minoranza che in questi giorni l’ha criticato con forza per la riforma del lavoro chiamata Jobs Act. Il segretario del Pd ha ringraziato i militanti per il loro impegno nelle varie feste dell’Unità disseminate sul territorio, ma le mire del premier sono rivolte alle riforme. Un pallino fisso e non potrebbe essere altrimenti, perché senza spinta riformista si esaurirebbe l’innovazione rappresentata dallo stesso Renzi. Allora occorre insistere, sempre sullo stesso punto.

“Combattere un’ingiustizia, non conservarla” – L’ex sindaco toscano è un martello pneumatico e sul tema del welfare ribadisce: “Il 29 settembre presenterò in direzione nazionale il Jobs Act. Dobbiamo attirare nuovi investimenti, perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati. Ma dobbiamo anche cambiare un sistema ingiusto che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari. Chi oggi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall’età. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino ad oggi”. Il premier, inoltre, lancia una frecciata alle minoranze del Pd: “Ci hanno detto che siamo di destra per questo. Ci hanno paragonato ai leader della destra liberista anglosassone degli anni Ottanta. A me hanno insegnato che essere di sinistra significa combattere un’ingiustizia, non conservarla. Davanti a un problema c’è chi trova soluzioni provando a cambiare e chi organizza convegni lasciando le cose come sono. Anche nel nostro partito c’è chi vuole cogliere la palla al balzo per tornare agli scontri ideologici e magari riportare il PD del 25%. Noi no”.

Sempre gli stessi errori – Il Presidente del consiglio è stato molto duro e vuole mettere in evidenza la profonda differenza tra la sua sinistra e quella rappresentata dai vari D’Alema, Bersani, Cuperlo e Civati. Una sinistra, quest’ultima, che in questi vent’anni non è riuscita a proporre un progetto reale per il Paese, ma ha soltanto programmato un’imbarazzante campagna acquisti in cui si imbarcava tutto e il contrario di tutto. Qualsiasi società si sarebbe resa conto che non avrebbero mai potuto giocare insieme Mastella e Bertinotti, ma la “ditta” del centrosinistra ha avuto sempre i paraocchi. L’obiettivo, del resto, era soltanto uno: sconfiggere l’avversario. Governare l’Italia, invece, passava in secondo piano. Ecco, con le dovute differenze che il contesto storico impone, anche oggi quella sinistra potrebbe compiere gli stessi errori. Il rancore verso Matteo Renzi e il suo progetto di “sinistra in camicia bianca”, rischia di fargli perdere il contatto con la realtà.

Dopo che avranno macchiato la camicia bianca di Renzi, che faranno? – Le distanze tra il mondo del lavoro di cui parlano e quello del Paese reale è abissale. Senza ombra di dubbio, considerando i numeri di cui godono in Parlamento, potranno modificare e azzoppare l’idea di welfare flessibile proposta dall’esecutivo. Potranno macchiare la camicia bianca di Matteo Renzi e lasciare un’impronta che potrebbe segnare per sempre il futuro politico del premier, ma a quale prezzo? Che ne sarà di quel 40,8% ottenuto alle elezioni europee? Il Paese capirebbe questa lotta interna, proprio su un tema come il lavoro? In un momento storico di preoccupante disoccupazione, la corrente di sinistra del Pd è sicura di non apparire, con questo atteggiamento, come l’ultima disperata difesa di vecchi privilegi che non riguardano soprattutto le nuove generazioni? Non è necessario rispondere a queste domande. Ciò che conta è riflettere, perché può essere divertente macchiare la candida camicia di un amico, ma ogni gesto è legato ad un’età anagrafica e il tempo di essere bambini, per loro, è finito da un pezzo.

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