Leslie Caron e Van Heflin intervistati nel giardino del "San Domenico"

Leslie Caron e Van Heflin a Taormina nel 1959: lei aveva 28 anni, lui 49. In “love” , nella ”infuocata terra di Sicilia”, la incantevole ballerina e attrice francese (interprete di “Un americano a Parigi”, “Lili”, “Gigi”), che aveva già alle spalle due matrimoni con divorzi, ed uno dei famosi “duri” del cinema americano che alle famose “pettegole” di Hollywood, in fatto di amori (legali o illegali che fossero), aveva concesso pochissimo o nulla.

Un attore troppo serio per il chiassoso caravanserraglio della favolosa “Mecca del cinema”, a sentire i critici d’oltre oceano. Lui veniva dal teatro (a lanciarlo nel cinema era stata la grande Katharine Hepburn, anche lei cresciuta in palcoscenico) ed i suoi amori, piccoli o grandi, preferiva viverli dietro le quinte, senza il clamore di grancasse propagandistiche spesso prezzolate. E tuttavia, pur senza il chiacchiericcio del “gossip” che contribuiva spesso a creava i miti, la sua bella fetta di popolarità l’attore-non-divo Van Heflin se l’era ritagliata: con la sua indubbia bravura ed una intelligenza interpretativa ispirata anzitutto alla verità ed autenticità dei personaggi (ciò che, negli attori non provenienti dal teatro, spesso difettava). A 33 anni aveva già vinto l’Oscar come migliore attore protagonista per la interpretazione di un giovane alcolizzato nel film “Sorvegliato speciale”; ed atri suoi film importanti sono certamente da ricordare, da “Quel treno per Yuma” a “La tempesta”, “Cordura”, “Il cavaliere della valle solitaria”, “I 9 di Dryfork City”.

Popolarissima quando arrivò a Taormina, a 28 anni, Leslie Caron, francese di nascita e americana di adozione. A 16 anni nel famoso “Ballet des Champs Elysées” di Roland Petit, dove diventerà prima ballerina interpretando il famosissimo “Le jeune homme et la mort” di Jean Cocteau, esordì nel cinema a 20 in “Un americano a Parigi”, accanto al mitico Gene Kelly, confermando poi lo strepitoso successo in “Lili” a 22 anni con Mel Ferrer, a 24 in “Papà Gambalunga” con il “principe del musical americano” Fred Astaire, e raggiungendo il “top” della popolarità a 27 con il “Gigi” di Vincente Minnelli, il film dei nove Oscar. Ma tra i suoi cimeli cinematografici bisogna anche ricordare un “Valentino” interrelato accanto al “principe della danza” Rudolph Nureiev.

Felicissima la carriera della diva, non quella della moglie. A 26 anni, la ballerina-attrice Leslie Caron aveva già divorziato due volte: dal primo marito, nipote ed erede di un industriale della carne che aveva sposato a vent’anni, e dal secondo, un regista di teatro inglese che aveva sposato a 25 e liquidato a 27. Era dunque in idillio da qualche mese con il quarantanovenne Van Heflin, la ventottenne Leslie, quando arrivò a Taormina. Prendevano il tè seduti come fidanzatini sulla panca in pietra che nel giardino del grande albergo ex convento “San Domenico” aveva ospitato l’idillio-gay tra il grande commediografo e regista francese Jean Cocteau e l’attore suo connazionale Jean Marais. E la mattina si alzavano molto presto per salire a piedi a Castelmola e prendere al bar “San Giorgio” la prima gustosissima granita di limone della giornata.

Niente vita notturna, niente passerelle mondane: lui non gradiva. Al teatro greco, per la “notte delle stelle”, applauditissima la diva Leslie, un po’ meno (come ampiamente previsto, ma sempre con un calore ed una intensità superiori alla media) il “non divo” Van Heflin. Ripartirono poi per l’America con lo stesso volo: felicissimi (così apparivano) come quando erano arrivati. Fu vero amore o un semplice idillio, nella Taormina dei grandi sognatori?

Dalle cronache hollywoodiane non arriverà mai, per l’attore Van Heflin, alcuna notizia di matrimonio. Notizie precise, non su uno ma su ben due altri matrimoni (in aggiunta ai due finiti già in divorzi), arriveranno invece per la diva Leslie Caron: celebrati, il terzo nello stesso 1959 (anno dell’idillio taorminese), con il produttore Michael Laughlin, ed il quarto nel 1981, con il regista Paul Magwoord. Chiaramente (non possiamo non pensarlo), ciascuno dei due, dopo Taormina, tornò (sentimentalmente parlando) alla vita di prima: lei con mariti sempre nuovi e lui senza moglie, forse neppure una compagna (almeno ufficialmente). Capitano queste cose, nella storia del cinema. Sono sempre capitate, a Hollywood come in Italia.

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