Ieri per i “venerdì” di Wall Street, Alibaba, il colosso cinese nel settore dell’e-commerce ha stracciato la concorrenza. Alla sua prima uscita in borsa, i titoli sono saliti del 37,32% a 93, 38 dollari e il prezzo dell’initial public offering (Ipo) fissato a 68 dollari per azione con il titolo schizzato in picchiata, che ha guadagnato subito il 44%. La società di Jack Ma, cinquantenne, definito il “Paperone cinese” ha un valore che supera i 200 miliardi di dollari e non poteva sperare in un ingresso tanto trionfale. Jack Ma ha detto, visibilmente emozionato, in un’intervista alla Cnbc: “La prima cosa per noi sono i consumatori, se loro sono contenti, lo saranno anche gli azionisti. La mia preoccupazione è rendere i clienti contenti”.

La società di e-commerce è stata valutata più di eBay, Linkedin e Twitter, ha raccolto con l’Ipo 21,77 miliardi di dollari, fino a salire a 25 miliardi, diventando la maggiore Ipo della storia americana e mettendo in panchina il precedente primato di 22,1 miliardi di dollari, che era detenuto dalla Agricultural Bank of China. Alibaba è stata chiamata anche “l’Amazon o l’eBay dell’est”, un mega bazar che ha surclassato i due colossi americani; nel 2013 ha realizzato un fatturato vendita di 248 miliardi di dollari, affermando che il gruppo “combatte per i più deboli” perché ha come obiettivo la soddisfazione delle richieste delle piccole e medie imprese. Anche la sua struttura societaria fa discutere, basata sulla “partnership” e data la normativa cinese, gli investitori cinesi non possono controllare in modo diretto gli asset strategici del paese, così si è puntata l’attenzione ad una struttura detta anche “entità a interesse variabile” per cui chi acquisterà le azioni di Alibaba, non avrà una quota delle società ma le azioni di “un’entità registrata alle isole Cayman” che secondo contratto, riceve i profitti da Alibaba e dai suoi asset ma non li controlla, garantendo un ampio margine nel movimento societario.

La scommessa su Alibaba, è stata fatta da Jack Ma che ha fondato la società nel 1999. Jack Ma non nasce come miliardario e uomo d’affari ma, alla fine degli anni 90, era un professore d’inglese che insieme a 17 amici decise di puntare tutto sul commercio in rete e che disse: “eBay sarà pure uno squalo nell’oceano, ma noi siamo l’alligatore del fiume Azzurro”. Ed ora quest’uomo, si ritrova ad essere 35esimo nella classifica di Bloomberg dei più ricchi del mondo e nell’operazione Alibaba è riuscito a coinvolgere colossi bancari come, Deutsche Bank Securities, Goldman Sachs, Credit Suisse Securities, J.P. Morgan Securities, Morgan Stanley e Citigroup Global Markets, che sono joint bookrunner nell’operazione. Anche il nostro Paese, l’Italia, ha deciso di investire con Alibaba e a dichiararlo è stato il sottosegretario all’economia Simona Vicari. Ad un convegno sull’acquisto online organizzato da Confcommercio ha detto: “Abbiamo sottoscritto un accordo con la Alibaba perché una parte della piattaforma sia dedicata solo alle imprese italiane e al made in Italy. Con questo accordo si dà l’opportunità alle imprese italiane di esportare i loro prodotti di qualità”.

Il professor Jack Ma, il cui vero nome è Ma Yun, che ha un patrimonio valutato in 15 miliardi di dollari, ha detto che ha come suo modello Bill Gates e devolverà la maggioranza dei propri averi in beneficienza, e a Seattle la città della Microsoft ha ricevuto la sua formazione, partendo da Hangzhou in Cina per andare nell’America delle grandi opportunità, per interpretare il sogno americano e imparare l’inglese, frequentando gli hotel dove c’erano molti stranieri e vedere come “vivevano”. Jack Ma si era fatto le ossa ed era diventato interprete con una sua agenzia per traduzioni d’inglese-mandarino. Poi, nel 1995 con un amico sino-americano aveva deciso di andare a Seattle e lì aveva messo all’opera “il suo talento visionario”. Internet è agli albori delle sue potenzialità anche in America e per nulla conosciuto in Cina, ma Jack Ma intuisce subito che si tratta della “gallina dalle uova d’oro”, lo studia e quando rientra in Cina, fonda una start-up che inizialmente è “poco più che un indirizzario online”. Nel 1999, con 17 amici, prende il via la strada di Alibaba, a casa di Ma. Quello che si vuole attuare è “il business-to-business”, il commercio tra le aziende, e “Alibaba offre i suoi servizi come una piattaforma per i rapporti di import-export tra la Cina e il resto del Mondo”. Una strada verso il globale per quelle imprese medio-piccole che non sono abbastanza forti per la competizione contro le multinazionali. Il commercio online, quello al dettaglio come per Amazon sarà la tappa successiva, una volta creato il portale “Taobao” che in sintonia con lo spirito di Jack Ma, significa “cercare un tesoro” così come “Alibaba” è la parola che rinvia alla magia e alle ricchezze che si possono ottenere, con la chiave giusta. Ebay capisce che Alibaba può diventare pericoloso e prova ad acquistarlo e in competizione con Yahoo che ce la fa e diventa azionista al 40%, versando un miliardo di dollari “cash”. Il tentativo era quello del gruppo californiano di “colonizzare” Alibaba ma il Professor Jack Ma, non ama condividere il proprio potere e dà inizio all’attacco, cosicché Yahoo rivenderà parte del capitale scendendo al 22% e seguendo la linea imposta da Ma.

Oggi, la società di e-commerce Alibaba ha un utile di 10 miliardi di dollari con più di 170 miliardi di dollari di fatturato, vi lavorano 22 mila dipendenti, ha 250 milioni di compratori e dalle stime, il 60% dei pacchi consegnati in Cina, passano da Alibaba. Che poi, le agenzie di investigazione controllino la società e si interroghino sui rapporti strettissimi tra Jack Ma e il potere del Partito Popolare Cinese, che favoriscono operazioni non del tutto limpide, questo magari sarà narrato da uno scrittore amante degli intrighi e avvezzo ai nodi del mistero. Per il momento, Alibaba si gode la festa e brinda al successo.
Lisa Bachis

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