La Scozia, ieri, è andata al voto per il referendum sull’indipendenza dall’Inghilterra. Le operazioni di voto si sono chiuse alle 23 e lo spoglio è andato avanti per tutta la notte, poi all’alba il risultato. Il “no” ha vinto con il 55% delle preferenze e gli inglesi possono tornare a respirare; la Scozia resterà in Gran Bretagna. Secondo i dati diffusi dalla BBC, su 31 circoscrizioni elettorali, il “sì” si è fermato al 45% e il paese della Regina non avrà cesure. Contenta, di riflesso, anche la Spagna visto che il voto scozzese avrebbe creato un preoccupante precedente elettorale; qui a volere l’indipendenza è la Catalogna. L’affluenza alle urne è stata altissima, 4 milioni gli scozzesi sono andati  a votare e il 97%, si era registrato. È stata la parte rurale del paese, quella tra il mare e la brughiera, Le Highlands, le Isole Ebridi, l’Abeerdeenshire, il Galloway,  a decidere chiaramente che non era sostenibile un divorzio da Londra. Anche Edimburgo, che sarebbe diventata la capitale  del neo stato, ha deciso che l’indipendenza non si poteva attuare. Qui, i sostenitori del “sì”, si sono attestati al 39% e il “no” ha vinto con il 69% dei consensi. Le 31 circoscrizioni elettorali sulle 32 scrutinate, hanno pubblicato i dati: i “no” sono stati 1.914.187, mentre i “sì” 1.539. 920. Sia Glasgow, la città con più popolazione, che Dundee hanno scelto l’Inghilterra; pertanto, la Scozia resta “una regione autonoma dell’Inghilterra”, la sterlina è stabile sui mercati e sull’euro e il petrolio scozzese sarà ancora quello della Gran Bretagna.

Dalle contee più piccole e lontane come il Clackmannanshire, le Isole Orcadi, le Shetlands e le Western Islands, le prime ad essere scrutinate, i contrari all’indipendenza si facevano via, via più numerosi, sino alle città più importanti come Edimburgo, Glasgow dove ha votato il 75% dei cittadini con un’affluenza record e Aberdeen, che con il 59% delle preferenze ha visto gli indipendentisti fermarsi al 41%. Solo a Dundee, il “sì” ha vinto, ma questa è conosciuta come la roccaforte degli indipendentisti detta anche “Yes City”; qui gli unionisti hanno avuto il 42,65% e gli indipendentisti il 57,35%.

A parte qualche episodio di “sospetti brogli elettorali” come a Glasgow, dove dieci elettori avrebbero tentato di votare due volte e la polizia ha requisito alcune schede, tutto si è svolto con regolarità. Il First Minister scozzese, Alex Salmond ha ringraziato la Scozia per “1,6 milioni di voti per l’indipendenza” nonostante la vittoria del “No”, e Alistair Darling, leader degli unionisti ha detto che “la gente di Scozia ha scelto l’unità sulla divisione. Gli scozzesi hanno riaffermato i legami che li uniscono agli inglesi. Facciamo in modo che non si rompano più”. Soddisfazione anche da parte del Premier britannico David Cameron, che ha chiesto di “andare avanti uniti” e si attende la dichiarazione scritta che la Regina Elisabetta, rilascerà nel pomeriggio. I media inglesi sono convinti che la Regina farà un appello alla riconciliazione dopo i risultati post referendari.

E a tirare un sospiro di sollievo, è l’Europa tutta. A Bruxelles, la vittoria della Scozia indipendente avrebbe creato non pochi problemi di ordine diplomatico. Se avessero vinto gli indipendentisti, la Scozia sarebbe stata fuori dall’Unione ed avrebbe dovuto fare richiesta d’ingresso come altri paesi ma le procedure di ammissione avrebbero trovato molti contrasti, non solo dall’area franco-tedesca ma anche da quella spagnola per via della “bomba catalana”. Inoltre, i rapporti con la Gran Bretagna sarebbero stati più difficili ed i mercati avrebbero ricevuto un effetto di seria instabilità. Per questo, l’Europa adesso potrà tornare a concentrarsi sulle crisi mediorientali e sulle aspirazioni separatiste dell’est Ucraina.

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