La sinistra Pd contro il Jobs Act – Il testo sulla riforma del lavoro del governo di Matteo Renzi ha ottenuto il prima via libera in Commissione al Senato, ma l’impressione è che la strada sia in salita. Il provvedimento farà il suo ingresso in Aula martedì prossimo e una buona parte del Partito democratico e i sindacati sono già sul piede di guerra. Nei giorni scorsi Stefano Fassina aveva bollato il premier e le sue idee sul lavoro di destra, una protesi di Mario Monti. Oggi le parole di Pierluigi Bersani non sono state più morbide. L’ex segretario democratico ha definito la riforma “surreale” e ha invitato l’esecutivo a “chiarire quali sono i contenuti precisi, perché l’emendamento che è stato presentato, sulla carta, lascia aperta qualsiasi interpretazione”. Sulla stessa linea anche il Presidente del Pd, Matteo Orfini, che ha mostrato la necessità di intervenire con importanti modifiche sul testo governativo. Ancora più duro il commento di Gianni Cuperlo: “Se gli innovatori sono la destra che pensa di uscire dalla crisi riducendo i diritti e la dignità di chi lavora, io penso sia giusto stare dall’altra parte”.

Il Pd, un condominio impossibile da tenere unito – Ecco un nuovo scontro nel Partito democratico. Una diatriba sul tema più importante per il Paese, il lavoro. Dietro questa parola si nascondono le profonde divisioni che nel corso degli anni non sono mai state risolte in via del Nazareno. Anzi, se è possibile, si sono acuite. Il progetto dell’Ulivo sembra qualcosa ancora a metà. Un albero non cresciuto del tutto, perché ostacolato da altri fattori. Le varie case che l’hanno composto rimangono ancora troppo distanti. Sembra quasi un condominio, dove si litiga in continuazione con i vicini. La maggior parte dei post comunisti rimane su posizioni che neanche i socialdemocratici europei difendono più. Un esempio è proprio questa riforma del lavoro, che si ispira a quella voluta dalla Spd durante gli anni del Cancelliere Gerhard Schröder. Oppure come non parlare di Tony Blair e dei suoi governi laburisti, che sul tema del lavoro hanno messo in campo progetti a cui oggi si ispira lo stesso Matteo Renzi, come ad esempio la rivoluzione dei centri per l’impiego.

Il mondo è cambiato e la sinistra? – Quella sinistra che all’epoca era un punto di riferimento per Massimo D’Alema, oggi è rinnegata dall’ex Presidente del consiglio e dalla sua area politica di riferimento. Perché? La risposta ha un nome e un cognome ben preciso: Matteo Renzi. Il rischio, per la sinistra del Pd, è farsi accecare dall’odio nei confronti di una persona. Proprio come successo durante il periodo berlusconiano, la sinistra potrebbe alzare una cortina di ferro che in questi ultimi vent’anni l’ha relegata all’opposizione, con brevi apparizioni governative, e nel successivo ventennio rischia di farla scomparire del tutto. Occorre prendere coscienza che il mondo è cambiato e con esso il mercato del lavoro. Lo Statuto dei lavoratori è un testo arcaico in molti suoi aspetti e modificarlo, nell’articolo 4 e in quello 13, non vuol dire voltare le spalle ai lavoratori che magari, in una condizione del genere, preferirebbero lavorare e rinunciare a qualche totem, piuttosto che stare a casa e ricordare i bei tempi andati. Se tra i democratici non si dovesse trovare un’intesa sulla questione lavoro, l’impressione è che il partito potrebbe andare incontro a una scissione e a quel punto non ci sarà segreteria unitaria che regga.

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[Foto Roberto Monaldo / LaPresse]

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