Con o contro qualcuno. Un vizio tutto italiano – In un Paese dove se non ti schieri o parteggi per qualcuno sei una nullità, definirsi a favore o contro le tesi esposte nei libri e negli articoli di Oriana Fallaci è un imperativo categorico. Un giochetto al quale nessuno, o quasi, si vuole sottrarre. Quando si finisce in un vortice del genere, può capitare di radicalizzare la propria posizione e allora la scrittrice fiorentina può essere etichettata come una fanatica anti-islamica, oppure come una convinta sostenitrice dell’Occidente. Non c’è una via di mezzo. In simili contesti la tanto auspicata moderazione dei pensatori classici greci, scompare ed è travolta dalla foga e dal desiderio di mostrare il proprio punto di vista. E’ una sorta di Grande fratello delle opinioni, un talk-show degenerato dove parlare e insultare diventa un tutt’uno. Una sorta di bar, dove chi entra beve un caffè, emette la propria sentenza e prosegue negli affari quotidiani. Forse non c’è niente di male in questo vizio tutto italiano, ma quando nella disputa eterna viene trascinata anche una delle migliori giornaliste italiane, come Oriana Fallaci, c’è qualcosa che non va.

La memoria di Oriana umiliata dalla politica – Il risultato di questo scontro perenne, che tende a dividere qualsiasi aspetto in bianco e nero, è ben visibile proprio sulla memoria dell’autrice della Rabbia e l’orgoglio. La Lega Nord, proprio per i suoi scritti dell’ultimo periodo contro le mire dell’Islam in Occidente, la considera una sorta di eroina. Lo stesso vale per Forza Italia e tutte le altre componenti della destra italiana. Sentimenti opposti, invece, sono quelli della sinistra. I comunisti o post-comunisti la considerano una sorta di fanatica, che ha espresso odio nei confronti dei musulmani. Un tantino diverse, invece, le considerazioni dei democratici, i quali non negano la grandezza giornalistica della Fallaci, ma rimangono perplessi sulle ultime posizioni assunte dal 2001 in poi. Ci risiamo. Anche Oriana Fallaci, dopo Indro Montanelli e Enzo Biagi, viene trascinata nello sterile “dibattito delle bandierine”. Porre sulla sua testa un’etichetta, un segnale è l’unica preoccupazione della classe politica italiana. Invece di ricordare l’eleganza di una delle migliori penne del giornalismo, ci si perde in dibattiti da tifoseria.

L’Italia, il Paese che dedica le strade a Hồ Chí Minh e le nega alla Fallaci – In un contesto del genere non sorprende che i vari partiti si dividano se assegnare o meno una via in ricordo di Oriana Fallaci. E’ successo nel consiglio comunale di Roma, dove l’assemblea capitolina ha bocciato una mozione, presentata da un consigliere di Ncd e firmata da tutti i gruppi cittadini, che avrebbe dovuto dedicare una strada romana alla celebre scrittrice. A ritornare sui propri passi, però, sono stati gli esponenti del Partito democratico e di Sel, i quali hanno contestato una frase all’interno del testo che inneggerebbe, secondo loro, all’odio religioso (“Secondo la scrittrice fiorentina, staremmo assistendo ad un pianificato tentativo del mondo musulmano di islamizzazione dell’Occidente, basato su quelle che, a suo parere, rappresentano le strutture portanti del Corano”). Dal partito di Vendola fanno sapere che non hanno alcun problema a dedicare una via alla Fallaci, però occorre rivedere simili dichiarazioni. Queste parole, però, sono la sintesi del pensiero dell’ultima Oriana e nascondere simili considerazioni vuol dire rinnegare una parte della sua vita. A questo punto che senso avrebbe dedicarle una via? In Italia, Paese dove esistono strade dedicate a carnefici e dittatori come Hồ Chí Minh e Mao Tse-tung, ci si pone il problema sui pensieri di Oriana Fallaci, che tra l’altro, considerando gli ultimi avvenimenti internazionali, non si discostano molto dalla realtà.

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