Alle spalle i fantasmi del passato – La Juventus conquista i primi tre punti nel suo girone di Champions League, sconfiggendo gli svedesi del Malmö. La partita la decide l’anima bianconera, Tevez, che con una doppietta torna al gol in questa competizione e riporta la sua squadra ad assaporare una vittoria in campo europeo. Nell’Europa che conta, infatti, sia l’apache che la Juve mancano da troppo tempo. L’anno scorso era stato un incubo e gli uomini di Antonio Conte si erano fatti imbrigliare dal modesto Copenhagen e dal Galatasaray, mentre in questa edizione si è partito con il piede giusto. Tutto il timore maturato in queste stagioni e cresciuto nel tempo, dalle finali perse a altre figuracce internazionali, è svanito ieri sera. In verità la squadra di Massimiliano Allegri c’ha messo un tempo di gioco per lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato e guarda caso a chiudere i conti con anni europei difficili è stato proprio Carlos Tevez, il simbolo della Juventus che lotta e non si arrende mai.

Salvatores, l’urlo di Tevez e dello stadium – E’ come se il fuoriclasse argentino avesse gridato “io non ho paura”. Non temo la sfortuna che mi perseguita e mi priva di un gol in Champions League da troppo tempo, non mi intimorisco e non dubito della mia squadra che in Italia sbaraglia gli avversari e in Europa non riesce a vincere contro il mediocre Copenhagen. Il fosso in cui la Juve era precipitata era profondo e buio. Difficile uscire da quel contesto, ma la tenacia di Tevez, la velocità di Lichtsteiner, l’attenzione di Buffon e la concentrazione di tutti gli altri hanno fatto la differenza. Così anche lo Juventus stadium, dopo la doppietta al Malmö, ha potuto gridare “io non ho paura”. Un’affermazione tratta dal celebre film di Gabriele Salvatores e dal romanzo di Niccolò Ammaniti. Racconta di una famiglia che vive in Basilicata e di un ragazzino di dieci anni, Michele Amitrano, che mentre gioca con i suoi amici in una casa di campagna abbandonata scopre una lastra di lamiera posta su una fossa.

Tevez come Michele e la Juve come Filippo – Dentro si trova un bambino, è biondo e dai bei lineamenti. In seguito Michele scopre dal telegiornale che è stato rapito, perché i sequestratori pretendono un riscatto dalla ricca madre. Con il trascorrere del tempo i due ragazzini diventano amici e nonostante il padre di Michele sia coinvolto nel rapimento del biondo milanese, il piccolo protagonista fa di tutto per impedire che Filippo venga ucciso. Corre a liberarlo, si pone in sua difesa. E’ un gesto di sacrificio e di amicizia che avrebbe fatto appassionare gli antichi protagonisti della letteratura latina. Una vicenda che fa pensare al rapporto tra Tevez e la Juventus. Michele ricorda il numero dieci bianconero. L’ambiente rurale lucano è, per certi versi, quello povero del barrio argentino. L’apache, mentre gioca a calcio, scopre che in una fossa buia si trova una vecchia e affascinante signora. Capisce subito che i tratti sono nobili e nonostante le differenze sociali, stringe una buona amicizia e si trova molto bene nel parlare con lei. Quella vecchia signora, però, è costretta a stare in quel posto privo di luce che le impedisce di camminare sul sentiero che ha sempre percorso e sarà proprio il piccolo Carlitos, dopo una serie di sacrifici, ad aiutarla e riportarla sulla strada che le è familiare, perché lui non ha paura.

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[Foto – Carlos Tevez festeggia con Patrice Evra – LaPresse]

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