Fs dice addio, o quasi, al trasporto via mare – La città di Messina è diventata un paradosso. La porta della Sicilia con il suo storico attracco portuale, dovrà rinunciare, a partire dal 29 settembre, a quasi tutti i traghetti Bluferries che attraversano lo Stretto. La notizia è stata confermata dalle Ferrovie dello Stato, che hanno deciso di fare un passo indietro in quanto la tratta è diventata poco economica dopo l’ordinanza del sindaco, Renato Accorinti, di vietare il transito dei tir dal centro. Quindi Bluferries, la società di Fs che si occupa della navigazione nello Stretto, garantirà soltanto due navi per i tir al porto sud di Tremestieri. Le brutte notizie non finiscono qua, perché è a rischio anche il servizio metromare che collega con gli aliscafi Messina a Reggio Calabria e Villa San Giovanni ed è un mezzo molto utilizzato dai pendolari. Si, sarebbero loro i primi ad essere colpiti da questa situazione. Tutti quei lavoratori costretti a spostarsi ogni giorno, avrebbero grandi difficoltà nel muoversi.

La Metromare e la difficoltà di fare impresa a Messina – Eppure la metromare è sempre affollata. Soprattutto nelle prime ore del mattino c’è il pienone, i biglietti vengono comprati e controllati dall’equipaggio e quindi non si capisce il motivo di interrompere un’attività così redditizia. “Solite cose alla messinese” è il leitmotiv cittadino e regionale, ma la situazione del trasporto veloce dello Stretto mostra imbarazzanti lacune imprenditoriali. Se un servizio del genere fosse presente al nord, oppure in un altro Paese europeo, non si penserebbe di chiudere i battenti. La difficoltà a fare imprenditoria nel territorio messinese è un problema grave. Sia per la criminalità organizzata, sia per l’incompetenza di molti soggetti che si cimentano in attività private e per l’eccessiva pressione fiscale e burocratica (quest’ultimo aspetto, in verità, è un ostacolo per tutti gli italiani), a Messina si fa fatica a mettere in piedi un’azienda. Poi c’è la questione dei traghetti. Un porto che non produce ricchezza è un’assurdità, un controsenso. Eppure lo storico attracco messinese sta andando incontro a una situazione del genere.

Un porto verso la desertificazione – Il servizio per usufruire di un traghetto è scadente e lo è da qualche decennio. In inverno molte navi partono prima dell’orario previsto, solo nell’ultimo periodo (con l’acqua ormai alla gola) si controllano con serietà i biglietti dei passeggeri. In precedenza ognuno saliva in piena libertà. Collegamenti complicati anche per chi arriva con il treno a Messina o Villa San Giovanni e deve attraversare lo Stretto. L’arrivo di un treno non coincide quasi mai con la partenza di una nave e come non notare che molti di questi mezzi hanno delle barriere architettoniche imbarazzanti. A tutto questo va ad aggiungersi la situazione della crociere. Diverse attraccano nel porto di Messina e vedere i turisti che vagano senza meta tra le vie caotiche della città è triste. Questo gironzolare è il simbolo dell’incapacità di commercializzare una fonte di ricchezza rappresentata dalle navi da crociera. Il porto della città di Messina sta andando incontro a una desertificazione senza precedenti e, tanto per mettere in evidenza un altro paradosso, il sindaco Accorinti con la sua presa di posizione contro il passaggio dei tir in città ha fatto un grande favore economico ai suoi nemici storici, la famiglia Franza, che con la Caronte & Tourist potranno godere del ridimensionamento di Bluferries.

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