Happy Days, Fonzie e Richie – C’era una volta la sit-com televisiva Happy Days. Quella serie tv che teneva incollati al piccolo schermo milioni di persone. Una serie statunitense diventata un cult con il trascorre degli anni. Il suo simbolo era Arthur Fonzarelli, per gli amici Fonzie. Un ragazzo con la sua giacca di pelle nera e la moto, sempre circondato da belle ragazze e amante della vita da single. L’emancipato Fonzie è stato preso come esempio da migliaia di ragazzi in giro per il mondo. E’ stato un modello, una sorta di bullo della porta accanto. Al di là degli schemi e degli atteggiamenti comuni, ma sempre legato, in fin dei conti, ad alcuni valori irrinunciabili. Poi c’era Richie Cunningham. Il classico bravo ragazzo che con Fonzie aveva un’ottima amicizia, grazie alla quale condividevano esperienze e avventure. Intorno a loro si muovevano personaggi e comparse che trasmettevano la sensazione che fossero Happy Days. Giorni felici, nonostante tutto. Si, perché l’epoca è quella della guerra fredda tra Usa e Urss e la situazione internazionale era delicata.

Fonzie, oggi, sarebbe un chierichetto – Proprio come oggi, con le dovute differenze. Nel mondo contemporaneo, però, Fonzie sarebbe superato. Bart Simpsons, con la sua visione nichilista della vita, non esiterebbe a deriderlo con una buona dose di cinismo. Paragonato ai personaggi delle sit-com moderne, Fonzie potrebbe apparire come una sorta di chierichetto. Il motivo, neanche a dirlo, sta nella società che è cambiata con grande celerità. I punti di riferimento non sono più gli stessi e spesso si fa fatica a individuarne almeno uno. La trasgressione è diventata la normalità e così Fonzie non sarebbe neanche uno dei tanti. Gli Happy Days sono finiti da un pezzo e i motivi sono molteplici. I mutamenti sociali sono repentini e parlare di trasgressione non ha più senso. E’ sufficiente leggere la relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze 2014, per rendersi conto di come sono cambiati i tempi. I dati sono preoccupanti, perché tra gli studenti di 15-19 anni, quelli che hanno fumato cannabis negli ultimi dodici mesi sono passati dal 21,56% al 23,46%.

Dal “sogno americano” all’incubo contemporaneo – Poi c’è il dramma del gioco d’azzardo. Se Fonzie non pensava neanche a un simile passatempo, i giovani di oggi sono delle vittime di questa tendenza. Sono in crescita infatti le persone che si curano per gioco patologico: se nel 2012 erano 5.800, nel 2013 sono diventate 6.800 e in questi dati sono compresi molti ragazzi. Non c’è paragone tra il “sogno americano” rappresentato da Happy Days e “l’incubo contemporaneo” in cui si trovano le generazioni dei nostri giorni. Non a caso la storica sit-com è stata collocata nel dimenticatoio. Ha resistito fino agli anni novanta, ma in seguito è stata travolta da una serie di eventi. Come si può parlare di “sogno americano” e quindi di riscatto sociale, in un contesto caratterizzato da una profonda crisi economica? Nell’epoca in cui l’unica certezza è non avere certezze, la sola medicina è circondarsi di cinismo e guarda caso le sit-com di ultima generazione sono ricche di questo aspetto. I tempi cambiano e gli Happy Days sono lontanissimi.

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