L’Unione è il luogo delle differenze. Tradizioni, usi e costumi, lingue; qui ciascuno porta con sé un pezzo dello Stato di provenienza, la bellezza sta in questo. Un luogo che unisce pur nel riconoscimento delle peculiarità altrui. Ci sono confronti e scontri e con 28 Stati membri il dialogo è serrato. Il Presidente del governo d’Europa, Jean Claude Juncker ha fatto capire che nel Parlamento ci sono varie anime femminili, occorre dunque seguire il rispetto delle “quote rosa” con un equilibrio di genere all’interno della Commissione dove il numero delle donne e quello degli uomini deve essere lo stesso. Ma nonostante le numerose trattive di questi mesi, il numero degli uomini è sempre superiore a quello delle donne e ciò lascia un’impronta tutta al maschile nel potere euorpeo. Nella squadra dei 28, ci sono solo 9 donne, numero esiguo rispetto al totale dei membri e uguale al precedente esecutivo diretto da Josè Manuel Barroso.

Il problema, rimasto insoluto, è stato riportato di nuovo sotto i riflettori dall’ex Commissario alla Giustizia ed ex Vicepresidente della Commissione Europea, Viviane Reding, che è tra le donne presenti all’europarlamento e da anni si batte per avere l’uguaglianza di genere. La Reading da tempo, avverte sulla propria pelle la marcata differenza che c’è tra uomini e donne e quando in passato venne attaccata, sentì addosso la diffidenza nei suoi confronti non come politico ma come donna. Nel 2010, si batté per avviare una procedura a carico della Francia, su presunte violazioni dei trattati dell’Unione dopo che erano stati espulsi migliaia di rom. In quella seduta, dopo che alzò la voce per mostrare il dissenso affermando “Quando è troppo, è troppo”, le replicarono dicendo che aveva avuto un atteggiamento da “isterica”. Lei replicò prontamente con una frase che è già storia: “In politica, se un uomo batte il pugno sul tavolo, è virile, se lo fa una donna, è isterica”. Eppure, dal 1957, nel Trattato di Roma, l’Unione Europea ha sancito per gli Stati membri, l’uguaglianza di genere; rimasta sulla carta e mai diventata effettiva.

Le differenze di numero si vedono molto nella Commissione Europea, la parte dell’esecutivo, perché nell’Europarlamento la percentuale delle presenze femminili è del 37%. Infatti, nella Commissione, 9 donne su 28, sono poche e le buone intenzioni di Juncker non hanno sortito quelle decisioni concrete per risolvere la questione delle “quote rosa”. Tuttavia, questo riflette una situazione che coinvolge l’assetto stesso dell’Europa con una percentuale del 60% di donne che hanno conseguito la laurea, ma dove nelle aziende, nei settori apicali, l’82% sono uomini. La preparazione e le qualifiche da sole, non bastano per raggiungere le cabine di regia e questo accade nella realtà degli Stati europei e si trasferisce all’Europarlamento. Tranne quando per avere una maggiore presenza di donne, si deve scegliere di dare degli incarichi con portafoglio, in cambio di un maggior numero di donne, come ha fatto Juncker.

Viviane Reding, afferma che bisogna essere coraggiose perché per lei che è giunta ai livelli più alti, la lotta non è mai cessata. Molte donne hanno le qualità e i meriti per ricoprire ruoli al vertice ma è necessario avere dietro una squadra che le sostenga e nel caso della Reding, dietro ci deve essere il sostegno del proprio partito. Secondo un’indagine condotta dalla “European Women’s Lobby”, servono altri 52 anni per avere un equilibrio di genere, e non è poco tempo, si tratta di più di mezzo secolo. Una delle iniziative promosse e sostenute dalla Reding è stata la creazione della “Commissione Women on boards”, per favorire uno scambio tra L’Europa e presidenti di aziende insieme ad amministratori per capire come ottenere nelle aziende, l’inserimento di donne in ruoli apicali. Il problema era che le aziende cercavano donne con quel taglio professionale ma avevano problemi a trovarle e allora si è passati dalle “Management Schools”, che hanno creato una rete per mappare le donne con preciso curriculum ed esperienza. Il progetto avviato dalle università francesi e inglesi, è oggi su scala mondiale e ha raccolto più di 800 mila curricula di donne manager. Viviane Reding sostiene anche che le donne debbano avere maggiore determinazione nel perseguire gli obbiettivi. Non perdere l’entusiasmo, essere coese e parlare chiaramente, mantenendo alta la testa e i propri principi, senza mai dimenticare di esprimere le proprie idee ma con il sorriso sulle labbra; per un’Europa “più rosa” in tutti i settori professionali, culturali e sociali.

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