Il ruolo di Renzi in Europa – Il peso politico di Matteo Renzi in Europa è, senza ombra di dubbio, diverso da quello dei suoi predecessori. Più volte ci si è soffermati sul ruolo chiave rappresentato dal Presidente del consiglio nel Partito socialista europeo e nelle rinnovate istituzioni di Bruxelles. In Renzi c’è l’esempio di come è stato possibile arginare il populismo dilagante nel vecchio continente. E’ stata la medicina alla rabbia e all’estremismo che serpeggia in Europa, a causa di una crisi economica troppo lunga e dolorosa. Il premier, forte dei suoi numeri, cerca di avere un ruolo di primo piano tra i palazzi comunitari. In parte ci riesce, ma non è capace di sfondare quel muro tecnocratico che ormai è eretto a difesa di uno status quo. I suoi discorsi e le parole che invitano l’Europa a puntare sulla crescita e il lavoro e non pensare soltanto al rigore, sono accolti con compiacimento da Bruxelles, ma quando si arriva al nocciolo della questione è come se questo consenso a simili affermazioni si perda tra le stanze dei palazzi del potere.

Il soldato che punzecchia l’Europa – Renzi, in questi mesi, è apparso un sognatore. La sua utopia di un’Europa che vada al di là dello spread, al momento, è irrealizzabile. Troppi veti incrociati e diversi interessi economici rendono la situazione ingarbugliata. Se fosse il titolo di un film, potrebbe chiamarsi “Renzi sogna, ma l’Europa è un incubo”. I famosi Stati Uniti d’Europa sono lontani e le nuove generazioni rischiano di non assistere alla loro nascita. Renzi lotta, si mette il suo elmo e con la lancia cerca di punzecchiare la dormiente Europa: “La cornice internazionale è di profondi sconvolgimenti. O l’Ue torna a fare l’Europa o noi non abbiamo più futuro. Se noi facciamo quello che dobbiamo fare l’Ue non sarà più solo spread e indicatori economici. Noi stiamo nel patto del 3%”. E aggiunge: “L’Europa non è né un nemico, né un giudice, né un professore. Siamo vittime di un meccanismo della mente autoimposto per cui ci diciamo che il problema è l’Europa”.

Come una delle battaglie di Don Chisciotte – Questi colpi, però, non hanno alcun effetto. Per Renzi l’Europa è la soluzione (e non il problema) e occorre sollecitare il Commissario Jean-Claude Juncker sui 300 miliardi di investimenti promessi. Si tratta di denaro fondamentale per far ripartire l’Italia, ma ancora non è giunta alcuna risposta da Bruxelles. Per questo motivo la battaglia di Matteo Renzi con l’Europa dei tatticismi e della tecnocrazia, sembra una delle battaglie di Don Chisciotte contro i mulini a vento. L’unica differenza è che il premier italiano non scambia mulini per mostri spaventosi. I soggetti europei li conosce bene, ma l’esito dello scontro potrebbe essere lo stesso. La possibilità è che sia rovinoso. La caduta potrebbe far male a Renzi, il quale rischia di andare a sbattere contro il muro del rigore e della tecnocrazia tanto criticato. Una costruzione illusoria e solida nello stesso tempo. Un qualcosa in grado di illudere anche Don Chisciotte, che se oggi riuscisse a vedere questi contemporanei “mulini a vento” direbbe al suo scudiero Sancio Panza: “Non sei pratico di avventure; quelli sono giganti, e se ne temi, fatti in disparte e mettiti in orazione mentre io vado ad entrar con essi in fiera e disugual tenzone”.

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