Amaro, terribilmente amaro, il paese che ti porta a rinnegare il luogo dove sei nato. Ingiusta, enormemente ingiusta, la nazione che fa pagare ai cittadini gli errori e le inefficienze della sua classe politica. Questo sta succedendo in Italia dov’è stata istituita una tassa che può essere definita “la tassa dell’ingiustizia sociale”. La disomogeneità di questa tassa non solo sta nelle aliquote diverse ma anche nelle diverse detrazioni scelte da ciascun Comune, che se “virtuoso” la Tasi non te la fa neanche pagare. E così ti svegli una mattina e scopri di essere nata nel Comune sbagliato. E sì perché se un cittadino di Prato fosse nato a Livorno, circa settantatré chilometri più a sud, avrebbe quest’anno risparmiato oltre il 43% delle imposte dovute al comune di residenza.

Per rimanere al sud e mettere in paragone due cittadine conosciute nel mondo per le loro bellezze, diciamo che se i cittadini di Taormina fossero nati a Positano non solo non avrebbero dovuto pagare la Tasi ma i proprietari di seconde case, non di lusso, non avrebbero pagato neanche l’Imu. Positano, infatti, a differenza di Taormina ha detto addio alla Tasi. Il consiglio comunale del paese campano ha abolito la tassa sulla prima e seconda casa, sugli esercizi e sulle attività imprenditoriali. “I cittadini vanno tutelati, occorre governare con trasparenza. La strada giusta non è quella di soffocarli di tasse. La prima casa, poi, è un bene sacro”, sottolinea il sindaco Michele De Lucia. Una mossa, quella dell’amministrazione guidata dall’imprenditore De Lucia, politicamente impegnato col Pdl, che vuole ribadire “l’assoluta contrarietà a questo nuovo balzello imposto dal Governo e alla politica degli annunci”. In realtà, Positano non è l’unico paese della nostra Penisola a optare per la decisione di abolire la Tasi. In linea col paese campano, infatti, anche il comune di San Lorenzo del Vallo, in provincia di Cosenza, ha deciso di sopprimere questa imposta. Come si legge in un comunicato, infatti, “l’amministrazione comunale” del comune cosentino, “in coerenza con la politica di contenimento della pressione fiscale a carico delle fasce di popolazioni più disagiate, ha deciso che la tassa per i servizi comunali indivisibili (Tasi) non sarà pagata”.

E allora ti torna in mente una vecchia canzone famosa negli anni sessanta cantata dai Rokes MA CHE COLPA ABBIAMO NOI!!! E mentre la notte cade su di noi, la pioggia cade su di noi, la gente non sorride più, e vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai, è necessario al più presto rivedere le aliquote della Tasi e andare verso l’omogeneità territoriale e contributiva. Se così non avvenisse le conseguenze dei deficit amministrativi e delle scelte sbagliate della politica di molte amministrazioni comunali continuerebbero a gravare sui contribuenti che avrebbero tutto il diritto di cantargliela in faccia e se noi non siamo come voi, e se noi non siamo come voi, una ragione forse c’è, e se non la sapete voi, e se non la sapete voi, MA CHE COLPA ABBIAMO NOI!!!

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