The “Walking Dead” e la metafora degli zombie – Lo zombie è una figura che affascina molti registi. Un personaggio protagonista nel recente film “World War Z” e soprattutto nella fortuna serie televisiva statunitense “The Walking Dead”. Una sorta di minaccia per l’umanità, che si nutre dei vivi e contribuisce a diffondere desolazione e solitudine nel mondo. Gli zombie sono figure da fumetto, ma alcuni loro tratti mostrano delle caratteristiche ben precise dei giovani di oggi. Vagano senza meta, non sanno cosa vogliono, non dialogano tra loro, non hanno una storia e non si interrogano sul futuro. Vivono al momento, senza alcuna progettualità. Desiderano avere un di più di quello che possiedono e sono pronti a tutto pur di raggiungere qualcosa che, in un modo o nell’altro, non li appagherà mai. Quando gli zombie vagano tra le macerie delle città o dei boschi in “The Walking Dead”, potrebbero essere una metafora esistenziale delle generazioni dei nostri giorni. Quelle al di sotto dei vent’anni d’età.

Gli zombie under 20 al di là della nausea di Sartre – Girare senza meta e obiettivi ben specifici in contesti metropolitani in decadenza è un loro tratto distintivo. Anche l’abbigliamento, spesso e volentieri, sottolinea questa condizione. Le ragazze e i ragazzi under 20 sono disorientati in una realtà senza più certezze, che cambia con celerità. Non c’è neanche il tempo per essere “nauseati” in senso sartriano. La nausea raccontata da Jean-Paul Sartre, nel suo celebre romanzo, potrebbe lasciare il posto all’indifferenza, che altro non è che una conseguenza del pensiero esistenzialista del filosofo francese. Gli zombie contemporanei, così potremmo chiamare le giovani generazioni, sono degli stranieri nella loro terra. Si sono sradicati dal loro tessuto originario, hanno timore di guardare verso un futuro che non promette niente di buono (sotto ogni punto di vista) e così vivono il presente e la sua brevità. Tutto ciò li rende insensibili verso legami o azioni passate e future, perché il tempo passato non gli appartiene più e il futuro non sarà mai la loro dimora.

Lo zombie, uno straniero nella sua terra – Lo straniero di Albert Camus è la loro carta d’identità. La sindrome, non in senso medico, Walking Dead è dentro di loro. Come gli zombie che provano piacere quando assaggiano il sangue umano, subito dopo sono insoddisfatti e inappagati e sono spinti a cercare altro, qualcosa di non ben descritto e nebuloso. Vogliono qualcosa, ma non sanno che cosa. Non hanno emozioni, ma soltanto istinti. E anche sul tema dei sentimenti c’è una forte analogia con la generazione under 20. I nostri ragazzi hanno timore a soffrire, vogliono aggirare il dolore e si illudono di poterlo evitare dimenticando che la sofferenza è un tratto distintivo della vita. Provano a sfuggirgli in qualsiasi modo. Anche nei rapporti amorosi, per esempio, cercano il rapporto “usa e getta” e stanno lontani da qualsiasi complicazione relazionale duratura. Meglio una conoscenza fugace e intensa, consumata solo con il sesso, piuttosto che un’intesa destinata a durare negli anni. Non bisogna guardarsi nel profondo degli occhi, si potrebbe rimanere incantati dallo sguardo dell’altro. Quindi è meglio essere uno zombie contemporaneo, privo di occhi umani e quindi di pensieri sulla persona che gli sta dinanzi.

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