Il Premier britannico David Cameron, raggelato dal nuovo video diffuso dall’Isis, ha replicato: “si tratta di un omicidio ignobile, rivoltante. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per dare la caccia agli assassini”. Una nuova esecuzione, la terza in meno di un mese, che ha preso di mira occidentali e che dà modo ai jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante di alzare ancora di più la posta in gioco. Dopo i due giornalisti americani decapitati, James Foley e Steven Sotloff, ora è il turno dell’Inghilterra. Nuovo video diffuso in rete, mostra l’esecuzione del britannico David Cawthorne Haines, di cui non si avevano notizie certe da più di un anno, quando scomparve in Siria. Il filmato, al solito, della durata di un paio di minuti e una manciata di secondi è titolato “Messaggio agli alleati dell’America”. Indirizzato a Cameron, è una risposta anche a Barack Obama e alla nuova offensiva che prevede azioni aeree in Iraq e Siria con la creazione di una coalizione internazionale, sostenuta da decine di Paesi occidentali. Il Presidente Obama, da parte sua, ha subito dato risposta ai terroristi, dichiarando pieno sostegno ai britannici, dicendo “sono a fianco dei nostri stretti amici e alleati nel lutto e nella determinazione”, e infine, ribadendo che la coalizione si farà e che l’Isis sarà annientata.

L’uomo giustiziato, David Cawthorne Haines, indossa l’oramai nota tuta arancione che rammenta agli occidentali, i prigionieri mediorientali detenuti nel carcere di Guantanamo, è in ginocchio, nel deserto. Gli è stato fatto ripetere un messaggio di condanna contro il suo governo, quello inglese nel caso specifico, responsabile delle azioni contro l’Isis e responsabile della sua morte. Dalle immagini, si pensa che stesse leggendo un testo scritto. L’ostaggio inglese, aveva 44 anni ed era un esperto della sicurezza per varie Ong, con destinazioni come Sud Sudan e Libia. In precedenza, era stato un militare al servizio della Corona inglese per 12 anni. Aveva una moglie e due figlie, una di 17 e l’altra piccola, di quattro anni. Dalle agenzie, è emerso che proprio i familiari avevano lanciato un appello, poche ore prima della diffusione del video, per provare ad aprire un canale di comunicazione con i sequestratori, che mai avevano risposto agli appelli precedenti. Ma gli sforzi non sono serviti a nulla.

Il messaggio, trascritto dal sito web “Site”, che tiene sotto controllo le attività dei terroristi online, è questo: “Sei entrato volontariamente in una coalizione con gli Usa contro lo Stato Islamico, come ha fatto il tuo predecessore Tony Balir, seguendo la tendenza dei nostri premier britannici che non hanno il coraggio di dire no agli americani”. Riferimenti espliciti alle alleanze con gli americani e scenari identici ai video precedente, con il boia vestito totalmente di nero, il volto coperto, ed anche qui, sembra si tratti dello stesso uomo delle precedenti esecuzioni, riconosciuto per via dello spiccato accento inglese. Ed è sempre il carnefice che annuncia la prossima esecuzione, un altro ostaggio britannico il cui nome è, Alan Henning, che viene mostrato alla fine del video dal boia. Finale che è tutto del boia, il quale rivolgendosi a David Cameron, lo accusa esplicitamente di essere responsabile della morte di David Cawthorne Haines, affermando: “questo inglese deve pagare il prezzo per la tua promessa di armare i Peshmerga contro lo Stato islamico” che insieme all’alleanza con gli americani “porterà solo ad accelerare la tua distruzione” e condurrà la Gran Bretagna “in un’altra sanguinosa guerra che non potete vincere”.

A dare ulteriore sostegno contro l’Isis, è stata di nuovo l’Australia, dopo l’ennesima morte atroce diffusa in rete e per questo, saranno messi a disposizione appoggio aereo e personale per addestrare i soldati che dovranno fronteggiare i militanti dello Stato Islamico. Ma l’Isis, in queste ultime ore, non si è accontentata di inviare all’Occidente il suo messaggio di lotta e morte, ma ha chiamato a raccolta il suo esercito; sui social network sono apparsi numerosi inviti ai combattenti per continuare la battaglia, soprattutto, via Twitter. Questo perché i fedeli del Califfato sono numerosi e bisogna riscardagli il cuore; mentre, far crescere l’entusiasmo genera aumento di consensi e di proseliti in tutto il mondo.

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