Non vogliono più prestare servizio nei territori della Striscia di Gaza, occupati dagli israeliani. Sono 43 uomini d’Israele, soldati dell’intelligence, riservisti e veterani dell’Unità d’Elite 8200 e ne hanno dato comunicazione, tramite una lettera inviata al Premier Netanyahu e al Capo di Stato Maggiore Benny Ganz e pubblicata dal quotidiano Yedioth Ahronoth con una motivazione che lascia senza parole, data la coesione delle forze d’Israele e la fedeltà allo Stato. Non desiderano più continuare “in coscienza a servire questo sistema, negando i diritti di milioni di persone”. Il riferimento è chiaro, si parla di vigilanza strettissima sulla popolazione palestinese da parte degli israeliani, in una guerra che è soltanto formalmente cessata e una tregua contro i jihadisti di Hamas che non è ancora conclusa. I palestinesi della Striscia in questi mesi infernali, hanno pagato con la vita, con la perdita delle loro case e in Israele sono morte persone e i cittadini non vivono sereni. Ma l’accusa di questi militari è stringente, riferiscono “di un controllo continuo di milioni di persone e di ispezioni invasive in molti ambiti della vita dove a nessuno è permessa una vita normale”. Presa di posizione durissima, in cui si chiede agli altri colleghi di “schierarsi contro queste ingiustizie e mettere fine al conflitto”.

Si tratta di 43 uomini, non molti in verità, rispetto al copioso esercito israeliano ma il fatto che si siano ribellati, annunciando il loro ritiro, è molto grave e farà discutere all’interno della macchina militare israeliana. Questi uomini hanno scritto tutto, stilando anche un lungo elenco di abusi a cui i palestinesi sono stati sottoposti, come la mancata distinzione tra i semplici civili e i miliziani di Hamas, l’espropriazione forzata dei terreni destinati alle colonie israeliane; per non dire dell’uso delle informazioni raccolte dal Mossad e usate per fomentare divisioni tra gli stessi palestinesi con conseguenti punizioni collettive. Naturale che la lettera accogliesse il favore da parte palestinese, tanto che il portavoce dei servizi di sicurezza Adnam Damiri, si è mostrato solidale con la scelta dei soldati nemici ed ha dichiarato: “Se ci sono, 43 soldati che respingono l’idea dell’occupazione, per noi si tratta di un atto morale. Lodiamo atti umanitari come questi verso un popolo oppresso”.

Il gesto di prendere le distanze dalla guerra e dalle azioni israeliane, non è stato compiuto da pacifisti o appartenenti ad organizzazioni umanitarie ma da soldati, legati all’ordine israeliano. Molti di loro sono riservisti che lavorano in aziende hi-tech e sono consapevoli che la loro scelta di non prestare più servizio, potrebbe condurre a ritorsioni sul posto di lavoro. Secondo quanto emerso dalla lettera, questi uomini si sarebbero arruolati nell’unità 8200 “per prevenire attentati e salvare innocenti” ma per le loro competenze hanno dovuto accettare di sorvegliare in modo sistematico i cittadini palestinesi della Striscia, considerandoli quindi tutti come potenziali sospetti. Per il Capo di Stato Maggiore israeliano Benny Ganz, la lettera è solo una trovata pubblicitaria che non deve essere presa troppo sul serio e Amos Yadlin, ex Capo dell’Intelligence militare di Tel Aviv ha espresso il suo parere affermando che i 43 riservisti sono una percentuale minima dell’intera unità 8200, “è un abito grande, così naturalmente alcuni dei veterani possono gravitare verso l’estrema sinistra, così come verso l’estrema destra”.

I differenti modi, in cui la lettera è stata accolta, dicono che nonostante la denuncia e il plauso da parte palestinese, Israele appare compatto nelle sue intenzioni di condurre la guerra contro l’annullamento di Hamas che è una gravissima minaccia, e dunque anche se una piccola crepa si è aperta nel sistema di sicurezza israeliano, il collante è forte. Questa crisi interna appare ai loro occhi come un semplice episodio destinato ad essere superato. Non crediamo però dimenticato, anche perché, non sappiamo cosa accadrà ai 43 che hanno detto “no” alla guerra e allo Stato Militare d’Israele.

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