Uno dei problemi di tutte le pagine di cultura del mondo, è proprio quello di capire quali sono gli argomenti che con somma dignità possano entrare a far parte di quella pagina. È chiaro che si parlerà dell’ultimo libro uscito, edito da chissà chi e scritto dal grande saggio di turno, si tratterà dell’ultimo spettacolo che coinvolge chissà quante persone, con la responsabilità di trasportare messaggi fondamentali per l’umanità, e magari si farà un salto in qualche galleria per dare un occhiata alla mostra dell’artista di grido che ha messo un altro tassello fondamentale per la crescita dello spirito dell’uomo. E spesso si finirà per confondere un messaggio con un altro, spinti anche dalla forza prorompente della moda e del gossip, ma sempre si avrà la sensazione di aver reso un discreto servizio agli altri.

Non abbiamo mai pensato di essere in grado di dare chissà quali consigli da questo punto di vista, ma se, da modesti filologi, ci rifacciamo al significato originario della parola non possiamo non renderci conto di essere, per fare riferimento alla terra, nel bel mezzo delle sabbie mobili, sulle quali è difficile piantare, a meno di non pensare a delle coltivazioni idroponiche. Tutto alla fine può diventare una cosa culturale. Tutto cioè può aggiungere nozioni e sapere alla propria maniera di orientare la vita. Ma di fronte a certi orrori dell’inumano asociale, come il boia che negli ultimi giorni sta facendo bella mostra di sé e della sua abilità di tagliare le teste, non ci rimane che oltrepassare il dubbio iniziale, e registrare che al di là di tutte le ragioni possibili e immaginabili, le ragioni barbare dell’Isis entrano di diritto tra gli argomenti che appartengono alla cultura.

L’umano ha inventato la cultura per riuscire a resistere alla sensazione di vuoto assoluto che ci prende se non abbiamo dei punti di riferimento. E la cultura religiosa è uno dei primordiali tentativi dell’uomo di risolvere la paura del buio assoluto, e l’horror vacui vede la sua prima espressione nella creazione di un padre dal quale possiamo credere di essere derivati. E tutte le religioni hanno una funzione escatologica che non ci fa tremare al pensiero di essere dei granellini di sabbia su un pianeta che, ancorato da strane leggi ad una galassia, corre ad una velocità pazzesca verso il nulla infinito. Che tutte le religioni possano essere considerate un giusto oppio dei popoli o un aiuto positivo per questo viaggio straordinario che chiamiamo vita, ci può stare, ma pensare che esistano diversi padri per le diverse razze sul pianeta è una cosa davvero insopportabile. Possibile che a nessuno sia mai venuto in mente nell’arco dei secoli la semplice idea che se esiste un dio (dando pure per certo che sia così), non può esserci un Dio diverso per ogni latitudine. Ciononostante esistono persone che combattono tra di loro per questioni religiose, e che hanno usato il nome di un Dio per giustificare i loro abomini. Ciò che più fa inorridire non è tanto il fatto che un uomo possa levare ad un altro uomo la vita, quanto il fatto che possa farlo invocando principi assurdi di giustizia in nome di un Dio.

Non ci crediamo. Non possiamo credere che esista ancora oggi un uomo disposto a togliere la vita ad un altro essere in nome di un Dio, che per chiamarsi tale dovrebbe avere come caratteristica principale quella dell’amore per la vita. Quanta ignoranza e quale mancanza di cultura deve esistere nella testa di un boia che taglia la testa ad un altro uomo con tanta efferatezza? Ma soprattutto quali sono le verità che si nascondono dietro tutto questo? Ciò che è ancora più difficile da accettare è l’incapacità di vivere nella verità di chi li guida. La cultura religiosa diventa tra le loro mani solo l’opera di uomini che tendono a soddisfare la propria sete di potere e di denaro, di egoismo, e guida l’istinto selvaggio di sopraffazione; altro che aiuto per i popoli. Perché se è vero che esiste anche nella testa di chi è a capo di un branco di belve questo pensiero, cioè che sia giusto togliere la vita ad un altro per affermare il proprio pensiero in nome di un Dio, il cammino evolutivo del bipede barcollante si trova in un vicolo cieco.

Non possiamo elevarci a giudici perché anche nella cultura occidentale purtroppo esiste ancora questo cancro, ma almeno abbiamo la possibilità di guardarci ogni tanto allo specchio. Il timore è che alla fine ci siano al posto di un Dio a muovere questi orrori le dinamiche dell’oro e delle ricchezze, e questo darebbe ragione ai veri capi religiosi che temono questa sostituzione. Fino a che il punto centrale da cui partire e la tensione teleologica non sarà quella dell’uomo e dell’amore per la vita, il mondo e la cultura di conseguenza dovranno dibattersi ancora nelle sabbie mobili. Poiché non c’è in vista una conclusione nella storia delle oppressioni, nè per le bieche e folli risposte del terrorismo, ogni posizione di potere dovrebbe studiare delle dialettiche che possano abbracciare il suo contrario, e le religioni non ci sembrano, nonostante le distensioni di alcune parti, potere arrivare a tanta dialettica della comprensione, che è ancora possibile ritrovare solo negli accenti estremi di certe arti come la musica, il teatro e la letteratura.

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