Fernando António Nogueira Pessoa, nato a Lisbona, Portogallo, il 13 giugno 1888 e morto sempre a Lisbona, il 30 novembre del 1935. Lisbona nel sangue, nel cuore e nella mente, per colui che è considerato ed a ragione, uno tra i maggiori poeti portoghesi e che Harold Bloom definì a fianco di Pablo Neruda “il poeta più rappresentativo del XX secolo”. Ma preferiamo considerare Pessoa prima d’ogni altra definizione, che mal lo stringe in angusti confini, così come lui, in un documento redatto di suo pugno, si descrisse: “La designazione più corretta sarebbe ‘traduttore’, la più esatta ‘corrispondente straniero in imprese commerciali’. Essere poeta e scrittore non costituisce professione, ma vocazione”. La lingua, l’universo imaginifico lessical-ermeneutico, non sono possibili in una sfera di “mestiere” ma legati al filo, del richiamo al “sì” poetico del mondo.

Pessoa visse buona parte della giovinezza in Sudafrica, e l’inglese divenne lingua-strumento in toto. Lavorava usando l’inglese, lo traduceva, studiava, scriveva e pensava in inglese, lui portoghese di Lisbona, spirito eclettico del linguaggio, che riuscì a trovare espressione nel mondo del giornalismo, della pubblicità e della letteratura. Quella letteratura che gli offrì il terreno fertile per “scomporsi in varie altre personalità, gli eteronimi”, l’altro degli pseudonimi, che se inizialmente appaiono “personaggi in cerca d’autore”, divengono autori essi stessi; compiuti e definiti artisticamente e divisi dall’autore originale, diventando compiuti e originali essi stessi. Tra di loro c’è Bernardo Soares, l’autore del “Libro dell’Inquietudine”, che talvolta è stato considerato un semi-eteronimo per via delle numerose somiglianze con l’autore Pessoa, e meno caratterizzato di altri eteronimi. A lui, vogliamo affidarci per iniziare il viaggio con Pessoa, quando Soares scrive: “Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile”. Pessoa visse pienamente la condizione umana del proprio tempo e scrisse un testo su Lisbona, nel 1925, che fu ritrovato solo nel 1988. Nel dattiloscritto, che è diventato il testo “Lisbona. Quello che il turista deve vedere” mostra la “sua” Lisbona, con cui tenne un legame saldo e indissolubile sino alla fine. Lisbona doveva essere parte di un progetto più grande di Pessoa, una guida dal titolo “All about Portugal”.

È disteso su sette colli, altrettanti luoghi da cui godere esaltanti panorami,il vasto, iregolare e multicolore che costiuisce Lisbona. Per il viaggiatore che arriva dal mare, Lisbona, anche da lontano, si erge come un’affascinante visione di sogno, contro l’azzurro vivo del cielo che il sole colora del suo oro. E le cupole, i monumenti, i vecchi castelli si stagliano sopra il turbinio di case, come araldi lontani di questo luogo delizioso, di questa regione fortunata”.

La città lusitana viene trattata con immenso affetto dalle parole di Pessoa, che la accarezzano e ci conducono al Castelo de São Jorge, al Monastero dos Jerónimos, partendo dal Rossio per giungere al Bairro Alto, un dedalo di vicoli in cui i palazzi nobiliari, si mescolano a quelli popolari, e ci sono i bar, i ristoranti e tantissimi locali di musica dal vivo. Questo era il quartiere dei ricchi e l’aristocrazia evitava le zone dell’Alfama e della Baixa. Dal 1800 poi, si aprirà al popolo e da allora è diventato anche il quartiere degli artisti, dove ci sono tantissime librerie e il quartiere della moda. Ma è anche una zona che la notte si trasforma e diviene il centro della vita notturna, pieno di ragazzi che con il tram e le funicolari arrivano da tutta la città, in particolare il venerdì e il sabato; e già il mattino dopo, si spoglia delle sue vesti intrise di jazz, fumo e ridiventa il regno dei turisti. Ci si arriva dalla parte bassa della città, la Baixa. E volendo fare un viaggio nella storia, partendo dalla stazione del Rossio, si può prendere la funicolare, attiva dal 1885, che vi condurrà al Miradouro de Sao Pedro de Alcantara, una terrazza panoramica che ha vista anche sul Castello. E poi, si può tornare giù e andare nel Campo Grande attraversando Avenida da Libertade.

Le descrizioni offerte da Pessoa, alle quali abbiamo aggiunto anche le nostre, vengono fatte attraverso un tragitto in automobile ma è lo scrittore stesso, che invita a percorrere la città a piedi. Inoltre alcuni dei luoghi descritti nel 1925, hanno cambiato ubicazione come la Biblioteca Nazionale del Portogallo, che non è più nel Convento di São Francisco da Ciclade e la statua del Marchese di Pombal che è stata completata. Resta innegabile, il pregio dell’opera, poiché le atmosfere sono le medesime, come quelle che si respirano con le vedute sul fiume Tiago e lo spirito della città è rimasto inalterato, pur nel trascorrere del tempo. Certo, prima di lasciarla Lisbona, una delle tappe è quella della Casa Natale di Pessoa, di fronte al Teatro Nacional, e magari portandovi dietro la guida dello scrittore, dopo potreste andarvi a bere qualcosa al Café A Brasileira, di cui il poeta era fedele cliente, testimoniato anche dalla statua che lo raffigura, di fronte al locale.

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