Floris, un progetto in salita – Negli ultimi anni, dati alla mano, anche gli storici programmi di approfondimento politico sono entrati in crisi. Una perdita di ascolti progressiva, una mancanza di interesse che ha portato molti conduttori a ripensare il modo di interpretare la loro visione del talk-show. In verità l’unico a resistere con un certo successo è Bruno Vespa, che in seconda serata con il suo “Porta a porta” può contare su un pubblico fedele. Per il resto, invece, la situazione è in evoluzione. Giovanni Floris è passato a La7. Convinto da un compenso economico molto più cospicuo, l’ex conduttore di Ballarò ha fatto cilecca alla prima puntata di “19e40”. Non solo lo share ha bocciato la trasmissione del giornalista romano, anche il critico tv del Corriere della sera, Aldo Grasso, è stato molto duro e ha invitato Floris a imparare da Enzo Biagi: “Va beh, siamo soltanto agli inizi, e in tv la prima impressione non è la sola che conti, ma se le premesse sono queste, converrà cercare altrove quelli che ormai vengono chiamati approfondimenti giornalistici”.

Successo solo per gli storici conduttori – La difficoltà di emergere per Floris è dovuta anche alla competizione nella tv di La7. Tra Enrico Mentana e Lilli Gruber, infatti, il telespettatore rischia di essere saturo di informazioni su presunti approfondimenti giornalistici e quindi il programma dell’ex conduttore di Ballarò rischia di diventare un di più di cui non si sente l’esigenza. Nella tv di Urbano Cairo l’unico che ha un certo successo è Enrico Mentana. Il suo approfondimento, inserito all’interno del telegiornale delle 20, ha presa sul pubblico in quanto inserito in un contesto che non conosce flessioni rispetto al passato. Il resto è poca roba. Quanti giornalisti in questi anni hanno provato a mettere radici in tv con nuove trasmissioni? Troppi e hanno tutti fallito. Gli unici che resistono sono i conduttori tradizionali, ovvero quelli inseriti da qualche decennio nei palinsesti televisivi. Uno di questi è, senza ombra di dubbio, Michele Santoro. Può piacere o meno, ma lo storico giornalista è in grado di creare qualcosa di attraente per il pubblico.

La sfida di Ballarò – Certo, anche i pochi successi dell’approfondimento giornalistico hanno incontrato una flessione rispetto al passato. Sono lontani gli anni del Fatto di Enzo Biagi. Però l’impressione è che sull’interesse del pubblico verso i talk-show, incida la situazione politica nazionale. La crisi economica ha fatto emergere un allontanamento delle cittadine e dei cittadini dalla politica e dai suoi rappresentanti. Vederli sempre negli stessi schemi litigare e parlare a vuoto nei salotti tv, non è il massimo per le persone ormai oriente a scegliere un buon film, una partita di calcio o l’alternativa dei social network. I tempi cambiano, ma Ballarò resta. Il conduttore, come annunciato qualche mese fa, sarà il volto noto di Repubblica, Massimo Giannini. L’obiettivo è di portare sulla tv pubblica un altro modo di intendere il talk-show politico. Collegamenti in diretta, ma niente sfogatoi populisti, pochi politici in studio e niente gazzarre, nuove rubriche come quella di Ilvo Diamanti sulla parola della settimana, i sondaggi di Alessandra Ghisleri (la sondaggista di fiducia di Silvio Berlusconi), la musica del programma riarrangiata da Ivano Fossati e la copertina affidata a diversi comici (nella prima puntata ci sarà Roberto Benigni). L’idea è di invertire la lenta decadenza dei talk-show politici. Se Giannini dovesse riuscirci, lancerà un nuovo programma cult e un modo diverso di fare giornalismo in tv.

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