L’idea di letteratura così come oggi viene intesa, che celebriamo nei vari premi in giro per il mondo, non è certo nata con l’evoluzione della stampa di Gutemberg. Non è nata nemmeno al tempo degli amanuensi medioevali e neanche con il papiro degli egiziani qualche secolo prima perché a quei tempi i segni della scrittura erano solo uno dei tanti veicoli della cultura, intesa come passaggio di nozioni che possono migliorare le condizioni di vita dell’uomo. L’autonomia che oggi viene conferita ad un opera d’arte letteraria è un concetto se vogliamo abbastanza moderno, perché cominciò a prendere corpo attraverso la separazione netta tra l’artigiano e l’artista negli anni a cavallo tra il XVIIo e il XVIIIo secolo. Come la musica, la pittura e la scultura anche la scrittura era considerata in precedenza dalle classi nobiliari una attività che poteva essere utile esercitare solo per dare maggior lustro al proprio essere, e al proprio sapere, ma mai come una attività da praticare a scopo di lucro, o perché esistessero concetti come l’ispirazione o il genio artistico; addirittura per certi versi appariva disdicevole far sapere in giro che si scrivevano poesie. Si è finito spesso per attribuire le categorie moderne alla figura degli scrittori e dei poeti dei secoli precedenti. Un esempio straordinario è il grande Shakespeare le cui opere, anche se universalmente osannate, per buona parte furono scritte, come toccò fare a tanti altri scrittori elisabettiani, non per fare “arte”, ma per lavorare o trovare lavoro. Il discorso però si fa troppo ampio, e magari lo riaffronteremo in altre circostanze.

Sta di fatto che oggi, in questo secolo in cui le generazioni sono già nate con un’idea di letteratura, secolo della rivoluzione della penna bic, e di una cultura massificata che comunque ha quasi del tutto azzerato l’analfabetismo in occidente, tutti sono in grado di scrivere, e potenzialmente in ognuno si nasconde uno scrittore. Ma la letteratura conserva dei tratti così inafferrabili che spesso lo stesso mercato editoriale non riesce a prevederne le dinamiche né ad anticiparne le evoluzioni, che oggi si sono pure complicate con la deriva digitale, se non legandole strettamente a dei parametri di stampo solo economico, che possono far diventare uno “scrittore”, il simpatico re della pedata Francesco Totti. Certo tutti sanno che non si tratta di letteratura, ma solo di uno stratagemma editoriale. In ogni caso rimane ancora netto anche se allo stesso tempo poco decifrabile il divario tra uno scrittore e uno che fa letteratura, la differenza tra uno che scrive in versi e un poeta. Si può scrivere per lavoro anche senza fare letteratura, e si può essere un artista anche lavorando come scrittore, visto l’insegnamento di Shakespeare. Ma comunque è un vuoto che sarebbe utile colmare.

Francesco Musolino, giornalista siciliano, classe ’81, già curatore del volume antologico “Il cinema sopra Taormina”, collabora con diverse testate giornalistiche, si occupa di letteratura e di cultura, e ha ideato un progetto che se pure non riuscisse a colmare questo vuoto, regalerà qualche tassello dell’intricato pannello della cultura e della letteratura. Di sicuro con la sua iniziativa se non l’idea della letteratura ha almeno messo in circolazione le idee della letteratura, attraverso un semplicissimo meccanismo di condivisione, ispirato ai grandi social network. Con il progetto noprofit @Stoleggendo, su Twitter è possibile condividere una citazione del libro che si sta leggendo o di un libro che ha rappresentato un momento di crescita. Ma non solo. Con la sua determinazione è riuscito a coinvolgere in questa avventura letteraria scrittori, giornalisti, editor e librai, che si alternano nella scelta di citazioni tirate fuori dai libri che amano. Per tre giorni a testa ciascun “#readerguest” potrà gestire l’account @Stoleggendo e potrà scegliere con il proprio gusto e la propria sensibilità citazioni su ogni tipo di autore e genere letterario, senza limiti di tempo e senza nessun paletto legato alla notorietà (qualcuno ha già promesso che twitterà brani in lingua originale). Dal fantasy alle fiabe, dalla narrativa al teatro, dai libri illustrati ai romanzi contemporanei sino all’ultimo caso editoriale…, su @Stoleggendo, ogni #readerguest prenderà possesso dell’account dettando una propria linea personale. Ciascun #readerguest deciderà anche se twittare citazioni liberamente nel corso della giornata oppure in una fascia oraria precisa, creando così un evento nell’evento.

Convergendo su una pagina, sia come #readerguest che come followers, si potrà creare una vera ondata di condivisione che non può che incentivare la lettura e seminare l’amore per i buoni libri. Aiuterà la riscoperta dei grandi classici dimenticati e favorirà la conoscenza di nuovi direzioni di sviluppi narrativi. A qualcuno potrebbe sembrare un idea semplice alla quale poteva pensare pure un bambino, ma la letteratura, come l’arte, è fatta di aggiornamenti e ricalibrature che a volte appaiono come errori o come cose troppo semplici, che non possono portare a un reale cambiamento. Ma come direbbe Francesco Bonami, forse poteva pensarci qualcun altro, magari anche uno di voi, però ci ha pensato prima lui.


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