Gli intellettuali e l’Italia – Il ruolo degli intellettuali nella cultura politica dell’Italia è stato sempre un tema centrale nella storia del bel Paese. Le speculazioni filosofiche di Antonio Gramsci, e non solo, su questa figura hanno lasciato un’impronta non indifferente nel tessuto italiano. Un rapporto di odi et amo che è andato a ridimensionarsi con il trascorrere dei decenni. L’impronta degli intellettuali nei vari partiti italiani è sempre meno evidente. Lo si può notare anche dagli aspetti più superficiali, come ad esempio le campagne elettorali. A conclusione delle battaglie politiche, i principali partiti facevano salire sul palco i big della cultura nostrana. Li usavano come mezzo per aumentare il loro bacino di voti. Oppure li invitavano a firmare documenti presentati nei vari quotidiani di partito. Tra scrittori, registi, attori e comici, soprattutto a sinistra, si faceva a gara per accaparrarsi un Verdone o un Ligabue. Però, anche per il malumore che serpeggia in Italia nei confronti della classe politica, qualcosa è cambiato nell’ultimo periodo.

La torre d’avorio in cui si trovano gli intellettuali – Gli artisti si sono allontanati dalla politica, almeno intesa in quel modo, e i vari movimenti politici non sembrano interessati a riproporre quel sistema propagandistico. In un contesto del genere potrebbe porsi l’interrogativo se gli intellettuali, in un modo o nell’altro, riescono ancora a influire sulla scena politica nazionale. La risposta, al momento, è negativa e i motivi potrebbero essere non solo legati all’allontanamento degli intellettuali dalla galassia politica. Nella torre d’avorio in cui si sono chiusi gli intellettuali, una conseguenza potrebbe essere anche la distanza con il Paese reale. In un ambito del genere potrebbe inserirsi l’appello firmato in queste ore da alcuni intellettuali per cancellare il programma di acquisto dei cacciabombardieri, i famosi F35. Una richiesta in vista del voto della Camera, che dovrà decidersi sul da farsi. Una questione da non sottovalutare, soprattutto dopo le recenti evoluzioni del panorama internazionale sempre più instabile.

L’acquisto degli F35 e i vari interrogativi – In sostanza si chiede di mettere da parte un progetto che negli Usa ha mostrato alcune lacune, ma le motivazioni presentano anche una visione “pacifista” improntata al voler spendere quel denaro per altre esigenze, secondo il loro punto di vista, più importanti. La necessità di riservare queste risorse ad altri ambiti, soprattutto in un contesto socioeconomico complicato, è una proposta sulla quale discutere. Però dire no a priori agli armamenti sembra una scelta ideologica. Già, l’ideologismo. Quel concetto che ha contribuito, a causa del suo radicalismo, ad allontanare gli intellettuali dalla società italiana. Se è corretto tenere in considerazione l’opportunità di spendere quel denaro in altri settori, nello stesso tempo è doveroso riflettere sulle minacce dell’Isis, sulle mire espansionistiche di Vladimir Putin e chiedersi se cancellare o dimezzare l’acquisto dei cacciabombardieri sia una scelta saggia. Forse se i vari Roberto Saviano, Ascanio Celestini, Toni Servillo e Mario Martone si fossero posti un simile interrogativo, sarebbero stati più vicini al Paese. Chissà.

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