Richetti, addio primarie – Matteo Richetti e Stefano Bonaccini risultano iscritti nel registro degli indagati per l’ipotesi di accusa di peculato nell’ambito dell’inchiesta sulle “spese pazze” del consiglio regionale dell’Emilia Romagna. La notizia è un fulmine a ciel sereno per il Partito democratico, che da qualche giorno aveva avviato la campagna per le primarie nella regione rossa per eccellenza. Il primo scontro tra renziani, uno della prima ora e l’altro no, si è concluso nel peggiore dei modi. Dopo l’accusa della Procura il deputato democratico ex Margherita ha deciso di fare un passo indietro, comunicato con una breve lettera ai suoi sostenitori: “Mi fermo qui. Ci sono cose di fronte alle quali ci si ferma. Se c’è una cosa che ci unisce è che per noi la politica è un pezzo fondamentale della nostra vita. Ma non è la vita. Io continuo e continuerò a usare il noi, ma questa volta vi devo chiedere di rispettare una scelta che è personale”. Invece continua la corsa per la presidenza regionale di Bonaccini, che ha confermato la propria estraneità dai fatti allo stesso Matteo Renzi.

Il garantismo e l’Italia – Si tratta di una brutta botta per il mondo renziano. Chi sosteneva la rottamazione, anche per cambiare i metodi della vecchia politica, si è trovato implicato in storie di cui la prima e seconda Repubblica è piena. Però se è vero che occorre chiudere i conti con il passato, bisogna cambiare in toto il modo di affrontare simili questioni. Magari servirebbe una buona dose di garantismo e attendere il corso temporale della giustizia italiana. Dopo l’era Craxi e quella Berlusconi questo termine è stato strumentalizzato e svuotato del suo significato, ma se c’è l’intenzione di scrivere un nuovo capitolo nella storia del Paese, una riflessione intorno alla parola garantismo è doverosa. Occorre farlo con tutti i rischi che ne comporta, soprattutto in questo momento storico dove la crisi economica e occupazionale dell’Italia ha condotto molte cittadine e cittadini all’esasperazione nei confronti delle istituzioni, le quali negli ultimi decenni hanno abusato, in diversi casi, del loro ruolo.

Pd, le minoranze all’attacco – Se il tema del garantismo e giustizialismo emerge in tutta la sua centralità dall’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dell’assemblea legislativa, anche la questione democratica ritorna d’attualità. Dopo la proposta di pacificazione di Matteo Renzi con le minoranze del partito, sancita da una nuova segreteria, tornano le polemiche in via del Nazareno. In qualsiasi partito italiano si prenderebbero la difese dei propri colleghi, o quantomeno si esprimerebbero solidarietà e vicinanza. Ma da alcune frange dei democratici non è avvenuto niente di tutto ciò, almeno fino a questo momento. Mentre il vicesegretario Vincenzo Guerini mostra rispetto per la scelta di farsi da parte di Matteo Richetti, dal resto del principale movimento politico italiano arrivano attacchi e accuse. La deputata Giuditta Pini, che alle ultime primarie si era schierata con Gianni Cuperlo, ha scritto su twitter: “Sembra di essere in 10 piccoli indiani”.

Le dure accuse di Lerner e i dubbi di Civati – Molto più aspra la dichiarazione di Gad Lerner, che etichetta Richetti come un “buffone” e approfitta della situazione per criticare Matteo Renzi. E infine non poteva mancare il commento di Pippo Civati, il deputato che nell’ultimo periodo preferisce frequentare le feste di Sel e non quelle del suo partito. L’ex rottamatore parla “di forti pressioni da Roma” nella decisione di fare un passo indietro di Richetti nelle primarie emiliane e, indirettamente, mette in discussione le gestione del partito dell’attuale segreteria. Parole distensive, invece, arrivano da Massimo D’Alema. L’ex segretario del Pds, in ricordo della vecchia unità che contraddistingueva la sinistra italiana, almeno su queste vicende, prova a smorzare i toni e invita ad aspettare il corso delle indagini: Quando la magistratura indaga bisogna rispettarne l’attività; naturalmente sappiamo che in tantissimi casi le indagini si concludono con il proscioglimento degli indagati o con l’archiviazione”.

© Riproduzione Riservata

Commenti