“Prendere coscienza di un pericolo continentale” – Le mire espansionistiche e l’ideologia dell’Isis non possono non scontrarsi con l’Italia, il luogo in cui risiede il simbolo della cristianità mondiale. Questo pensiero è stato esternato dal Ministro dell’interno, Angelino Alfano, durante l’audizione alla Camera dei deputati. Il capo del Viminale pone l’accento sulla diffusione del terrorismo di matrice islamica in Europa e Roma, culla della cristianità, potrebbe essere un obiettivo dei fanatici seguaci di Allah. E’ questo, in estrema sintesi, il pensiero del leader del Nuovo Centro Destra che ha ricordato come al momento non ci sono “evidenze investigative di progettualità terroristiche nel nostro Paese”. Gli italiani che combattono in Siria sono 48 e Alfano vorrebbe evitare che l’Italia diventi la porta d’ingresso alla jihad. Per l’ex esponente di Forza Italia occorre prendere coscienza di un pericolo continentale e serve una risposta globale a questo fenomeno: “Il terrorismo di matrice religiosa veste anche abiti europei lanciando una sfida senza precedenti alla sicurezza mondiale che necessita di una risposta globale”.

I seguaci dell’Isis tra i migranti? – L’Italia, a differenza di altri paesi, è soggetta a un rischio più elevato non solo in quanto fulcro del cattolicesimo. Le nostre coste sono il luogo in cui arrivano centinaia di migranti e tra questi, ha confermato Alfano, potrebbero annidarsi seguaci dell’Isis desiderosi di fare propaganda dentro i confini italiani. Il Ministro ha tenuto a sottolineare come al momento “non è stato riscontrato alcun caso”, ma l’allerta deve essere massima. Angelino Alfano è apparso preoccupato nel suo intervento alla Camera e ha ricordato come l’Isis “ha soldi, uomini, ambizioni che nessuna prima aveva avuto”. Più di Al Qaeda. Non sono da sottovalutare, a tal proposito, gli aiuti finanziari che giungono da Qatar e Kuwait. Due storici alleati degli Usa, ma che nella diatriba tra sciiti e sunniti preferiscono aiutare questi ultimi. Il peso economico dell’Isis, però, non si esaurisce qui.

Il business dei fanatici islamisti – C’è da considerare lo sfruttamento dei territori conquistati da parte degli jihadisti in Iraq e Siria. Una fitta rete commerciale che frutta un vero e proprio patrimonio ai seguaci del califfato. Tra tasse e denaro confiscato ai cristiani e alle altre minoranze, riescono a foraggiare la loro attività militare. Per non parlare dei terreni agricoli, delle banche e dei pozzi petroliferi e di gas che gestiscono. Tra il confine iracheno e quello siriano, infatti, uomini d’affari vicini all’Isis contrabbandano il petrolio grezzo. Altra fonte di guadagno è quella legata al rapimento degli ostaggi. Ogni tanto qualcuno viene decapitato, ma nella maggior parte dei casi molti di loro vengono rilasciati tramite ricchi compensi economici. Un business per l’Isis che possiede le forze per diffondersi in Medio Oriente e realizzare attentati terroristici nel mondo occidentale. In un contesto internazionale instabile e in continua evoluzione, Alfano chiede maggiore attenzione e il tema dei tagli alle forze dell’ordine, perpetrato dagli ultimi governi, torna d’attualità.

[hr style=”dashed”]

[AP Photo/Andrew Medichini]

© Riproduzione Riservata

Commenti